2000 – I primi 50 anni del Festival
Ed eccoci al 50° Festival del 2000 con la voglia di Fabio Fazio di riprovarci per la seconda volta, dopo il successo dell’anno precedente. Entusiasta di averlo ancora come timoniere dello spettacolo così il direttore di RaiUno, Agostino Saccà, salutò il presentatore : Sarà forse perché nel nome la città di Sanremo rimanda ad antiche devozioni, che mi è venuto di pensare che il Festival di Fabio Fazio sta ai precedenti come la Messa in italiano sta a quella in latino. Nessuna irriverenza, sia chiaro, ma soltanto una innocente associazione per dire che Sanremo ha abbandonato le cerimonie di un’affaticata tradizione festivaliera per spiccare un nuovo volo sulle ali dell’ironia leggera di un Peter Pan della tv come Fabio Fazio. (…) Ricordo gli attimi di attesa, prima della serata inaugurale dello scorso anno. Ormai la scommessa era stata giocata. Non si poteva tornare indietro e nessuno aveva la sfera di cristallo per sapere cosa sarebbe accaduto. Ma erano bastate le prime parole di Fazio per capire che stavamo mettendo la prua da un’altra parte e che un progetto si stava realizzando. I numeri degli ascolti hanno semplicemente controfirmato il successo di un esperimento, quello di ridare vita a un monumento -il più illustre di tutta la galleria televisiva nazionale- con la freschezza del gioco e il cortocircuito del paradosso, in modo da attrezzarlo ad affrontare una nuova stagione.
Se Fazio era riuscito nel ‘99 a “scuotere un gigante malato”, nel 2000 si riprometteva di tenerlo desto, come del resto faceva intendere il Nessun dorma!, cantato in apertura dal grande tenore Luciano Pavarotti. Mezzo secolo di vita non era poca cosa per una manifestazione, ma Sanremo era ormai entrato nell’immaginario popolare come una “festività” fissata dal calendario. E, ogni anno, andava festeggiato degnamente. In effetti quell’anno tornò la canzone italiana di qualità e fu un buon evento da celebrare.
Fabio Fazio era affiancato da Luciano Pavarotti, dall’attrice e modella spagnola Ines Sastre, e dal mattatore Teo Teocoli. A condurre Sanremo notte Alessia Marcuzzi con i Fichi d’India (oltre alla presenza di Fazio e Teocoli).
Il 50° Festival ebbe come vincitori gli Avion Travel (anzi: la Piccola Orchestra Avion Travel) con la canzone Sentimento. Fu un “ribaltone” a cura della giuria di qualità (presieduta da Mike Bongiorno) a decretarne il successo; la giuria popolare l’aveva collocata all’undicesimo posto. Seconda (ma per molti la vera vincitrice) Irene Grandi, con La tua ragazza sempre, scritta da Vasco Rossi. Terzo il grande favorito Gianni Morandi, con Innamorato, canzone pure firmata da Ramazzotti.
In gara sedici Campioni o Big: Avion Travel, Irene Grandi, Gianni Morandi, Max Gazzè, Samuele Bersani (premiato dalla critica per la canzone Replay), Gerardina Trovato (assai apprezzata dalle giurie popolari la sua Gechi e vampiri), Carmen Consoli, Matia Bazar (la loro Brivido caldo fu un omaggio allo scomparso Aldo Stellita, storico ‘basso’ del gruppo), Alice, Gigi D’Alessio, Subsonica, Spagna, Mietta, Amedeo Minghi e Mariella Nava, Marco Masini, Umberto Tozzi.
Diciotto cantanti nelle Sezione Giovani e indiscussa vincitrice (tutti d’accordo: giuria popolare, quella di qualità e giornalisti del premio della critica) Jenny B. con Semplice sai. Da segnalare il 4° posto di Andrea Mirò con La canzone del perdono, firmata da lei e dal suo compagno Enrico Ruggeri. Sesto posto per Che giorno sarà, un rock impegnato di Padre Alfonso Maria Parente, il primo frate a Sanremo (l’altro religioso presente nell’ ’82, Giuseppe Cionfoli, era un novizio).
In quel Sanremo dai toni pacati (le telecamere inquadrarono Antonio Ricci in compagnia del direttore Rai Pierluigi Celli), non mancarono però momenti di polemica politica, relative a “Jubilee 2000” (iniziativa per cancellare il debito dei Paesi poveri). Jovanotti, improvvisando il rap Cancella il debito, si rivolse direttamente a D’Alema, provocando i risentimenti delle opposte fazioni politiche. Per la “par condicio”, ecco allora la rockstar Bono appellarsi sia a D’Alema sia a Berlusconi, con analoghi intendimenti circa l’azzeramento del debito degli Stati in difficoltà del Terzo Mondo. A sdrammatizzare il tutto, ci pensò poi quel “briccone” di Teocoli che, nelle vesti di Galliani, si esibì in un esilarante rap da ‘par condicio’ parafrasando Jovanotti: Io mi rivolgo a lei Presidente Berlusconi/ L’unico che ha vinto cinque Coppe dei Campioni/ E’ il momento del bisogno/ riuniamoci a Cologno/ Ridiamo una speranza/ a tutta la Brianza/ Mi venga l’eritema se nomino D’Alema.
Tra gli ospiti stranieri, oltre al citato Bono, ecco la straordinaria Tina Turner, gli Oasis, gli Eurythmics. Eugenio Scalfari su L’Espresso del 9 marzo, nella rubrica Il vetro soffiato, dal titolo Quelli che sopportano tutto compreso Sanremo, non perdeva occasione per una critica verso una manifestazione ritenuta assai “leggera”: (…) Non c’era in quel Festival (e non soltanto quest’anno, ma ormai da parecchio tempo) nessuna più remota reminiscenza della canzone italiana, ma non c’era neppure nessuna più vaga eco della musica contemporanea. Non c’era la jazz band del new Orleans di Luis Armstrong e di Ellington o del tip-tap di Fred Astaire; non c’erano i Platters e neppure i Beatles, non c’erano neanche Mina e Modugno neppure nella citazione. Ma non c’era neppure il rock nelle sue componenti ritmiche e stilistiche. (…) Eppure questo cosiddetto spettacolo durato cinque giorni per parecchie ore al giorno, anticipato e seguito da un fiume di articoli, trasmissioni, commenti, interviste che discettavano sul puro nulla, è stato seguito da molti milioni di spettatori. Questo sì, è un fenomeno degno di attenzione e di studio. Chi sono costoro? (..) Maschi e femmine, nord e sud, li darei in sostanziale parità, Sanremo è trasversale come il divorzio e i biscotti del ‘Mulino Bianco’. (…) Si tratta, l’ho già detto, di mie personalissime ipotesi, ma non credo di andar lontano dalla verità: è la grande Italia che si diverte alle barzellette del Bagaglino e trova spiritoso Giulio Andreotti. Tutto sommato è una parte saggia, ben pensante e mansueta del Paese. Si arrabbia solo nel momento di pagare le tasse. Si diverte con niente e sopporta tutto, compreso Sanremo. Un Paese inaffondabile perché ha sempre preferito la darsena al mare aperto.
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