“La Forma del Rinascimento” dal 21 maggio al 5 settembre al Palazzo Venezia di Roma, un percorso nella scultura del ‘400 curato da Claudio Strinati e Claudio Crescentini col supporto di un comitato scientifico composto dai maggiori esperti internazionali dell’arte rinascimentale.
Il momento da cui si diparte quella che viene considerata un’esposizione unica nel suo genere, è la Roma dei Papi umanisti, da Pio II Piccolomini a Leone X Medici. Siamo in un periodo compreso tra gli anni Sessanta del Quattrocentoe gli anni Venti del Cinquecento, le memorie degli antichi maestri rimergono dalla terra con lo stupore dei contemporanei che da quelle meraviglie millenarie prendono impulso per creare una nuova forma della scultura, quella appunto del Rinascimento. Tre tre grandi del periodo : Donatello, Andrea Bregno, Michelangelo sono gli artisti sui quali s’accentra l’indagine che li coglie in quel particolare periodo di rinnovamento stilistico. Antichità e modernità si collegano attraverso le loro opere, e la mostra va ancora oltre, proponendo sculture molto spesso difficilmente visibili e/o di rara reperibilità, oltre che alcune assolutamente inedite.
Culmine del percorso espositivo sarà un prezioso altorilievo in marmo di Michelangelo mai esposto in precedenza e poco studiato dalla storiografia michelangiolesca, Eolo o Vento marino, già parte della decorazione scultorea della chiesa di Santa Maria Maddalena a Capranica Prenestina (Roma). L’operazione architettonica ha un’attribuzione che i curatori definiscono “più che verosimile”, tanto più che fu commissionata a Michelangelo dai Porcari-Capranica, famiglia fortemente legata all’artista da altre committenze, a partire dal più famoso Cristo risorto di Santa Maria sopra Minerva in Roma.
Di speciale interesse anche l’esposizione, per la prima volta in maniera unitaria, del nucleo delle sculture quattrocentesche provenienti dalla Fabbrica di San Pietro di Mino da Fiesole e Giovanni Dalmata. Le loro opere saranno confrontate con forme e segni di altri artisti del periodo applicati alla scultura come Leonardo da Vinci, Andrea Riccio e Andrea Sansovino.
E per finire, l’allestimento della mostra, anche questo da considerarsi un’opera d’arte. Progettato dallo scenografo Luigi Marchione (vincitore, tra l’altro, di due David di Donatello per il film storici di Ermanno Olmi), richiamerò in chiave contemporanea un’architettura ispirata a Michelangelo tentando di esaltare al meglio la radice classica delle opere la cui illuminazione è stata affidata alla light designer Francesca Storaro.
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