“Exile On Main Street” dei Rolling Stones: dell’uscita del cofanetto con quello che da molti viene considerato miglior album rock mai scritto abbiamo già scritto sufficientemente (clicca qui). Ma la croca obbliga a tornare in qualche modo a parlarne, non foss’altro perché oggi, Mick Jagger è a Cannes per presentare nell’ambito della “Quinzaine de realisateurs” il film (Stones in exile) che Stephen Kijak ha dedicato a quei fatti datati 1971 e che portarono, proprio in Costa Azzurra, alla nascita del capolavoro.
Era un momento buio per la band, dopo la morte e la violenza del concerto di Altamont , il gruppo – che intanto aveva assunto un nuovo chitarrista, Mick Taylor – era oppresso dai debiti. Un banchiere amico di Jagger ordinò ai quattro un periodo d’esilio per evitare altre tasse e così fu. I Rolling Stones ripararono in Costa Azzurra, in un esilio dorato che consentì loro di lavorare all’album. un periodo entrato nella leggenda, la creatività dei Rolling era amplificata da una profondissima voglia di riscatto appannata forse solo dall’uso spropositato di droghe. Una tensione che di notte veniva scaricata in’interminabili sessioni musicali nelle quali la la formazione si arricchiva di nomi del calibro del trombettista Jim Price, del sassofonista Bobby Keys e di Nick Opkins e Ian Stewart che si alternavano al piano. Un periodo del quale si tornerà presto a parlare, Keith Richards ha infatti annunciato per l’autunno l’uscita di una sua autobiografia che peraltro sarà filmata da Johnny Depp.
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