Roma: Don Abbondio alla sbarra degli imputati

Negli ultimi mesi sul banco degli imputati del Parco della Musica sono già saliti Kennedy, la Monaca di Monza, De Tocqueville, Ulisse e Penelope. Lunedì [...]

Negli ultimi mesi sul banco degli imputati del Parco della Musica sono già saliti Kennedy, la Monaca di Monza, De Tocqueville, Ulisse e Penelope. Lunedì 17 maggio toccherà a Don Abbondio e il mese prossimo a Pio XII. Sono un successo i Processi alla Storia curati da Stefano Dambruoso e Massimo Martinelli che per processare gradi protagonisti del passato (o della letteratura) reclutano professionisti del diritto di fama riconosciuta. Ne sortiscono duelli dialettici che vedono l’avvocato difensore e il pubblico ministero difendere o accusare un sentimento, una virtù, un vizio che caratterizzarono la vita dei protagonisti di ogni singolo appuntamento. L’occasione serve soprattutto per far rivivere avvenimenti storici e fornirne al pubblico una chiave di lettura diversa perché alla fine del processo sarà proprio il pubblico a fissare il verdetto di assoluzione o di condanna.

Lunedì l’appuntamento è alle ore 21 in Sala Sinopoli. Va in scena il processo al curato dei Promessi Sposi, un uomo codardo e pigro, che si sottrae – per quanto gli è possibile -  alle difficoltà e agli ostacoli che incontra. E davanti a quelli che non riesce a scansare,  china la testa con decisione. È l’occasione per parlare dei vizi dell’uomo, ma anche delle virtù di quegli individui che dietro questo atteggiamento di rassegnazione celano il pregio della coerenza, della capacità di provare sentimenti, persino dell’orgoglio che può portarli ad improvvisi atti di coraggio.

A presiedere la Corte, sarà Pierluigi Vigna, famoso magistrato fiorentino, già protagonista del processo al mostro di Firenze e poi Procuratore nazionale antimafia. Sarà li a dirigere il dibattimento nei confronti dell’imputato, Don Abbondio, interpretato da Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali ed esperto di terrorismo internazionale e analisi geopolitica. A difenderlo, nei pani dell’avvocato, un altro grande investigatore, il colonnello Umberto Rapetto, comandate dello speciale gruppo della Guardia di Finanza per la repressione dei crimini informatici. L’accusa sarà invece sostenuta dal magistrato Fabrizio Gandini, il giudice che firmò il primo mandato di arresto per la mamma del piccolo Samuele, dopo il delitto di Cogne.

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