Cannes, i primi verdetti. Ma non è solo cinema

Il Festival di Cannes ha dato i suoi primi verdetti: il sudcoreano Hong Sangsoo s’è aggiudicato il premio “Un certain regard” della Fondazione Groupama per [...]

Il Festival di Cannes ha dato i suoi primi verdetti: il sudcoreano Hong Sangsoo s’è aggiudicato il premio “Un certain regard” della Fondazione Groupama per il Cinema per “Hahaha“, un film dalla trama semplicissima ma dallo stile personalissimo che vede protagonisti due aspiranti registi, partiti per un viaggio estivo. Il percorso si dipana tra ricordi, conversazioni, polemiche…

Premio della giuria a “Octubre” di Daniel e Diego Vega; storia di un solitario strozzino e della ricerca di una donna, la madre di sua figlia.

Hong Sangsoo

Premio all’interpretazione alle tre attrici del film “Los Labios” di Ivan Fund e Santiago Loza: Adela Sanchez, Eva Bianco, Victoria Rapuso. Insomma, si cominciano a tirare le somme del 63mo Festival di Cannes.

E stasera si chiuderà il sipario lasciando alla storia i vincitori della Palma d’oro 2010, ma Cannes supera il concetto stesso di festival. E’ molte cose assieme. Per dirla semplicemente  è la sintesi di tutte le cose che appartengono al cinema. Cannes è l’impegno di tanti film “impegnati” ed è l’industria (quella del cinema ma non solo), è l’arte di alcuni o molti cineasti e sono gli affari. E’ la poesia della settima arte cha va a braccetto coi lustrini e la mondanità; ingredienti essenziali, questi ultimi, per vendere bene il prodotto dell’economia dei sogni.

Ed è così che un buon passaggio sul tappeto rosso, che comune buon senso vorrebbe ridurre a effimero momento di gloria, vale molto per molti: vale come cassa di risonanza per l’industria che ha sfornato quel certo film – indipendentemente dalle risposte della critica – e vale come spot pubblicitario galattico per i protagonisti della passerella.

una scena di Hahaha

Attorno  questo momento – che è quello saliente per alcuni versi – si muovono infatti interessi molteplici e milionari. Come sono vestite le star, da quale automonbile scendono, che scarpe indossano, da quali gioielli sono incorniciate: tutto andrà sotto i riflettori dei media mondiali, tutto farà tendenza, tutto fa pubblicità. E non è per caso che le più grandi maison di moda così come i gioiellieri d’alta classe, orologiai e quant’altro fanno a gara per “acconciare” la star di turno e organizzare nei dieci giorni della kermesse il party più luccicante. Il tutto senza contare le mostre, i cocktail, i manifesti e una lunghissima serie di eventi che surfano sulla gigantesca onda festivaliera. Interessante sarebbe – se fosse possibile quantificarlo – riuscire a conoscere complessivamente il ritorno economico del festival. Solo allora, probabilmente, si potrebbe associare alla rassegna la parola “crisi”. Cosa che un cospicuo numero di commentatori ha fatto sin dai primi giorni. In base a cosa? Alla scarsità di presenze Usa? Non è chiaro.  (AD)

IL FESTIVAL DELLE GRANDI FIRME

Giovanna Mezzogiorno e il suo orologio Jaeger-LeCoultre

Naomi Campbell in Givenchy

Camilla Belle coi gioielli Cartier

Naomi Watts in Gucci

Emilie Dequenne ha vestito Paul Ka

Juliette Binoche in Givenchy

Elizabeth Banks con la borsetta Swarovski

Cate Blanchett in un Roger Vivier

Naomi Campbell coi gioielli de Grisogono

il cast de La nostra vita per Luca Zingaretti, Elio germano e Isabella Ragonese, orologi Montblanc

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