Torino: due giorni per rendere omaggio a Tullo Pinelli

Ad un anno dalla scomparsa, Torino rende omaggio a Tullio Pinelli, il grande sceneggiatore che ha collaborato a scrivere le pagine più belle del cinema [...]

Ad un anno dalla scomparsa, Torino rende omaggio a Tullio Pinelli, il grande sceneggiatore che ha collaborato a scrivere le pagine più belle del cinema italiano.

Promosso da Università di Torino, Museo Nazionale del Cinema e Teatro Stabile il tributo prevede due giornate di studi, testimonianze e proiezioni per ricordare l’opera dell’autore che seppe scrivere anche per il teatro e per l’opera lirica. Appuntamento martedì 20 aprile presso il Cinema Massimo (Sala 3) e mercoledì 21 aprile tra il Teatro Gobetti (Sala delle Colonne) e la Bibliomediateca “Mario Gromo”.

Nel corso della prima giornata verranno ricostruiti gli anni piemontesi dello sceneggiatore e la sua lunga attività professionale attraverso la proiezione di film, ricordi, testimonianze e incontri con studiosi. Il giorno dopo, mercoledì 21, a partire dal pomeriggio, agli interventi si alterneranno le letture di brani da parte di allievi attori della Scuola del Teatro Stabile di Torino.

Nato a Torino nel 1908, Tullio Pinelli cominciò a dedicarsi al teatro negli anni ’30, dopo aver conseguito una laurea in Legge. “La pulce d’oro” (1935), “Lo stilita” (1937), “I padri etruschi” (1941), “Lotta con l’angelo” (1942), “Gorgonio ovvero il Tirso ” (1952) sono alcune delle commedie che attirano l’attenzione della critica e del pubblico e lo qualificano come uno dei drammaturghi italiani più interessanti di quegli anni.

Durante la guerra Pinelli cominciò a lavorare per il cinema, imponendosi in breve come uno degli sceneggiatori italiani più geniali e creativi, e contribuendo all’affermazione di film ricchi d’idee e sostenuti da un autentico impegno etico e sociale. Dopo aver collaborato con Mario Soldati alla trascrizione cinematografica di Le miserie del signor Travet (1946), Pinelli partecipò alla stesura delle sceneggiature di numerosi film diretti, tra gli altri, da Alberto Lattuada (Il bandito, 1946; Senza pietà, 1948 e Il mulino del Po,1949), Pietro Germi (In nome della legge, 1949 e Il cammino della speranza, 1950), Roberto Rossellini (Europa ’51, 1952), Antonio Pietrangeli (Adua e le compagne, 1960), Mario Monicelli (Amici miei, 1975 e Speriamo che sia femmina, 1986), Liliana Cavani (Francesco d’Assisi,1966 e Galileo, 1968). Particolarmente importante è il rapporto creativo instauratosi nel corso di molti anni tra Pinelli, Federico Fellini ed Ennio Flaiano, a cui si devono opere come “Lo sceicco bianco” (1952), “La strada” (1954), “Le notti di Cabiria” (1957), “La dolce vita” (1960), “Otto e mezzo” (1963). Da non dimenticare, infine, l’attività di Tullio Pinelli in radio e in televisione (esemplare è il suo lavoro per Eleonora con Giulietta Masina, 1972) e come scrittore (La casa di Robespierre, 1998).

© Riproduzione riservata

Leggi anche...

Tag