Sanremo History (1999 – 2004): tutto diverso, tutto eguale

Tra tentativi di rinnovamento e le polemiche di sempre, la storia del Festival di Sanremo curata per DaringToDo da Francesco Ruga entra nel terzo millennio. [...]

Tra tentativi di rinnovamento e le polemiche di sempre, la storia del Festival di Sanremo curata per DaringToDo da Francesco Ruga entra nel terzo millennio. Lo show sanremese – oramai è acclarato che di spettacolo televisivo si tratta, con un contorno canzonettaro – per qualcuno rispecchia l’Italia di questi giorni, per altri è una parentesi del tutto staccata dalla realtà, un dinosauro disorientato che non s’è reso conto d’essersi estinto 60 milioni di anni fa. Il nodo, mai sciolto, è proprio questo: fermo restando che “sono solo canzonette”, si chiede a Sanremo di essere contemporaneo, ma la sua natura è contemporanea?

1999 – Arriva Fabio Fazio

Nel 1999, con il bravo ma già esperto “ragazzo” Fabio Fazio (reduce dai successi di Quelli che il calcio), il 49° Festival  divenne una rassegna zeppa di ospiti bizzarri: Gorbaciov e signora, il fratello di Bill Clinton che suonava il sax, il premio Nobel Renato Dulbecco (ballò La vie en rose con Laetizia Casta), che si presentò dicendo: Sono qui per fare esperienze, l’astronauta Armstrong, il finto D’Alema di Striscia la notizia, scambiato da tanti per l’originale. E ancora: nel Dopofestival Orietta Berti, Teo Teocoli in mutande, l’eclettica Marchesini nelle (finte) vesti di Rita Levi Montalcini. Insomma: di tutto e di più.

Come detto, il conduttore Fazio (già annunciato l’anno precedente) venne affiancato dall’attrice Laetitia Casta e dall’insigne professor Renato Dulbecco, inaspettato presentatore. Fazio tentò di rinnovare lo spettacolo, seguendo la formula di successo di due sue fortunate trasmissioni, Quelli che il calcio e Anima mia, con un modo scanzonato di fare tv, senza prenderla troppo sul serio ma immedesimandosi nello spettatore ideale. Così facendo, seppe portare Sanremo ad altissimi ascolti (l’Auditel indicò una punta di 18 milioni) ma i discografici si lamentarono che la musica era stata ormai relegata in secondo piano. Numerosissimi gli ospiti (quell’anno ci furono pure gli italiani): Morandi, Fossati, Cocciante, Battiato. E poi altri ancora, tra cui: Cher, i Five, i Rem, Ricky Martin, Mariah Carey.

Tornando alla gara, ancora tre donne sugli altari: prima (a sorpresa) Anna Oxa con Senza pietà, seconda Antonella Ruggiero (data per favorita) con Non ti dimentico, terza Mariella Nava con Così è la vita. Ecco i 14 Big o Campioni: Anna Oxa, Antonella Ruggiero, Mariella Nava, Enzo Gragnaniello (esordiente) con Ornella Vanoni, gli Stadio, Al Bano, Marina Rei, Nino D’Angelo, Daniele Silvestri, Nada, Eugenio Finardi, Gatto Panceri, Gianluca Grignani, Massimo Di Cataldo.

Personaggio emergente del 49° Festival fu Alex Britti (classe 1968), vincitore nella sezione Nuove Proposte (14 partecipanti e tutti in finale) con la canzone Oggi sono io. Da segnalare in questa categoria Max Gazzè con Una musica può fare, i Quintorigo (con Rospo) premiati dalla critica, Daniele Groff con Adesso.

Di quell’edizione sarebbero rimaste impresse la bellezza e il fascino, oltre che la bravura, della vincitrice Anna Oxa, ricordata da tanti forse più per le mutande fuori dai pantaloni che per la canzone (nel 1985 aveva ripreso il filone sexy dei ’70 mostrandosi con una tuta rosa a pelle, quasi più volgare delle mutande del ’99). Il Festival si chiuse con il ricordo dell’incommensurabile Fabrizio De André, morto nel gennaio di quel 1999. Graffiante come sempre la zampata di Massimo Gramellini: L’Ariston è un teatro piccolo, eppure in televisione sembra grandissimo. Come il Festival, che grazie alla tv è l’unico evento capace di unificare l’istituzione-modello della società contemporanea: la Famiglia Auditel. Nel ’99 ci fu l’avvento dell’era digitale. Ce lo ricordava Gabriele Ferraris (in Sanremo 50, la raccolta de La Stampa): E’ la grande ‘rivoluzione techno’, destinata a nescolarsi con le altre rivoluzioni in atto: l’Mp3, che mettendo la musica a disposizione del popolo di Internet scardina il concetto stesso di album, e i presupposti del mercato discografico com’è stato comunemente inteso nel Novecento; e poi il Dvd e il SuperAudio, che si apprestano a pensionare il Cd, la meraviglia che nei lontanissimi Ottanta sembrava destinata a un lungo e glorioso avvenire.

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