Di “Italia’s Got Talent” ne avevamo già parlato ma ora che è arrivata la finale vale la pena tornarci sopra, innanzitutto per raccontare come si è chiusa la competizione, ma anche perché nel programma qualcosa è cambiato: verrebbe da dire “è nata una stella”. E non parlo del vincitore.
Ma andiamo con ordine: a vincere l’edizione, la prima edizione italiana del format voluto da Maria De Filippi, che ha regalato a Canale5, lunedì sera, un ascolto importante, con incluso dominio sull’intera serata (quasi sei milioni di telespettatori con il 27,22% di share) è stata la superfavorita cantante lirica Carmen Masola. La Susan Boyle italiana con voce incantevole, fisico e vita pregressa non proprio clementi ha messo d’accordo tutti: giudici e telespettatori l’hanno incoronata attraverso il televoto e la Sony Music le ha fatto firmare un contratto per la realizzazione di un disco. I dodici talenti arrivati in finale e lo stesso programma nei suoi aspetti più scenografici, registici sono lontani dallo show che sanno realizzare oltreoceano, ma anche nella stessa Gran Bretagna che ha incoronato la Boyle. Il direttore di Canale5, Massino Donelli ha confermato, entusisasta, una seconda edizione: ci sarà da lavorare sul casting dei talenti (un po’ poco talentuosi ed anche un po’ poco freak) e sulla cura estetica del prodotto. La media sulle sette puntate del 26,1% di share è una garanzia per poter comunque fare tutto ciò con serenità ed entusiasmo.
Parlavamo di una stella: ebbene sì, il talento più grande che io ho visto non stava tra i dodici finalisti ma ugualmente calcava il palco: ha aperto la puntata calata da una kitschissima astronave, ha stemperato la tensione di una diretta in prima serata su Canale5, ha preso, puntata dopo puntata sempre più confidenza con la scena, con i concorrenti, con i giudici, mettendo da parte un po’ di timore reverenziale, soprattutto nei confronti di “Maria”, che ha scommesso su di lei affiancandola ad un sempre affascinante ma mai a proprio agio nel ruolo di conduttore Simone Annicchiarico. E’ Geppi Cucciari, impertinente “sondaggista” in Victor Victoria di Victoria Cabello, testimonial di un famoso “bifidus”, portatrice sana di un’autoironia rara nel genere femminile “categoria spettacolo”. O forse rara e basta. Nella prima puntata la si era vista pochissimo, poi ha vinto ogni timidezza, le è stato dato spazio e lei se lo è preso puntata dopo puntata, nella finale la sua è stata una conduzione comica tutto tondo. Battute ben scritte e ben interpretate, improvvisazione quando necessaria ficcante e divertente. Molto più del “compitino iniziale”. Brava Geppi. E brava la talent scout De Filippi che anche questa volta, con lei e con le potenzialità del programma, ci ha visto lungo. (Erika Brenna)
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