Fisici a caccia dei segreti di Stradivari

C’è sempre qualcosa di magico nella voce di un violino, e se poi il violino è oggetto antico, magari è un Guarneri del Gesù o […]

C’è sempre qualcosa di magico nella voce di un violino, e se poi il violino è oggetto antico, magari è un Guarneri del Gesù o uno Stradivari, anche le orecchie meno preparate sarebbero pronte a giurare che sì, quel suono è diverso, sublime.

I luitai cremonesi che tra  XVII e XVIII secolo realizzarono quegli straordinari strumenti pare abbiano portato con sé il segreto di un suono che è ancora oggi inimitabile, malgrado le tecnologie. Segrete vernici, alchimie tramandate di padre in figlio, i funghi del legno o addirittura il trasporto fluviale dei tronchi d’albero: nel tempo non si è mai smesso d’indagare su quali potessero essere i segreti di Stradivari o di Guarneri e a ipotesi sensate si sono aggiunte spesso supposzioni di fantasia.

A cercare di svelare l’arcano si è cimentata anche la scienza, attraverso i fisici del Consiglio nazionale delle ricerche. E, come spiegato in un articolo dell’Almanacco delle Scienze l’indagine ha portato ad una conclusione: il merito è del legno e forse alle condizioni climatiche dell’epoca. “ pare certo, che Stradivari e gli altri maestri cremonesi fossero prima di tutto esperti selezionatori di alberi e legni. Per le tavole armoniche usavano solo abete rosso proveniente dalle foreste trentine di Paneveggio. Sembra che si recassero personalmente nei boschi, per scegliere sul posto gli alberi adatti, piante dalle caratteristiche di compattezza e flessibilità uniche, tuttora studiate e forse dovute al clima di quei secoli”. Due i punti di partenza della ricerca, la prima è una domanda di “comune buon senso”: “che gli strumenti dei grandi liutai suonino ancora oggi meglio degli altri, è un dato oggettivo o una percezione soggettiva?”. Altro momento di partenza sono le richerche effettuate nel 1938 dal professor Gioacchino Pasqualini (ricercatore dello stesso Istituto) che cercò di caratterizzare la qualità acustica dei violini antichi  osservando “che il rinforzo del suono alle varie frequenze di risonanza nei violini antichi” è maggiore e dura più a lungo.

I ricercatori  moderni dell’Istituto di acustica e sensoristica Orso Mario Corbino (Idasc) del Cnr hanno così rinnovato l’antico filone di ricerca adoperando strumentazioni moderne e complessi algoritmi. “L’idea di base dei nostri studi – spiega Giovanni Bosco Cannelli, fisico dell’Idasc-Cnr – è basata sul concetto di ‘signature’, termine con cui si intende l’andamento, in funzione del tempo, dell’intensità sonora di un sistema, una volta eccitato con un idoneo impulso acustico standard. La ‘signature’, a sua volta, è strettamente connessa con il contenuto armonico nello spettro di frequenza. La metodologia d’indagine prevede di acquisire i dati fisici di diversi strumenti e relazionarli con i risultati della valutazione soggettiva di un numero statisticamente significativo di ascoltatori, posti in una camera del nostro Istituto acusticamente trattata. In tal modo si può determinare la migliore correlazione statistica tra dati fisici e oggettivi degli strumenti e stilare una graduatoria della loro bontà acustica”.

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