Superesclusive per Canale5 con “Matrix”: nell’arco di una settimana Alessio Vinci ha avuto come ospiti, per la prima volta in uno studio televisivo, Alberto Stasi, imputato per l’assassinio della fidanzata Chiara Poggi e assolto con formula dubitativa nel processo di primo grado e Mario Frigerio, unico sopravvissuto e testimone della strage di Erba, per cui in primo grado sono stati condannati all’ergastolo i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi per gli omicidi di Raffaella Castagna, il figlioYoussef, la madre Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini (moglie di Frigerio). La cronaca nera l’ha fatta da padrona nelle notti di Canale5: per quanto riguarda Stasi, l’intervista realizzata con la modalità del faccia a faccia ha permesso al giovane di raccontare la sua verità, il suo dolore e anche le sue fatiche in questi due anni, in cui i media l’hanno descritto colpevolmente come Il colpevole prima ancora dell’avvio del processo. C’è stato anche un appello ai genitori di Chiara affinché, leggendo le motivazioni della sua assoluzione, possano credere alla sua innocenza. Alcuni temi, i più scottanti del processo, uno su tutti le accuse di pedopornografia, non sono mai stati affrontati in studio, se non in un servizio filmato. Matrix è diventato lo spazio dell’assoluzione mediatica di Stasi, lo spazio del risarcimento per come i media lo avevano trattato prima: ma il giusto non sta nel mezzo?
Un milione 323 mila telespettatori con uno share del 17,94% hanno seguito l’evento.
Martedì 13 invece, alla vigilia del processo di secondo grado per la strage di Erba (dicembre 2006) Matrix ha costruito la puntata sulle dichiarazioni di Mario Frigerio, il supertestimone e sopravvissuto alla strage che ha indicato come gli assassini i coniugi Romano. Ha deciso di parlare con i media perché, come dice al microfono di una sempre misurata Ilaria Cavo “non avrei parlato nemmeno ora, ma visto quello che dicono, che sono suggestionato, che non è vero ciò che ricordo ho deciso di parlare”. La tesi della difesa è che Frigerio non menta, sia convinto della sua verità ma sarebbe stato suggestionato: in studio a sostenere questa teoria Roberta Bruzzone, consulente della difesa (volto noto al pubblico televisivo perché spesso ospite di Matrix come criminologa ed anche per le sue apparizioni in programmi di intrattenimento per la lettura del test della macchina della verità). Vinci fatica, in certi momenti, a gestire lo scontro verbale tra la Bruzzone e Manuel Gabrielli, avvocato del Frigerio. In collegamento Umberto Brindani, direttore di Oggi, sposa la tesi dell’innocenza dei due coniugi mentre Luciano Garofalo, ex comandante dei Ris di Parma trova che le prove scientifiche e la testimonianza del Frigerio siano veritiere. Il milione e 68mila telespettatori che ha seguito la puntata, con una share del 13,97%, sicuramente si è sentito già addentro al processo: ma questo è ciò che la televisione non dovrebbe fare. O così almeno recita il Codice di autoregolamentazione in materia di rappresentazione di vicende giudiziarie nelle trasmissioni radiotelevisive sottoscritto nel maggio scorso dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, dalla Federazione Nazionale della Stampa, da Rai e Mediaset.
Nella domanda di Ilaria Cavo a Frigerio invece c’è quel sano seme del giornalismo che vorremmo vedere rifiorire negli studi televisivi “signor Frigerio, gliel’hanno chiesto più volte i Pm, ma glielo richiedo io con un altro ruolo evidentemente: lei è sicuro di aver visto Olindo Romano?”. La risposta è stata “Sì”, ma non è questo, ai fini di questa riflessione ciò che conta. (Erika Brenna)
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