L’Italia è ancora il paese dell’Amore. Solo al cinema

Siamo d’accordo, Hollywood vive qualche difficoltà creativa. E se ci aggiungiamo la crisi economica, si capisce perché per riempire le sale gli “studios” scelgano le [...]

Siamo d’accordo, Hollywood vive qualche difficoltà creativa. E se ci aggiungiamo la crisi economica, si capisce perché per riempire le sale gli “studios” scelgano le vie più sicure. Strade che in questo momento passano per il 3D (che almeno negli States ha sicuramente portato ad un incremento di pubblico) e il remake o i sequel di grandi successi del passato. Ed in questo andare a rovistare nella biblioteca dell’immaginario collettivo per trarre suggestioni sempre buone, ecco che spunta qualcosa di curioso: l’Italia torna ad essere il Paese dell’amore.

Sarà casualità o indice di una vera e propria tendenza, sta di fatto che negli ultimi mesi Hollywood ha imbarcato verso le italiche sponde una serie di donne disperate, abbandonate, deluse dagli affetti e dalla vita che conducono. Ed eccole arrivare nel Belpaese a tappare i vuoti interiori e lasciarsi travolgere dall’incanto delle colline Toscane o delle città d’arte. Come la depressa Julia Roberts di  “Eat, Pray, Love” (Mangia, Prega, Ama) di Ryan Murphy; film che uscirà ad ottobre e nel quale la Roberts, nei panni di una neo-divorziata prova a Roma il grande potere consolatorio della cucina italiana.

E che dire della disincantata newyorchese interpretata da Kristen Bell ne “La fontana dell’amore” (When in Rome) di Mark Steven Johnson recentissima uscita nelle sale italiane. Alla protagonista un viaggio nella Città eterna cambierà radicalmente la vita e donerà l’amore. Tutto già visto? Sicuro, tanto più che l’opera è chiaramente ispirata a “Three coins in the fountain”, film degli anni ’50 passato alla storia più per la canzone interpretata da Frank Sinatra che per qualità cinematografiche. Insomma, storia vecchia. All’estero come luogo comune vuole ci vedranno anche come mafiosi, mangiatori di maccheroni, elegantoni nullafacenti, incolti e inaffidabili, ma quando c’è da addolcire le pene del cuore il Belpaese continua a rimanere la terra promessa.

Se vogliamo dirla tutta la storia non è solo cinematografica, e le “Vacanze romane” di Audrey Hepburn che della serie “vieni in Italia che t’innammori” rappresentano certo l’apoteosi  hanno alle spalle illustri esempi letterari.  Come, tanto per citarne uno, l’amore tra lo scrittore Henry James e l’artista Hendrik Andersen, esploso nel 1899 nella Roma della boheme  di via Margutta, atmosfera certo foriera di grandi avventure del cuore. E neppure sembra un caso che il buon William Shakespeare abbia voluto ambientare la storia d’amore più bella mai scritta a Verona. Nessuno nega che con buona probabilità il vecchio Willy avesse sentito da qualche parte una leggenda medievale che raccontava dei due amanti italiani, ma nulla avrebbe impedito alla sua fervida fantasia di ambientare la storia sulle rive del Tamigi piuttosto che lungo l’Adige.

E Shakespeare entra a piè pari nell’ennesimo film della serie “Italy = love” uscito recentemente nelle sale americane – a maggio – parliamo di Letters to Juliet, con Amanda Seyfried. La commedia romantica girata durante l’estate 2009 tra Verona e le colline toscane. La protagonista Sophie, giovane americana in viaggio in Italia, scoprirà una lettera dimenticata da 50 anni; rimarrà sorpresa quando la sua autrice,  Claire, arriverà nella Penisola  con suo bel nipote (Christopher Egan) per trovare il fidanzato  lasciato decenni prima. Sophie finirà per si unirsi a loro in un’avventura attraverso la Toscana, un viaggio che  cambierà le loro vite facendogli scoprire che non è mai troppo tardi per trovare il vero amore.  E allora come il meglio delle trame rose  impone; a questo punto occorre ricordare che la co-protagonista del film, l’inglese Vanessa Redgrave (Claire), nella vita reale ha sposato Franco Nero,  icona della bellezza maschile italiana. Una lunga storia d’amore tanto per dirci che certe cose –  a volte -  non capitano solo al cinema. (ad)

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