“Caravaggio e caravaggeschi a Firenze”, ancora una mostra nel segno del Genio

Il punto di partenza in una domanda: “Carvaggio passò mai da Firenze”? Allo stato attuale la risposta giusta è: “Forse”.  Si sa tuttavia che già [...]

Il punto di partenza in una domanda: “Carvaggio passò mai da Firenze”? Allo stato attuale la risposta giusta è: “Forse”.  Si sa tuttavia che già intorno alla fine del Cinquecento giunsero agli Uffizi alcuni splendidi dipinti donati ai medici dall’”amico “ del pittore cardinal Del Monte,  il Bacco e la Medusa; ed altri (due o tre). Altro elemento certo è che i Granduchi, soprattutto Cosimo II, furono tra i primissimi estimatori del lombardo.

Caravaggio che  morì, giusto 400 anni fa, lasciando ai posteri il rammarico di troppe poche opere (una quarantina quelle di attribuzione certa), ma un enorme stuolo di seguaci ed imitatori, anche importanti. Nomi come Artemisia Gentileschi, Battistello Caracciolo, Theodor Rombouts, che a Firenze ebbero modo di arrivare ed operare dando luogo in città, grazie anche ai rapporti con artisti come Gerrit Honthorst, Bartolomeo Manfredi e Jusepe Ribera ad un’intensa “stagione” caravaggesca.

Caravaggio e caravaggeschi a Firenze“, dal 22 maggio al 17 ottobre tra Galleria Palatina di Palazzo Pitti e gli Uffizi, è la mostra che

Medusa di Caravaggio

in oltre cento dipinti racconterà al pubblico di quella fioritura che rese la città una capitale caravaggesca. Curata dal direttore degli Uffizi, Antonio Natali con Stefano Cascìu e Gianni Papi, l’esposizione vedrà proprio nelle opere di Carvaggio custodite a Firenze il momento più emozionante.

Agli Uffizi, s’incontrerà la “Medusa“, il fragilissimo tondo sul quale spicca la terrificante espressione del mostro mitologico, e poi “Il Bacco” (in arrivo dalla mostra alle Scuderie del Quirinale), quel dio dallo sguardo inebetito che il pittore aveva colto nei tratti di un ragazzotto romano e quindi Il Sacrifico di Isacco (anche questo provvisoriamente prestato alla grande mostra di Roma) dove ancora un giovane appare stravolto dal terrore (il padre gli tiene il coltello alla gola).  Alla Palatina forse il dipinto più insolito del Caravaggio, “Il Cavadenti“, lì custodito assieme ad “Amorino dormiente” e a il “Cavaliere di Malta” .

A completare il percorso, che distribuisce nelle due sedi un numero uguale di dipinti,  le opere di quei caravaggeschi di cui sopra, come il più celebre “Giuditta che decapita Oloferne” di Artemisia Gentileschi  oppure l’Adorazione dei pastori (opera fortemente danneggiata dalla bomba mafiosa di via dei Georgofili del 1993) di Gerrit Honthorst, pittore che insieme a Cecco del Caravaggio (presente con la Resurrezione di Cristo dell’ Art Institute di Chicago) e allo Spadarino,  fu protagonista di un episodio tra i più importanti di ricezione della pittura caravaggesca al di fuori di Roma, ovvero la decorazione della Cappella Guicciardini di Santa Felicita – progettata ma mai completata – della quale sarà presentata una ricostruzione virtuale.

A completare il tutto opere di caravaggeschi collezionati dai Medici e dalle istiuzioni fiorentine  come Rutilio Manetti, Francesco Rustici, Ribera, Manfredi e, al termine del percorso degli Uffizi, le opere di artisti fiorentini che pur non potendo considerarsi caravggeschi, mostrano in qualche modo d’avere subito l’influenza del genio lombardo.

Caravaggio_Bacco

Caravaggio_Sacrificio di Isacco

Artemisia Gentileschi_Giuditta

Bartolomeo Cavarozzi_San Gerolamo

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