Sex and the city2: l’importante è non crederci

Rieccole, Carrie e socie ad insegnare come essere donne del XXI secolo, come apparire al mondo donne libere e liberate dai legacci del perbenismo e [...]

Rieccole, Carrie e socie ad insegnare come essere donne del XXI secolo, come apparire al mondo donne libere e liberate dai legacci del perbenismo e della dominanza maschile dando luogo alla serie “grazie amore, ma in fatto di sesso e di moda non hai nulla da insegnarmi”.

Ieri sera a New York c’è stata la premiere mondiale di Sex and The city2 con tanto di folle paludenti e di tappeto rosso d’ordinanza per Sarah Jessica Parker e la restante parte del cast. Il film noi lo vedermo venerdì 28, la trama è questa: Due anni dopo il matrimonio di Carrie e Big è di nuovo a rischio. Un viaggio a Dubai con le amiche di sempre Samantha, Charlotte e Miranda l’aiuterà a fare chiarezza. E proprio dagli Emirati nei giorni scorsi è arrivato il primo stop perché non è bastato aver tagliato tutte le scene di nudo e i baci, la censura potrebbe bloccare il lancio del sequel del film. E se questi maschilisti arabi non avessero poi tutti i torti? Evidentemente questa è una provocazione: la censura è sempre deprecabile, oltre che assolutamente inutile.

Ma pur facendo la giusta tara – perché si tratta pur sempre di opere di svago -  la glorificazione del telefilm prima e dei film poi, fa bene alla causa delle donne? Il fatto che Sex and the City  sia stato abbracciato come una sorta di bibbia del femminismo dei tempi contemporanei non va piuttosto a creare archetipi dei quali il sesso femminile farebbe meglio a liberarsi?

Andiamo con ordine Carrie, la protagonista (sia del serial sia dei film) è una giornalista, dunque apparentemente è un essere pensante, perfino intellettuale. Ha una rubrica di sesso su un giornale newyorchese che la costringe ad un’esplorazione costante del suo essere, peccato che quasi sempre le sue ricerche siano alquanto superficiali. Le sue amiche sono donne indipendenti che amano molto parlare di sesso – e chi ha delle amiche sa bene che nella realtà non se ne parla poi tanto – l’avvocato Miranda, Samantha e la ninfomane-moralista Charlotte caratterizzazioni diverse per affermare sempre la stessa cosa. Cosa? Che se non hai le scarpe giuste sei niente.

Infatti nonostante l’aura d’impegno la principale occupazione di Carrie e colleghe sembra  essere lo shopping; un rimbalzare continuo tra un negozio di griffe e l’altro.  In un episodio televisivo Charlotte (Kristin Davis), accetta giochi sessuali in cambio di  scarpe, in un altro, Carrie si rende conto che è senza casa perché ha speso 40 mila dollari per le scarpe e che non dispone di una cifra da dare a deposito per un appartamento. E lei cosa fa? Piange e si dispera (ecco la donna bambina tanto cara a una certa cultura misogina) e non si vergogna di ammettere – in un’altra puntata – che nei suoi primi tempi squattrinati a New York  quando le viene chiesto se leggere Vogue o mangiare lei non ha dubbi: sceglie la rivista patinata. Conclusione: per un paio di scarpe ci si può anche prostituire o finire senza tetto. E la cosa ancora peggiore è che si tratta sempre di scarpe sulle quali è impossibile camminare,  modelli di altezze hiamalayane sui quali si potrebbe arrivare in funivia.

Dato orami per acclarato che Sex and the City sia in realtà un gigantesco spot pubbliciatario per il mondo della moda, le riflessioni su quelle simpatiche amiche potrebbero riempire interi trattati sociologici. Dall’ossessione per la magrezza al rapporto coi realtivi mariti (rigorosamente ricchi) – tanto per aggiungere altri spunti –  tutto riporta ad una sola conclusione: non basta parlare di sesso né fare sesso con molti uomini diversi per promuovere la “liberazione femminile”.

In quanto al film (per il cast e la scheda clicca qui) sarà sicuramente gradevole: l’importante è non crederci.

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