Inugurerà il 15 giugno, nella gipsoeca del Vittoriano (Roma), la mostra “Dal sepolcro al museo. Storie di saccheggi e recuperi”, un percorso espositivo attraverso i beni recuperati alla nazione dal Gruppo Tutela Patrimonio Archeologico della Guardia di Finanza. Come spiegato nella nota di presentazione, “il traffico di opere di interesse archeologico è un fenomeno in costante ascesa che ha assunto negli ultimi anni connotazioni internazionali di allarmanti dimensioni. Il commercio che ne deriva viene alimentato da lobbies economicamente forti che dettano le leggi di mercato e stabiliscono le regole della domanda e dell’offerta.
“Il tesoro degli Italiani”, incalcolabile fonte di ricchezza per il paese, è esposto alla costante emorragia del mercato clandestino, alimentato dai grandi collezionisti – anche d’oltre oceano – e spesso da alcune istituzioni museali straniere, compiacenti quando non addirittura committenti. I predatori dell’arte non si fermano di fronte a nessun ostacolo: scavano interi sepolcreti, saccheggiano contesti arcaici mai censiti, trafugano corredi funerari per far fronte alla domanda di chiunque voglia possedere in fruizione esclusiva un’opera che invece – per la specifica funzione etico-sociale che vi si riconosce – deve appartenere alla collettività, quale bene universale che rappresenta il cammino e la civiltà dell’Umanità”.
Alle forze dell’ordine il compito di recuperare alla fruizione di tutti quanto possibile, i dati forniti dalla GdF per il biennio 2008/2009, se da un lato sottolineano un’attività meritoria, dall’altro raccontano di come e quanto questa “emorragia” abbia proporzioni ragguardevoli. Sono 11.258 infatti, i manufatti di interesse archeologico recuperati nei due anni solo dalle Fiamme Gialle. Da aggiungere il sequestro di 136.873 opere contraffatte.
Torniamo alla mostra della quale si sottolinea la sezione dal titolo “Post Fata Resurgo. La vita post mortem nell’antichità”, che tratterà il tema specifico del rito funerario delle popolazioni italiche ed integrerà una rassegna delle tipologie sepolcrali in uso (dalla cista di tufo ovoide villanoviana fino al sarcofago in marmo di età imperiale), recuperate dal mercato illecito, unitamente ad un nucleo ceramico composito, proveniente da corredo tombale, recentemente rientrato a far parte del patrimonio artistico nazionale dopo decenni dalla dispersione – avvenuta nel corso degli anni ’50 del ‘900 – nelle raccolte e legati collezionistici d’oltreoceano.

Testa ritratto dell’Imperatore Lucio Vero II sec. d.C. Alt. cm 35; largh. cm 25 Palestrina, Museo Archeologico Nazionale Prenestino Recupero Guardia di Finanza, anno 2005
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