Un incitamento costante per lei ad essere buona moglie ed ottima madre, obbediente, pudica, sottomessa alla volontà di lui. A lui, lo sposo, incarnazione stessa delle glorie familiari, il monito ad essere marito giusto e buon padre. Le pitture che decoravano le camere nunziali dei nobili fiorentini del Rinascimento avevano per temi quanto di più noioso potesse toccare l’emozione di una giovane coppia, ma – e non è poco - avevano il vantaggio d’essere realizzate da grandi artisti.
E’ quanto appurerà la mostra “Virtù d’amore. Pittura nuziale nel Quattrocento fiorentino” allestita tra la Galleria dell’Accademia e il Museo Horne di Firenze dall’ 8 giugno al primo novembre. Mostra che rievoca, attraverso l’esposizione di oltre 40 pregevoli tavole del Quattrocento provenienti da prestigiosi musei esteri ed italiani, la vita coniugale nel Rinascimento.

Bartolomeo di Fruosino, Bambino nudo, desco da parto (retro), Stresa, Isola Bella, Collezione Borromeo
Spiega Franca Falletti, direttrice della Galleria dell’Accademia: “Le storie dipinte sui frontali di cassoni, sui deschi da parto e sulle spalliere, fanno tutte riferimento, spesso in maniera assai puntuale, a fonti letterarie, che sono raggruppabili per lo più come repertorio classico, medioevale o biblico. Iliade, Odissea, Eneide, Metamorfosi, mitologia greca, Petrarca e ancor più Boccaccio, così come i libri dell’Antico Testamento vengono riletti e squadernati sugli arredi delle camere delle spose e degli sposi non tanto per arricchire la loro cultura e istigarli a dedicarsi, nelle ore vuote dagli impegni casalinghi e di lavoro, a utili letture, quanto ancor più per ricordare loro come dovranno comportarsi affinché il matrimonio proceda nel modo migliore”.
Dalle vicende coniugali di Ulisse che dopo venti anni di odissea tornerà nella braccia della devota Penelope, agli esempi biblici di Vasti, ripudiata per non essere immediatamente accorsa al richiamo di Assuero; e delle vergini Lucrezia e Virginia, che al disonore subìto con la forza si oppongono con la propria morte. E ancora, le eroine del Decamerone come Alatiel che oggetto di possesso da parte di numerosi uomini violenti, sopporta tutto in silenzio e quando torna dal suo promesso sposo gli si presenta come di nuovo vergine – o Griselda, sottoposta per anni a crudeli prove prima di essere accettata a pieno titolo come moglie. Erano di questo tenore i temi che dovevano stimolare la vita degli sposi.
Punto di partenza della mostra è il cosiddetto Cassone Adimari conservato alla stessa Galleria dell’Accademia e dipinto dal fratello di Masaccio, Giovanni di Ser Giovanni detto lo Scheggia, una grande spalliera raffigurante un ballo rinascimentale. A raccontare la storia della paziente Griselda ci pensa invece Pesellino nelle tavole provenienti dall’Accademia Carrara di Bergamo. In esposizione numerose rarità come il Palio di San Giovanni, dipinto da Giovanni Toscani, del Museo Nazionale del Bargello; o i fronti di cassone con Storie di Ulisse (Cracovia, Castello di Wavel) della bottega di Apollonio di Giovanni, che come in un fumetto illustrano uno per uno le avventure del re di Itaca. Dopo secoli tornano a unirsi quattro tavole con le Storie di Ester, divise fra la National Gallery of Canada, il Museo Horne e la collezione Pallavicini di Roma, che costituivano i lati brevi di una coppia di cassoni ideati da Botticelli verso il 1475 e alla cui esecuzione partecipò il giovane Filippino Lippi; mentre tra le opere più attese c’è la tavola romana, raffigurante Mardocheo piangente e per la quale le ricerche confermano l’autografia botticelliana. Non è stata più esposta da oltre 70 anni. Notevoli i “deschi da parto” esposti, tavole dipinte da entrambe i lati che probabilmente servivano da vassoio per rifocillare la puerpera. Qui le illustrazioni predilegevano la narrazione della fondazione di stirpi celebri come quella di Enea e di David, o seguendo i testi del Petrarca celebrano i Trionfi di Fama, come quello dipinto dallo Scheggia e oggi conservato al Metropolitan Museum di New York. Il desco appartenne a Lorenzo il Magnifico e fu realizzato probabilmente in occasione della sua nascita (1448/1449). L’esposizione troverà un proseguimento al Museo Horne con opere provenienti da collezioni private.
La conclusione alla direttrice Falletti: “La mostra è stata concepita anche per dare adito ad una riflessione sulla società del Quattrocento a Firenze e in particolare sul valore della famiglia e sul ruolo della coppia al suo interno. Per noi, che speriamo di aver fatto una cosa stimolante nell’ambito delle problematiche dell’oggi, resta irrisolta una questione: e per l’amore vero che spazi c’erano? Forse fuori delle camere nuziali …!”
Virtù d’amore -Pittura nuziale nel Quattrocento fiorentino
Galleria dell’Accademia e Museo Horne - Firenze
8 giugno – 1 novembre 2010
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