Si avvicina una data nefasta, un anniversario difficile da ricordare e soprattutto, per molti, da sopportare. Era il 1985, un anno importante per l’Italia, che sembra avere anche alcune analogie con il 2010. Nell’85 il mondiale di calcio in Messico era alle porte, quest’anno sta per arrivare quello in Sud Africa. Eravamo campioni del mondo di calcio e lo siamo anche oggi, anche se la vittoria dell’82 era giunta dopo ben 44 anni di digiuno. Altra analogia, una squadra italiana di calcio era titolata per assicurarsi la Coppa dei Campioni, oggi Champions League e poi la vinse davvero, come quest’anno. Allora la Juventus, oggi l’Inter.
Venticinque anni fa la finale però fu una tragedia, quest’anno, fortunatamente, no. Da ora in poi, le differenze risultano quanto mai insopportabili. La finale della Coppa dei Campioni del 1985 ha fatto storia, perchè, per la prima volta, come fu per le telecamere che seguivano le truppe in Vietnam che portarono la guerra nelle case del mondo, quella finale ebbe il potere di palesare l’ignoranza del tifoso e della folla in genere quando è spaventata ed aggredita. Juventus e Liverpool, le due squadre che avevano agguantato la finale, si presentarono allo stadio di Bruxelles, l’Heysel. con il solito seguito delle grandi occasioni: tantissima gente comune da una parte, famiglie intere, molti ragazzini di diverse nazioni e, soprattutto Ultras ed Hooligans, le falangi violente delle due tifoserie, dall’altra. All’inizio, lo stadio si riempì con calma ed ordine, ma a pensarlo oggi, quella struttura farebbe schifo ad una compagine da oratorio. Nessuna uscita di sicurezza, anelli senza protezioni, seggiolini che si staccano e quindi possono essere lanciati e, soprattutto, nel settore occupato dai tifosi inglesi, è possibile scavalcare, uscire in barba alle forze dell’ordine, riempire la curva di alcolici e scatenare un disastro. In queste situazioni è dubbio capire chi abbia piazzato la miccia e chi vi abbia dato fuoco, fatto sta che nel giro di mezzora si è scatenata l’apocalisse.
Per una presunta aggressione di tifosi juventini, gli Hooligans del Liverpool si scatenano ed attaccano dalla destra della curva. I bianconeri, meno rissosi della tifoseria fedele, scappano verso sinistra, in una trappola per topi: il settore “Z”, la fine della curva che culmina, incredibile a dirsi, addosso ad un muro. Sì perchè l’Heysel, non era un anello perfetto, era solo ideale, aperto. Il risultato è stato che in pochi minuti la gente era così compressa addosso al muro e senza idea di come fare a salvarsi la vita, che ha cominciato a gettarsi nel vuoto oltre la recinzione per vari metri di volo o più semplicemente a morire soffocata per la pressione subita. Poi, il muro è crollato e a decine sono caduti di sotto. Durante tutto questo macello, la polizia belga si dimostrava inadeguata ed i vertici FIFA si perdevano in considerazioni sul fatto che fosse giusto o meno far giocare una partita. Molti giocatori, come Michel Platinì della Juventus, dissero che non avrebbero voluto andare in campo, non era il caso. Poi però, emerse il bilancio dei morti sugli spalti in quel maledetto 29 maggio del 1985: 39 persone, di cui 32 italiane, nessun inglese e 600 i feriti. A quel punto, la partita si doveva giocare. Se tutte le 50mila persone stipate nella struttura sportiva avessero cominciato semplicemente a fuggire, gli aiuti non sarebbero riusciti ad arrivare in tempo negli ospedali da campo organizzati all’esterno dello stadio.
La partita finì con un dubbio 1- 0 per la Juventus, su rigore, più o meno regalato per fallo su Boniek lanciato a rete. Pochi festeggiamenti e poi solo la polemica sugli eventi e le squadre inglesi impossibilitate per anni a partecipare a competizioni europee. Nel tempo, le cronache riportarono follie del genere proprio negli stadi inglesi, che a tanti fecero pensare, in Italia “almeno lì sono tra di loro”. Questo di normale non ha niente però, perchè il 2010 ha molte somiglianze con il 1985, il 29 maggio si ricorda il 25esimo anniversario di quella folle notte di Coppa dei Campioni, ma purtroppo la testa della gente non è cambiata molto. A Torino, la sera della finale di Champions League vinta dall’Inter, qualcuno, ha trovato ancora il tempo di ammazzare un tifoso bianconero. Evidentemente, non si cambia mai. (Davide Rabaioli)
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