Continua a Milano la mostra “Stanley Kubrick Fotografo – Gli anni di Look”

Continua con successo, a Milano, la mostra delle fotografie del regista americano Stanley Kubrick. Mostra che per la prima volta al mondo, indaga un aspetto [...]

Continua con successo, a Milano, la mostra delle fotografie del regista americano Stanley Kubrick. Mostra che per la prima volta al mondo, indaga un aspetto finora poco conosciuto della sua carriera.

Ho sempre pensato che un’ambiguità credibile, davvero realistica, costituisca la migliore forma di espressione”. L’amore per il paradosso, per l’ossimoro, per l’ambiguità è una delle cifre dell’opera di uno dei maggiori registi del ’900.
Mentre molti sono gli appassionati dei suoi film, pochi sapevano, fino a oggi, che, negli anni dell’immediato dopoguerra, Kubrick è stato anche un grandissimo fotografo.
Dal 1945 al 1950 ha lavorato per la rivista “Look”, una pubblicazione ad ampia diffusione pubblicata a New York che si proponeva, negli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale, di documentare la vita sociale dell’America.
 A Rainer Crone, curatore di questa mostra e grande studioso di arte contemporanea, si deve la scoperta e lo studio di un complesso di ben 12 000 immagini tratte da questa rivista, che nessuno mai aveva avuto modo di analizzare dal punto di vista critico o storico. Stanley Kubrick ereditò, ancora minorenne, la passione per la fotografia dal padre.

La prima foto viene pubblicata il 26 giugno 1945 e ritrae un edicolante affranto per la morte di Roosevelt, un’immagine che affascinerà cosi tanto gli editors della rivista da offrire al giovane Kubrick la possibilità di entrare nello staff come fotoreporter.  Per ottenere dalle persone pose che fossero il più naturali possibili, Kubrick metteva in atto una serie di stratagemmi per passare inosservato. Uno di questi consisteva nel nascondere il cavo della macchina fotografica sotto la manica della giacca e nell’azionare l’otturatore con un interruttore nascosto nel palmo della mano. Gran parte del senso estetico che si ritrova nei suoi film veniva già espresso dal suo lavoro di questi anni. Ricorrendo a tecniche e punti di vista particolari e mantenendo sempre un certo distacco riesce a far trapelare l’aspetto psicologico dei soggetti ritratti, permettendo così all’osservatore delle foto di costruire una personale interpretazione del loro carattere.

La mostra (di cui Daringtodo si è occupato nel marzo scorso ndr) fino al 4 luglio, a Palazzo della Ragione di Milano presenta trecento opere e si divide in due percorsi espositivi speculari. “Icone”, nel quale sono esposte le immagini simbolo volte dall’obiettivo di Kubrick. Come Portogallo, che racconta il viaggio in terra lusitana di due americani nell’immediato dopoguerra, o ancora Crimini, che testimonia l’arresto di due malviventi seguendo i movimenti dei poliziotti, le loro strategie, le loro furbizie, fino all’avvenuta cattura. Betsy Furstenberg, protagonista della sezione a lei dedicata e che la rappresenta come il simbolo della vivace vita newyorkese di quegli anni, farà da contraltare alle vicende dei piccoli shoe shine, i lustrascarpe che si trovavano agli angoli delle strade di New York. Due sezioni sono dedicate alla vita che si svolgeva all’interno della Columbia University, un luogo d’élite dove l’America formava la classe dirigente del futuro, e all’interno del Campus Mooseheart nell’Illinois, una residenza universitaria costruita da benefattori per educare figli orfani di guerra. La seconda parte del percorso mostra le immagini dedicate a Montgomery Clift o quelle del pugile Rocky Graziano, che raccontano i momenti pubblici e privati di un eroe moderno, o ancora l’epopea dei musicisti dixieland di New Orleans. (Nicole Montanari)

Senza titolo - 1950

storia di un lustrascarpe - 1947

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