La storia del Festival di Sanremo curata da Francesco Ruga approda negli anni ’90. La festa della canzone italiana entra nella piena maturità; raggiunge e supera i 40 anni tra consueti accenni di novità e le polemiche di sempre. Anche l’Italia è intanto cresciuta, il Paese giovane e ottimista degli anni ’50-’60, ha superato le ribellioni giovanili del decennio ’70, gli anni di piombo e il disincanto degli anni ’80 mentre altri spettri si affacciano all’orizzonte.
1990. Il Festival degli “anta” torna a cantare dal vivo
Il Festival raggiunse il suo 40° compleanno, indubbiamente un bel traguardo per una rassegna che aveva per protagonista la canzone. Ma, d’altronde, la musica leggera sfugge a ogni classificazione e rimane un genere di consumo fondamentale a tutte le latitudini, specialmente a quelle mediterranee. Il 40° Festival del 1990 fu organizzato da Adriano Aragozzini, che eliminò il playback riportando la grande orchestra come ai vecchi tempi (l’ultima volta risaliva al 1977); inoltre spostò la manifestazione dal teatro Ariston al Palafiori, un’immensa struttura ad Arma di Taggia. Aragozzini cambiò anche il sistema della votazione (prima legato alle schedine Totip) introducendo una agenzia demoscopica (la Doxa) per decretare i vincitori. Quattro le serate (dal 28 febbraio al 3 marzo), condotte da Johnny Dorelli e da Gabriella Carlucci; entrambi avevano le carte in regola per farsi piacere dal pubblico: Dorelli era stato vincitore nel ’58 e nel ’59; Carlucci aveva presentato con professionalità l’edizione dell’88.
A Renato Pozzetto il compito di rallegrare (senza toccare la politica) il pubblico in sala e quello televisivo. Il ritorno a una grande orchestra che suonava dal vivo e ai cantanti impegnati a dare il meglio di sé senza supporti registrati fu, in qualche modo, l’evento dell’anno, anche perché il Festival della canzone italiana (e sono parole di Aldo Garzia, ndr) rischiava di apparire ai telespettatori come una sorta di acquario dove gli artisti cantano muti come pesci.
La formula della gara canora di quell’anno prevedeva l’abbinamento di italiani e stranieri. Ecco lo schieramento dei venti Big con le accoppiate: Eugenio Bennato e Tony Esposito con Moncada; Lena Biolcati con Gilbert Montagné; Caterina Caselli (un grande ritorno il suo) con Miriam Makeba; Christian con Eddie Kendriks; Toto Cutugno con Ray Charles; Grazia Di Michele con Nicolette Larson; Peppino Di Capri con Kid Kreole & Coconuts; Riccardo Fogli con Sarah Jane Morris; Sandro Giacobbe con America; Mango con Leo Sayer; Marcella e Gianni Bella con La Toya Jackson; Mia Martini (con La nevicata del ’56 premiata dai critici) con Mijares; Mietta e Amedeo Minghi con Nikka Costa; Milva con Sandie Shaw; Anna Oxa con Kaoma; Pooh con Dee Dee Bridgewater; Mino Reitano con Valeria Linch; Ricchi e Poveri con Jorge Ben; Francesco Salvi con Papa Winnie; Paolo Turci (con l’ottimo canzone Ringrazio Dio) con Toquinho.
Nelle Nuove proposte, da segnalare qualche nome: Marco Masini (debutto da vincitore con Disperato, a cui andò anche il premio della Critica), Rosalinda Celentano (figlia di Adriano), Maurizio Della Rosa (fratello di Gianni Nazzaro), Gianluca Guidi (un ritorno il suo, proprio di fronte a papà Johnny Dorelli), i Future (esclusi nell’89).
Vincitori del 40° Festival i Pooh in coppia con Dee Dee Bridgewater (Angel of the night: questa la versione in inglese); la loro canzone Uomini soli (Facchinetti-Negrini) era assai orecchiabile e sarebbe divenuta un altro successo del complesso pop. Più che un premio alla carriera, Uomini soli confermava la professionalità e la vitalità del gruppo nato a metà degli anni ’60 (Nomadi e Pooh i più longevi in assoluto). Al secondo posto Toto Cutugno con Gli amori (Cutugno-Depsa) in coppia con Ray Charles (Good love gone bad); terzi Amedeo Minghi e Mietta con Vattene amore (Minghi), in coppia con Nikka Costa (All for love). La canzone scritta da Minghi sarebbe passata alla storia (almeno quella dei Festival) per il verso trottolino amoroso, e per il ritornello dudù dadadà, tormentone di quell’inizio Novanta. In realtà il pezzo portò fortuna a Mietta (all’anagrafe Daniela Miglietta di Taranto): significò il primo disco di platino a una giovane di 21 anni, ormai veterana.
