Non solo sushi: misteri e magie della cucina giapponese alla Triennale di Milano

Cosa conosciamo davvero delle cucina giapponese? Probabilmente i luoghi comuni, saremo stati anche ad un sushi party, ci saremo giustamente indignati nello scoprire che sulle [...]

Cosa conosciamo davvero delle cucina giapponese? Probabilmente i luoghi comuni, saremo stati anche ad un sushi party, ci saremo giustamente indignati nello scoprire che sulle mense nipponiche il delfino è considerato una prelibatezza, e magari sappiamo anche che al cibo sono associate una serie di ritualità, delle quali però ci sfigge il senso. Per chi è affamato di certe curiosità cultural –gastonomiche, l’appuntmento è alla Triennale di Milano.

Stasera con la cerimonia del sake, il Kagamiwari, l’apertura di un barile con un grosso martello in legno, s’inaugura infatti la mostra L’Estetica del sapore – un’arte giapponese curata dalla Fondazione Italia Giappone. Aperta al pubblico fino al 2 maggio nella sala della Impluvium, la mostra aiuta a capire come la continua ricerca della perfezione formale da parte dei giapponesi si estenda anche alla cucina, per cui uno dei concetti che guidano ciò che finisce sulla mensa è che “il bello è anche buono e odora di buono”. Dunque nessuno spazio ad anarchie creative o all’improvvisazione, il cuoco può muoversi solo entro precise regole, meditare la forma (i vuoti e i pieni hanno lo stesso valore), seguire codici che la tradizione ha scritto nei millenni. Nelle 12 sezioni della mostra vengono vagliati i diversi aspetti della cucina del Sol Levante, presentati con le fotografie di Shunji Okura, l’allestimento dell’architetto Taro Ashihara, i particolari strumenti da cucina realizzati  da designer giapponesi (orario mostra dalle 10 alle 20.30 da martedì a domenica, per info 06.6784496).

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