Maxxi: qui comincia l’avventura del primo museo statale del XXI Secolo

La città eterna si converte all’arte contemporanea; dopo lunga attesa, scandita da assaggi parziali e temporanei – domenica aprirà al pubblico il Maxii, il primo [...]

La città eterna si converte all’arte contemporanea; dopo lunga attesa, scandita da assaggi parziali e temporanei – domenica aprirà al pubblico il Maxii, il primo museo statale di arte e architettura contemporanea. Disegnato da Zaha Hadid (vincitore del Pritzker Pirize sei anni fa) il “boa argentato” del quartiere Flaminio – costato 150 milioni di euro, domani accoglierà cinquemila persone per il party di apertura, che segnerà probabilemnte il maggior evento artistico-mondano della stagione. Non mancheranno le celebrità, annunciano i media: Sophia Loren, i “bei nomi” della nobiltà romana, designer di successo, imprenditori del lusso del calibro di Bernard Arnault, stilisti (Miuccia Prada), artisti, come Giuseppe Penone.

la scala interna del Maxxi, simile ad un disegno di Esher

Passata l’ubriacatura inaugurale il Mueso il Maxxi resterà a disposizione dei comuni mortali proponendo una collezione permamente di 300 “pezzi”. E’ certo che il sito dovrà recuperare dei ritardi se vuole paragonarsi ai più grandi musei dell’arte contemporanea nel mondo, le cui raccolte sono ben più corpose. E dati i tempi di acqua sotto i ponti del Tevere ne dovrà passare un bel po’. Ma la strada è stata imboccata, indietro non si torna.

E così ad aprire la stagione del museo statale, ecco “Spazio” a cura di Pippo Ciorra, Alessandro D’Onofrio, Bartolomeo Pietromarchi e Gabi Scardi. Allestimento tratto dalla stessa collezione del Museo con il quale gli artisti si confrontano con gli spazi interni della struttura. Sol Lewitt, William Kentridge, Anish Kapoor, Giuseppe Penone tra i maestri internazionali esposti. Proprio di Kapoor è la scultura del 2004 “Window“, un tubo nero lungo 15 metri  sospeso in aria che termina con una sorta di tromba da grammofono.

E spazio quindi alle mostre temporanee e ad aprire la prima di quella che ci si augura sia una lunga rassegna è la retrospettiva curata da Achille Bomito Oliva su Gino De Dominicis. L’artista, scomperso a soli 50 anni nel 1998, per quanto abbia vissuto da protagonista il clima culturale romano a partire dagli anni ’60, ne è rimasto estraneo, fuori ogni catalogazione e corrente, ma forte di un’acutezza che ha trafitto con sferzante ironia immobilismi sociali e luoghi comuni. Sono 130 le opere proposte al Maxii per “L’immortale”, in allestimento fino al 7 novembre. Evocazioni di quel gusto della provocazione che ha spiazzato l’arte contemporanea ed il suo pubblico, come la gigantesca Calamita Cosmica, scheletro dal lungo naso oltre 24 metri.

Altre mostre inaugurali “Luigi Moretti architetto. dal razionalismo all’informale“, dedicata all’opera di uno dei protagonisti dell’architettura del ’900 e Kutlug Ataman “Mesopotamian dramaturgies”. E’ questo il progetto di uno dei più interessanti artisti turchi contemporanei: si tratta di otto opere video che riflettono sul problematico rapporto tra Oriente e Occidente, tra modernizzazione e tradizione, globalizzazione e persistenza delle culture locali.

E mentre proprio la conferenza stampa di presentazione ha chiarito ulteriori dettagli, è del tutto evidente che il “problema” del Maxxi sarà quello d’incrementare le collezioni, magari grazie a generose donazioni, che sono poi quelle che hanno fatti “grandi” tanti musei internazionali. Pio Baldi, presidente della Fondazione del Maxii non nasconde che l’obiettivo è quello di portare il museo romani al pari delle istituzioni simili di New York o Londra. Al Wall Street Journal ha dichiarato: “L’italia è stata leader per seicento anni della creatività occidentale. Abbiamo dato al mondo Cimabue, Raffaello, Michelangelo e Bernini. Ora saremmo finiti?”

Gino De Dominicis Calamita Cosmica, 1986 Mole Vanvitelliana Ancona 2005,

Gino De Dominicis Senza Titolo “Silhouette” 1988 - 90

Gino De Dominicis Opera non titolata (Autoritratto),1990

Anish Kapoor, "Window" 2004

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