Importanti poi gli ospiti stranieri del 1990: Liza Minnelli, Rod Stewart e Tina Turner.
Così nel 2000 il patron Adriano Aragozzini (organizzatore dal 1989 al 1993) raccontava di sé: Riuscii a portare al Festival la canzone d’autore. Inoltre la mia ‘politica’ a favore dei giovani decretò il successo di molti nuovi artisti. E per la prima volta le canzoni in gara furono cantate nella lingua degli stranieri che riportai abbinati agli italiani. Fu una novità assoluta anche ‘Sanremo in the world’, la più grande tournée mai realizzata: tutti i cantanti del Festival parteciparono a concerti a Tokyo, New York, Toronto, San Paolo, Francoforte, ripresi dalle tv di quei Paesi e dalla Rai, con clamorosi benefici d’immagine per il Comune di Sanremo. (…).
E a dar ragione al patron Aragozzini venivano in soccorso i numeri degli ascoltatori (l’ascolto medio fu di circa 14 milioni di telespettatori): il Festival tirava eccome! Nella prima serata, infatti, si ebbero più telespettatori per Sanremo che per la partita di Coppa Italia Juventus-Milan, su Raidue. La notizia era confortante e significativa, soprattutto per i dirigenti di Raiuno e per i discografici che, invano, avevano proposto di far anticipare la partita di pallone.
Nonostante il successo dell’edizione di quel Festival, ecco una riflessione assai critica di Mario Luzzatto Fegiz sul Corriere della Sera: La corrida dei cantanti, le lacrime, i fiori, le palme e le polemiche hanno funzionato anche questa volta. Ma neanche un investimento multimiliardario è riuscito a fare di Sanremo lo specchio fedele della realtà italiana: i complessi, il rock, la canzone d’autore sono rimasti fuori della porta. I Dalla o i De Gregori vengono spesso a Sanremo. Ma solo in autunno. A Cantare quasi gratis per il premio intitolato a Luigi Tenco.
Numerosi gli eventi del 1990. Il 24 febbraio morì l’amatissimo Sandro Pertini, Presidente dal 1978 al 1985. Pertini era stato tra i protagonisti della lotta antifascista ed era divenuto il simbolo della Resistenza come baluardo della democrazia. Sud Africa: fine dell’apartheid con la decisione del leader conservatore, il bianco de Klerk, di liberare dopo 27 anni di prigionia lo storico esponente nero Nelson Mandela (futuro premio Nobel). Nel piccolo emirato del Kuwait ricco di petrolio, ecco l’invasione da parte dell’esercito iracheno di Saddam. Subito gli Usa del presidente Bush I passarono al contrattacco, ripristinando il controllo su un’area fondamentale per i rifornimenti energetici dell’Occidente. Il 3 ottobre la Germania festeggiava la riunificazione. Intanto a Mikhail Gorbaciov veniva attribuito il Nobel per la pace. In Inghilterra, a novembre, dimissioni di Margaret Thatcher. A marzo, Nuovo cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore vinse l’Oscar come miglior film straniero. Il 6 maggio si svolsero le elezioni amministrative: conferma della Dc, secca perdita del Pci, in ascesa il Psi; al Nord la Lega quasi al 20%.. Il 26 settembre moriva a Roma lo scrittore Moravia (Antonio Pincherle). In ottobre, il segretario del Pci Achille Occhetto presentò il nuovo nome del partito (Pds) con il simbolo della quercia. In un incidente Nell’Italia della leggerezza e dello strapotere televisivo, si diffondeva intanto un unico grido: Ciroooo!: artefice Sandra Milo nelle sue apparizioni in tv.
Nel calcio, scudetto al Napoli di Maradona, a due punti il Milan. Nel calcio-mercato, Baggio passava alla Juve; alla notizia scoppiarono disordini a Firenze. L’8 giugno ebbero inizio a Roma i Mondiali di calcio. Terza vittoria della Germania che sconfisse in finale (l’8 luglio) per 1 a 0 l’Argentina. Azzurri terzi (battuti in semifinale dalla squadra di Maradona) , dopo aver vinto per 2 a 1 (doppietta di Schillaci) contro l’Inghilterra. L’Italia non riuscì ad entrare in finale dopo aver lottato per 120 minuti contro l’Argentina. Risultato dopo i rigori: 5 a 4 per i sudamericani. E fu lutto nazionale!
Nel ciclismo, Giro d’Italia a Gianni Bugno, vincitore pure della Milano-Sanremo. Al Tour de France, secondo posto di Chiappucci (primo lo statunitense LeMond).
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