Si è sempre occupata di cultura Rosa Alberoni, che è sociologa innanzitutto o forse innanzitutto scrittrice; autrice di saggi così pure di romanzi e di scritture per il teatro. Docente universitaria e comunque donna di comunicazione, collaboratrice “da un’eternità” delle testate nazionali più importanti. E le sue tesi non mancano di sollevare discussioni, come quell’antidarwinismo che nel 2007 espresse senza mezzi termini ne “Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin“, oppure il timore di una fine della Cristianità manifestato appena un anno prima ne “La cacciata di Cristo“, saggi entrambi editi da Rizzoli. Tesi eretiche per qualcuno, e ortodosse – forse anche troppo – per altri. Dipende – come sempre – dalle convinazioni personali. Ad ogni modo non si può negare alla signora Rosa Giannetta Alberoni la mancanza di chiarezza, un’esposizione cristallina che lascia poco spazio all’ambiguità e alle posizioni intermedie. Nel suo lungo curruculum di scrittrice ecco che la sociologa ha aggiunto una nuova prova: quella di giallista. Da qualche giorno è infatti nelle librerie “Intrigo al Concilio Vaticano II”, pubblicato per la casa editrice “Fede e Cultura”. E’ da quest’ultima fatica letterarie che prende spunto la conversazione.
DT – Dopo una trentina di libri, come si decide di passare ad un genere mai trattato prima come il thriller?
RA – Tutto è cominciato quando sono venuta a conoscena di un fatto realmente accaduto durante il Concilio Vaticano II. Parlo di un tradimento, messo a punto da alcuni cardinali del nord Europa molto vicini a Paolo VI. Fu una vera e propria congiura che tentò d’indebolire fortemente il primato di Pietro, congiura che ovviamente fu svelata, ma non senza conseguenze…
DT – Un fatto accaduto?
RA – Certo anche se per esigenze letterarie ho romanzato alcune parti ed ho delineato nuovi personaggi. Il libro nasce da un lungo lavoro di ricerca, non mi bastava lo spunto offertomi da quella rivelazione, cercavo conferme e le ho trovate, nei libri, negli archivi. Ad esempio nelle cronache si parla spesso della – notte oscura di Paolo VI” ed è vero, c’è stata. Durante il Concilio ci fu un momento in cui l’atteggiamento del Pontefice cambiò radicalmente, il complotto era stato svelato, il tentativo di scardinare la Chiesa Cattolica attraverso la negazione dei suoi dogmi era fallito, ma restava la grande delusione dell’uomo, poiché per costruire i loro piccoli feudi i cardinali che gli erano vicini avevano tradito… ovviamente non svelerò lo svolgimento dei fatti, ma tutto avvenne attraverso un passaggio di bigliettini
DT – Pur essendo un romanzo, il libro dunque lancia ombre inquietanti sugli episodi accaduti tra le mura vaticane…
RA – E’ questo il motivo per cui le grandi case editrici hanno avuto timore a pubblicarlo, e così ho dato l’opera ad una piccola e giovane realtà editoriale, “Fede e Cultura”, certo più libera dei grandi editori
DT – Al Concilio prese parte – come assistente – un giovane e brillante prete, Joseph Ratzinger, secondo lei Benedetto XVI tiene tuttora conto di quell’accaduto? Negare la Madonna come madre di Dio, respingere i Santi e minare l’autorità papale, cose pesanti …
RA – Credo che Ratzinger si fosse accorto di tutto, quello era il clima che aleggiava in un tempo che sfocerà nel ’68…quando volevamo abolire ogni forma di autorità, a partire dal padre. Hanno provato anche a negare l’esistenza di Satana e del resto ancora oggi del demonio non si parla più, ma c’è, si muove intorno a noi e fa danni; libero com’è dalle sue catene. Pare che questa libertà debba durare cento anni, chissà quando finiranno…
DT – Magari nel 2012. Battute a parte lei affronta sempre con molta veeemenza il discorso della fede, nei suoi interventi, nei saggi, nelle interviste. Come considera chi si dihiara ateo?
RA – Semplicemente il non credere è una mancanza e non un qualcosa da ostentare, magari in televisione. E le mancanze vanno riservate al privato, al massimo vanno confidate ad un amico. Invece ci si vanta del proprio ateismo, e aggiungo, con presunzione; poiché si vuole negare quell’anelito a Dio che è nato con l’uomo.
DT – Ma se pensiamo che nei mali di oggi c’è lo zampino di Satana, non rischiamo di giustificarci oltre misura?
RA – Eh no, troppo comodo, c’è sempre il libero arbitrio. L’uomo può dire no, altrimenti si finisce col commettere lo stesso errore di certe interpretazioni superficiali di Freud, per cui è sempre colpa dei genitori, qualsiasi cosa si sia o si faccia. Non ci sto, ognuno sia reponsabile delle proprie azioni
DT – Da Satana a Freud…
RA – Povero Freud, non c’è nessuno che sia stato più spappolato, abusato, frainteso di lui. Credo che tanti che se ne sono riempiti la bocca non lo abbiano neppure letto
DT – Facciamo un passo indietro: prima parlava della distruzione dell’autorità proclamata nel ’68 e dintorni. Oggi al contrario di quel momento sembra esserci una richiesta opposta in ogni ambito: la ricerca del leader, del capo carismatico…lo riscontra?
RA – La natura non ammette il vuoto, lo interpreta come una minaccia, come una forma di annientamento. Per l’autorità è la stessa cosa, questa è un bisogno naturale che prende anche l’uomo socialmente arrivato, è una richiesta di sicurezza per contrastare, appunto, il terrore dell’annientamento.
DT – Evidentemente non si riferisce solo alla leadership politica
RA – L’autorità è la guida, è il professore, è la diversificazione dei ruoli. Quando insegnavo all’Università facevo di tutto per sfuggire ai genitori degli studenti e quando qualcuno, nonostante i mei sforzi, riusciva beccarmi finivo sempre per rimproverarlo, per ricordargli che all’Università non si va a colloquio coi docenti. Ecco perché è una questione di ruoli, l’autorità del docente sta nel dire al genitore “non è questo il tuo posto” e al tempo stesso dire al giovane “quando hai bisogno ci sono”
DT – Senza sdolcinatezze, mi pare di capire
RA – Senza.
(Antonella Durazzo)
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