Oggi, alle 17 – ora di New York – la performance più lunga della storia dell’arte contemporanea, e quella che ha avuto un pubblico più vasto, si concluderà. E’ dal 14 marzo, data di apertura della sua retrospettiva al MoMa dall’esplicativo titolo “The artist is present”, che Marina Abramovic se ne sta seduta sette ore al giorno per sei giorni alla settimana su una sedia, sotto i riflettori, e aspettando il pubblico nell’atrio del museo newyorchese. Quando alle 17 avrà terminato la performance, l’artista serba avrà collezionato 700 ore di silenzio. Una treccia lasciata cadere su una spalla, un abito bianco, blu o rosso, un pallore forse eccessivo ed una posa quasi sempre uguale, col busto rivolto leggermente in avanti. Così per questo lungo periodo l’Abramovic – che da sempre fa del suo corpo materia stessa d’arte – ha atteso il pubblico del MoMa, per guardare fisso e in silenzio chiunque decidesse di sedere sulla sedia di fronte .
Riferisce il New York Times che le persone che si sono sedute sono state 1400: alcuni per pochi minuti, altri anche per un giorno intero. E non sono mancate le celebrità, come Marisa Tomei, Isabella Rossellini, Lou Reed, Rufus Wainwright e chi non s’è seduto, nell’immagine di quella donna chiusa in un ostanto silenzio e in una faticosa immobilità ritrovava un disagio fisico, un’empatia difficile da trascurare. Marina ce l’ha fatta, un’altra opera d’arte è stata partorita, un altro seme d’inquietudine è stato lanciato alla volta di un pubblico rapito che poteva solo chiedersi “Riuscirà a far passare la giornata?”, “Ce la farà a non cedere alla stanchezza?” Il resto della mostra, al sesto piano del museo, è un viaggio nei quasi 40 anni anni d’arte della Abramovic (leggi articolo) che nonostante il trascorrere del tempo sembra avere in serbo ancora interessanti novità. Con il regista Robert Wilson realizzerà un lavoro teatrale basato sulla vita di Maria Callas, interpretata dalla stessa Abramovic (cui peraltro assomiglia non poco). La lotta della grandissima cantante lirica contro il tempo che le danneggiò troppo presto la voce rendeva ogni sua esibizione un calvario, ed è forse tutto questo soffrire il punto di contatto più interessante tra le due artiste.
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