Floppy disk destinati a diventare presto reperti di archeologia informatica. La Sony – che nel 1981 lanciò la rivoluzione dischetto in formato 3,5 pollici – ha infatti annunciato che tra un anno cesserà la commercializzazione anche in Giappone. Col crollo di quest’ultimo baluardo delle vendite (il Sol Levante copre ancora il 70 per cento del mercato mondiale dei floppy), vendere e produrre floppy s
arebbe del tutto inutile. Il quadratino di plastica che nei decenni passati s’è affermato come mezzo insostituibile per lo scambio di dati tra computer è stato in pratica pensionato da tempo con l’avanzare di strumenti di capacità ben superiori ai 1.44 megabyte del comune dischetto. Con la rapidità dei tempi contemporanei, questo “pezzo da museo” quando nacque, ormai 30 anni fa, mandò a sua volta in pensione i cosiddetti “flopponi“, decisamente poco maneggevoli. Poi negli anni ’90 un’altra rivoluzione, il cd-rom che amplificò fino a 650 megabyte la capacità di archiviazione. Quindi, neppure 10 anni dopo è stata la volta del dvd, che nella versione a doppia faccia consente d’archiviare fino a 8.5 gigabyte. Il nuovo millennio si apre con uno strumento di “memoria” ancora più agevole, arrivano le pen drive (oggi raggiungono i 256 giga), quindi le memorie portatili e, in tempi più recenti i dischi Blu Ray. Insomma, non c’è proprio più spazio per il vecchio floppy, nemmeno nei pc; sono anni, ormai, che i nuovi modelli di computer non prevedono alcun lettore.
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