Cenere o non cenere, che il vulcano islandese lo voglia o meno la Croisette torna ad essere da mercoledì 12 maggio al centro del mondo. Del mondo dei sogni, quelli che una volta erano di celluloide ed oggi sono tridimensionali.
Ma il Festival di Cannes, riconosciuto come più importante del mondo, dopo aver spalancato l’anno scorso le porte al supetecnologico “Up” di casa Disney (rigorosamente in 3D), in questa 63ma edizione sembra voler fare a meno dei blockbuster hollywoodiani, anzi, pare proprio prediligere il cinema indipendente. Sia chiaro che di “filmoni” – quelli ad alto costo – ve ne sono almeno due ma rigorosamente fuori concorso: il Robin Hood di Ridley Scott (film d’apertura) e Wall Street – Money never sleeps di Oliver Stone. Citiamo tra i fuori concorso anche l’ultima creatura di Woody Allen “You will meet a tall dark stranger”.
Dopo il Festival targato “crisi” del 2009, crisi che – secondo la stampa più perfida - si è manifestata soprattutto nella scarsità dei buffet nei vari party che costellano la manifestazione, c’è chi parla già di un festival in recupero, almeno dal punto di vista cinematografico. Sintetico ma efficace al proposito il parere della giornalista inglese Kate Muir “Hollywood è così nervosa circa i margini di profitto che si sente sicura solo con il 3-D o i sequel. Se l’industria non può sostenere un nuovo James Bond, che speranze ci sono per l’insolito? (almeno) la vetrina di Cannes dà ai film indipendenti, internazionali e, occasionalmente folli il loro momento sotto il sole”.
In realtà “passare” dalla croisette fa comodo e piacere a tutti, qualsiasi sia il tenore delle recensioni. Quello che conta è l’esposizione mediatica e le foto delle star sul tappeto rosso, destinate a fare rapidamente il giro del mondo e della Rete.
E allora visto che l’abbiamo citato, uno sguardo al red carpet, che s’annuncia affollato. Vi passeranno – vulcano permettendo – Russel Crowe e Kate Blanchett (Robin Hood), Michael Douglas, Charlie Sheen, Carey Mulligan, Oliver Stone e Susan Sarandon (Wall Street 2), Woody Allen, Naomi Watts, Antonio Banderas ed Anthony Hopkins (You Will Meet a Tall Dark Stranger), Sean Penn (Fair Game), Javier Bardem (Biutiful), Stephen Frears (Tamara Drewe), John Turturro e Deborah Hunger (Inside Job), Kirsten Dunst, Ellen Barkin (Shit Year), Tim Burton, Kate Beckinsale, Giovanna Mezzogiorno e Benicio Del Toro (in giuria), senza dimenticare Sharon Stone che animerà anche quest’anno il galà benefico dell’Amfar, fondazione chepromuove la ricerca sull’Aids. Un nota a parte per Juliette Binoche, “la ragazza poster” la cui immagine è stata scelta per la locandine di questo 2010 . Lei è la star di Copia Conforme, il film ambientato in Toscana diretto dal maestro iraniano Abbas Kiarostami.
MAESTRI
Se per un giovane regista riuscire ad arrivare a Cannes (qualsiasi sia la sezione) può rivelarsi un formidabile trampolino, al Palais du cinema non mancheranno tributi ai vecchi fari della settima arte. Un record quello di Manoel de Oliveira, 101 anni, che nella sezione “Un certain regard” presenterà “O estranho caso de Angelica”. Gli fa eco il 79enne Jean-Luc Godard che nella stessa sezione
presenterà Socialisme. A lezione di cinema, tuttavia, si andrà dal nostro Marco Bellocchio, l’anno scorso in gara con “Vincere” (complessivamente è stato ben dieci volte nella selezione ufficiale) e quest’anno chiamato a tenere la consueta lezione di cinema. Relativamente alla corsa per la Palma d’Oro, c’è da segnalare che i 18 film sono tutti diretti da uomini. Sarà per equilibrare le “quote rosa” che il premio alla carriera sarà consegnato alla regista dell Nouvelle Vague francese Agnes Varda. Ma vediamo cosa dice il direttore, ossia il “delegato generale” del Festival Thierry Fremaux: “La selezione del 2010 è bella, forte e sorprendente. Riflette un mondo in costante movimento. E’ raro che gli Stati Uniti abbiano un solo film in concorso, ma c’è l’Asia. La Germania e la Spagna sono assenti, ma c’è l’Europa orientale. Abbiamo creduto nell’ Africa – Ciad, Sud Africa, Algeria - che torna in grande stile nel cartellone. Il programma 2010 si discosta dai sentieri battuti e con questa selezione possiamo effettivamente pensare ad un bellissimo viaggio attraverso il cinema e il mondo”. Alla domanda sulle critiche mosse da alcuni media a proposito di privielgiare i film più costosi, Fremaux replica: “Questo è un equivoco che deve essere superato. Cannes ha sia un film di Hollywood con le stelle principali in apertura, sia in concorso un regista ucraino totalmente sconosciuto che propone un film sperimentale. Tutti sono trattati allo stesso modo, è la migliore democrazia del mondo del cinema. Gilles Jacob ed io siamo i garanti. Il “grande” film deve proteggere il piccolo, l’economia protegge il patrimonio artistic così come le star e il tappeto rosso del mercato cinematografico. Quando la Croisette è adornata con centinaia di cartelloni pubblicitari di produzioni da tutto il mondo, significa che il cinema è in buona salute. Dovremmo dare loro il benvenuto e non rimpianti. Il cinema è un’arte industriale, che richiede denaro per esistere. Coloro che pretendono di lamentarsi stanno semplicemente visualizzando la loro incompetenza”.
La storia continua
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