Aosta, il Rinascimento segreto di casa d’Este

Aprirà al pubblico sabato 12 giugno al Museo Archeologico Regionale di Aosta, la mostra “Rinascimento privato. Aspetti inconsueti del collezionismo degli Este da Dosso Dossi [...]

Aprirà al pubblico sabato 12 giugno al Museo Archeologico Regionale di Aosta, la mostra “Rinascimento privato. Aspetti inconsueti del collezionismo degli Este da Dosso Dossi a Brueghel”, un percorso tra oggetti rari e preziosi appartenuti alle collezioni dei principi di Ferrara e Modena.

Curata da  Mario Scalini e Nicoletta Giordani, l’esposizione racconta come il gusto del collezionismo fosse in epoca rinascimentale frutto di passioni culturali prima ancora che manifestazione del potere e delle ricchezza delle case regnanti. E certo fu così per gli Este la cui passione collezionistica parte nella metà del Quattrocento con lo stesso fondatore, Leonello, che fece di Ferrara, allora capitale del ducato, un centro di cultura umanistica di rilievo europeo. Non è un caso dunque che il titolo della mostra prenda spunto dal romanzo storico con cui Maria Bellonci vinse lo Strega nel 1986.  Romanzo che vede protagonista un’Isabella d’Este che racconta di sé e delle Corti di Ferrara e di Mantova.

Una sequenza di rarità dall’Antichità romana fino al pieno Rinascimento in arrivo dalla Galleria Museo e Medagliere Estense di Modena rappresentano il nucleo dell’esposizione che si sviluppa in un allestimento che ricostruisce le atmosfere di quegli studioli rinascimentali riservati ai piaceri privati dei principi: da Leonello, a Borso, ai due Ippolito .  Marmi, dipinti, gemme, monete antiche e tanti pezzi di eccezionale bellezza, come l’enigmatico bassorilievo con lo Zodiaco che racchiude, come un fregio, il divino Phanes generato dall’uovo cosmico, simbolo dell’eterno ciclo di morte e rinascita; oppure  mentre il sofisticato busto tardo rinascimentale impreziosito da marmi che raffigura  Antinoo/Hermes assimilato ad un imperatore.

Oltre cinquecento sono le gemme, mai presentate al pubblico, che rappresentavano il nucleo più consistente delle antichità estensi. Varietà di calcedonio, i lapislazzuli, le corniole, le ametiste, l’eliotropio ed in particolare i granati nelle rare forme del piropo e dell’almandino raccontano di quelle vie commerciali che fornirono rocce e minerali resi preziosi dalla loro provenienza esotica ( Cipro, Anatolia, Afghanistan,  Sri Lanka); gemme preziose anche perché caricate di poteri terapeutici e magici. “Personificazioni, divinità, simboli e magiche raffigurazioni accomunano le gemme ad altre opere di arte suntuaria, come alla pittura e alla scultura, alle quali vengono accostate in mostra opere significative delle collezioni estensi. L’uso delle gemme, oggetto non solo di collezionismo, ma anche di scambio tra principi, è ben esemplificato in mostra dal Ritratto di dama come Verginità di Giovanni Cariani, che presenta la donna adorna di questi preziosi ornamenti”.

Nel percorso una trentina di altre opere completano la panoramica sulla passione collezionistica degli Este : affreschi di Lelio Orsi, dipinti da Dosso a Brueghel appunto, bronzi di piccolo formato, di Jacopo Alari Bonacolsi detto “Antico”, Giambologna, Tacca, trionfi da tavola, una preziosa zuccheriera in lapislazzuli, testimoniano come le raffigurazioni e i simboli propri dell’Antichità s’incastonino perfettamente nella cultura rinascimentale. Info: (Servizio attività espositive Museo Archeologico Regionale Tel. 0165-275902 www.regione.vda.it)

Esculapio, corniola nocciola,II secolo d.C. Modena, Galleria Estense

Ambito romano Busto di Antinoo (part), Bronzo dorato e alabastro d’onice, Prima metà del XVIII secolo. Modena, Galleria, Museo e Medagliere Estense

Arte romana Rilievo con Aion/Phanes entro Zodiaco Secondo venticinquennio II secolo d. C. Marmo bianco. Modena. Galleria, Museo e Medagliere Estense

Lelio Orsi Scene di diluvio mitologico con cavalli marini. Affresco dalla ‘stufa’ di Novellara.Modena, Galleria, Museo e Medagliere Estense

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