Carrara: alla XIV Biennale di scultura monumenti del Terzo millennio

Negli ultimi cento anni di monumenti ne sono caduti a migliaia: statue, busti, obelischi, lasciati invecchiare o rasi al suolo assieme a quei poteri assoluti [...]

Negli ultimi cento anni di monumenti ne sono caduti a migliaia: statue, busti, obelischi, lasciati invecchiare o rasi al suolo assieme a quei poteri assoluti che nella rappresentazione celebrativa ed encomiastica avevano trovato la maniera di far “sentire” alle masse  determinati “valori”. Valori imposti, quasi sempre, ed è successo così che alcuni “effetti colleterali” della democrazia e della libertà siano ricaduti anche sull’arte della scultura che di conseguenza si è de-monumentalizzata e, slegata dalla funzione di strumento di glorificazione di  potenti, regimi o simboli ha cominciato a parlare altri linguaggi, persino sovversivi.

Ma l’epoca del monumento è davvero finita o col progressivo riemergere di codici e valori dal passato ci riconosceremo in nuovi monumenti?” E’ la domanda centrale alla quale tenterà una risposta dal 26 giugno al 31

Cai Guo-Qiang (Foto Valerio E. Brambilla)

ottobre la XIV Biennale Internazionale di Scultura di Carrara curata da Fabio Cavallucci. Il titolo è più che mai esplicativo  “Post-monument”.  E se è vero che lo scultore ormai non opera più su commissione diretta del potente  è pur vero che la monumentalizzazione di personaggi chiave del nostro tempo è avvenuta con altri mezzi. Con la vena provocatoria che gli è nota, Maurizio Cattelan ha anche provato a sostiuire – solo per il periodo della Biennale – il monumento di Mazzini di piazza dell’Accademia con un monumento a Craxi (leggi articolo), ma incassato tra le polemiche il “No” della soprintendenza ha dovuto desisitere e rendere al simbolo dell’Italia anni ’80 un monumento funebre collocato all’imbocco del cimitero. Serviviva  anche questo alla Biennale, almeno per richiamare sull’evento anche le attenzioni del pubblico meno interessato a certe istanze culturali.

L’altra grande protagonista dell’evento è la città di Carrara, cresciuta sul marmo e sul duro lavoro degli scalpellini, sull’orgoglio dei suoi cavapietre e su una indelebile tradizione anarchica. Qui  Michelangelo e Canova erano di casa perché sulle Apuane trovavano il materiale che ha dato corpo alle loro opere, eppure questa capitale del marmo e dell’anarchia – del marmo statuario più bello del mondo -  “ha sofferto più di altri luoghi la decadenza della scultura tradizionale seguita alla caduta dei simboli e delle ideologie del Novecento”.

Non è casuale dunque la scelta di coinvolgere tutta la città. Affermano gli organizzatori che  “il  moltiplicarsi delle sedi espositive – vecchi laboratori di scultura e altri edifici dismessi del centro, dove i segni del tempo e dell’abbandono sono evidenti – contribuisce a dare corpo a quella dimensione di passaggio che costituisce il leitmotiv di tutta l’esposizione: dove il disorientamento è più evidente, lì è forse più facile trovare terreno fertile per il cambiamento”.

La prima parte del percorso espositivo è decisamente monumentale, con un’ampia sezione storica che porta esempi a cavallo dei due secoli, affiancati da modelli della statuaria del Ventennio e del realismo socialista sovietico e cinese.

Antony Gormley (Foto Valerio E. Brambilla)

E’ in quest’ambito che si potrà ammirare la ricostruzione digitale di una scultura di Lucio Fontana, oggi non più esistente. Si tratta de La Vittoria, un’enorme scultura in gesso bianco che venne realizzata nel 1936 per la  Triennale di Milano dopo le conquiste italiane in Etiopia e l’ingresso trionfale di Mussolini a Milano. La scultura fu inserita in uno spazio reso surreale dall’esasperazione del bianco: non solo l’allestimento era bianco, ma era illuminato da 144 lampadine che rendevano il candore accecante. Come molti degli interventi monumentali dell’epoca, il complesso era concepito per colpire lo spettatore ma non per durare: il gruppo di Fontana è quindi andato distrutto dopo quell’occasione. Il laboratorio PERCRO della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa effettuerà la ricostruzione tridimensionale partendo da alcune riproduzioni fotografiche conservate allo Csac di Parma, che costituiscono le uniche testimonianze visive disponibili. Il risultato sarà un ambiente digitale, in grado di far vivere allo spettatore l’esperienza di un’interazione visiva e tattile con l’opera oggi distrutta.

Tuttavia la parte centrale dell’esposizione è costituita dalle opere di più di trenta artisti contemporanei provenienti da tutto il mondo, tra i quali spiccano, per citarne solo alcuni, importanti nomi internazionali del calibro di Paul McCarthy, Antony Gormley, Yona Friedman, Santiago Serra (a Carrara col No global tour)  e Monica Bonvicini, affiancati da giovanissime promesse come Kristina Norman (presente al Padiglione Estone della Biennale di Venezia 2009), Cyprien Gaillard (candidato tra i finalisti del Premio Marcel Duchamp 2010), o Rossella Biscotti (vincitrice del Premio Fico ad Artissima 16). Degli artisti invitati, 26 presentano per nuove produzioni concepite ad hoc per il territorio carrarese e nella maggior parte dei casi realizzate nei laboratori della città. Progetti che declinano in modo molto diverso il tema portante della Biennale.

Ohad Meromi (Foto Valerio E. Brambilla)

Le anticipazioni: “Il percorso della mostra presenta quindi interventi più tradizionali, come la lapide commemorativa ai caduti delle cave del giovanissimo Giorgio Andreotta Calò, che estrae personalmente un blocco di marmo da una cava senza l’ausilio dei macchinari; accanto a opere dal carattere più concettuale, come quella di Cai Guo-Qiang, che riporta a Carrara ciò che da qui é partito con una videoinstallazione su migliaia di studenti dell’Accademia di Pechino che disegnano il David di Michelangelo. Operazioni performative, come quella concepita da Sam Durant - che fa recitare l’opera Il Primo Maggio di Pietro Gori ad attori diretti da Gianmarco Montesano – si alternano a percorsi della memoria, come la serie di foto di famiglia della coppia kazaka Yerbossyn Meldibekov e Nurbossyn Oris, che evidenzia come il tessuto urbano e i monumenti del loro Paese, punti di riferimento storico-culturale imprescindibili, siano cambiati negli ultimi decenni dopo lo sgretolamento dell’U.R.S.S.. Ci sono poi omaggi alla tradizione anarchica locale, come l’installazione sonora di Deimantas Narkevicius, che diffonde l’audio del canto anarchico Addio mio bel Carrara, per voce di anziani reduci della resistenza; e monumenti al quotidiano, come l’operazione di Gillian Wearing, che fotografa su un piedistallo di marmo gruppi di abitanti del luogo”.

Intenso il programma degli eventi collaterali che accompagnerà la rassegna con conferenze, cicli di performance e workshop. Per informazioni: www.2010.labiennaledicarrara.it

Terence Koh (Foto Valerio E. Brambilla)

Nemanja Cvijanovic (Foto Valerio E. Brambilla)

Kevin-van-Braak. (foto Valerio E.-Brambilla)

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