Sanremo History: 1993 – 1998. La canzone cede all’auditel, definitivamente

La storia del Festival di Sanremo curata da Francesco Ruga s’addentra in anni alquanto recenti, i ’90 sono nel pieno, le canzoni non parlano più [...]

La storia del Festival di Sanremo curata da Francesco Ruga s’addentra in anni alquanto recenti, i ’90 sono nel pieno, le canzoni non parlano più solo d’amore ma la rassegna sembra allontanarsi sempre più dalla mission strettamente musicale. Il Festival si consolida come show a tutto tondo concepito per gratificare il pubblico televisivo – che non necessariamente acquista musica – e fare audience, ad ogni costo. Ancora freschi nella memoria collettiva i fatti che hanno plasmato quegli anni, per questo – al contrario di quanto fatto sino ad ora – ne evitiamo il racconto.

1993 – Cantaurori alla riscossa e spunta la Pausini

Il 42° fu il Festival dei cantautori. Vinse infatti Enrico Ruggeri con Mistero; al secondo posto Cristiano De André, figlio del grande Fabrizio, con Dietro la porta; terze Grazia Di Michele e Rossana Casale con Gli amori diversi, un testo che diede adito a varie interpretazioni maliziose. Enrico Ruggeri, nel 2000, rievocava quella vittoria affermando d’essersi tolto “una bella soddisfazione: vincere con ‘Mistero’, l’unico brano rock in cinquant’anni capace di battere la canzone melodica nel tempio della melodia, spargendo la voce, grazie a un mio amico giornalista, che il Festival lo avrei vinto io, già un mese prima, pur convinto che non ce l’avrei fatta. Questo è, a mio avviso, il modo giusto di accostarsi al Festival, un accorto e spregiudicato atteggiamento nei confronti dei mass-media e una buona qualità del proprio repertorio, senza paure né snobismi. Solo così si può evitare di essere stritolati da un meccanismo molto spietato, ma che nasconde tra i suoi ingranaggi delle grandi opportunità: è un mezzo e non un fine. Solo che la sua cassa di risonanza, nel bene e nel male, è più rumorosa.

Ma la vera sorpresa fu la Pausini, classificatasi prima nelle “novità” e che avrebbe poi scalato i vertici della hit parade con La solitudine. Sul palcoscenico, finalmente riconciliate per l’occasione, ecco le due sorelle Loredana Berté e Mia Martini a cantare insieme Stiamo come stiamo; ovvero, per dirla con Aldo Garzia, ‘Cioè incazzate nere’, dichiara Loredana che sfoggia una minigonna micro e cerca di risalire la china dopo il divorzio dal tennista Bjorn Borg. Adriano Aragozzini, Carlo Bixio, Marco Ravera si occuparono anche quell’anno dell’organizzazione della rassegna, che si articolò in cinque serate (dal 23 al 27 febbraio, ma il mercoledì delle Ceneri niente cantanti!). A condurre lo spettacolo in scena al Teatro Ariston (arredato in stile liberty), Pippo Baudo, affiancato da Lorella Cuccarini. Nel Dopofestival ecco Alba Parietti, protagonista di vivaci battibecchi con Superpippo. Ma tutto serviva per fare audience, sicché la serata finale del Festival venne seguita da sedici milioni e mezzo di telespettatori. Pippo Baudo, con quel Festival del 2003, arrivò alla decima conduzione (1968, ‘84, ‘85, ‘87, ‘92, ‘93, ‘94, ‘95, ‘96). Bongiorno a undici. Nunzio Filogamo a cinque. A Baudo il merito di aver portato Sanremo ai massimi livelli dello show-business, trasformando la rassegna musicale in un vero e proprio spettacolo di varietà con contorno di canzoni. Il fascino della manifestazione era rimasto inalterato negli anni, nonostante le mille altre proposte delle televisioni pubbliche e private, nonostante le critiche. Il Festival era come quella cerimonia di alta ufficialità a cui non si poteva mancare. E un articolo di Beniamino Placido su La Repubblica del 24 febbraio ’93 evidenziava quella sua ‘unicità’ (o, forse meglio: ‘atipicità’): Anche noi abbiamo il nostro richiamo militare obbligatorio. Possiamo non aver cantato mai, neppure sotto la doccia. Possiamo non amare le canzoni. Ma quando la patria canora ci richiama, in questo periodo dell’anno, tutti davanti al televisore per il Festival di Sanremo. Ubbidiamo lamentandoci. Quanto ci si lamenta, quanto si borbotta sotto la naja! Per fortuna le vivandiere di quest’anno sono ottime, tutte e due. Ce n’è una, la Cuccarini, che va bene per chi sogna la donna moglie. Ce n’è un’altra, la Parietti, per chi sogna la donna amante. Varie, sane, abbondanti ambedue. La formula della gara rimase invariata, con 24 Campioni (15 in finale) e 18 Novità (9 in finale). Questi i Big in ordine di classifica: Enrico Ruggeri; Cristiano De André; Grazia Di Michele e Rossana Casale; Matia Bazar; Renato Zero; Mietta e i Ragazzi di via Meda; Paola Turci (tra le favorite con Stato di calma apparente, ma solo settima); Biagio Antonacci; Amedeo Minghi; Francesca Alotta; Andrea Mingardi; Roberto Murolo (a 81 anni, il più anziano partecipante della storia sanremese; la sua canzone L’Italia è bella fu accolta da grandi applausi); Tullio De Piscopo; Loredana Bertè e ; Nino Bonocore. Eliminati: Jo Squillo; Tony Esposito e i Ladri di Biciclette; Maurizio Vandelli con i Dik Dik e i Camaleonti; Francesco Salvi; Peppino Gagliardi; Peppino Di Capri; Schola Cantorum; Alessandro Canino; Milva. Da registrare lo storico ritorno di Milva e poi quelli di Renato Zero, Enrico Ruggeri e Amedeo Minghi. Il grande sconfitto fu Renato Zero solo 5° con Ave Maria. Tra le “Novità”, ecco -oltre al primo posto della già citata Pausini- Gerardina Trovato (seconda classificata con Ma non ho più la mia città), Nek (terzo).

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