La sede di Daring To Do cambia volto. Il quartier generale del nostro quotidiano, che ha appena festeggiato il primo anniversario con una sontuosa serata di gala alla presenza di bei nomi della cultura, dello spettacolo e dello sport, oltre che naturalmente del giornalismo e dell’informazione; si è vestito a nuovo.
Il compito di rifare il look alla sede è stato affidato ad uno dei più conosciuti writer italiani: Cano. L’artista milanese, stimato personalmente dall’editore di Daring To Do, l’imprenditore novarese Massimo Giacomini, ha sviluppato sulla superficie di 230 metri quadrati l’antico tema di San Giorgio nell’intento di uccidere il drago; il bene che sconfigge il male. Il fermo immagine originato è la rappresentazione di un’opera d’arte stilizzata a cielo aperto nei canoni coerenti all’artista e visibile a tutti coloro intendessero ammirarlo. Nel curriculim di Cano numerose le partecipazioni ad eventi artistici italiani e soprattutto meneghine dove tra tutte spicca quella relativa alla Triennale di Milano. E considerevoli risultano le partecipazioni ad eventi espositivi in prestigiose città straniere, da St. Moritz a Basilea – Art Basel – per giungere ai musei di San Paolo a quelli di Buenos Aires nei quali l’artista milanese ha indicato le tracce indelebili e originali della sua coloratissima street art.
“ Daring To Do è un quotidiano che si occupa di arte – afferma Massimo Giacomini – quindi è di prammatica che anche la propria sede abbia un richiamo dedicato. Il soggetto l’ho scelto personalmente perché oltre a rappresentare la lotta del bene contro il male mi affascina l’appartenenza del simbolo a molti Ordini cavallereschi. A San Giorgio poi si sono ispirati moltissimi artisti contemporanei e non, cito Raffaello su tutti, compreso il grande architetto spagnolo Antonio Gaudì il quale dedicò al santo la famosa Casa Batllò. Il perché di Cano sta nel fatto che innanzitutto sono un suo grande estimatore e poi anche perché mi incuriosiva il connubio tra una forma d’arte moderna e la rappresentazione di una leggenda così antica. Il risultato lo trovo molto interessante“. (Francesco Serviante)
© Riproduzione riservata












