La Storia in piazza, accade a Genova da giovedì 15 aprile a domenica 18, quattro giorni per raccontare al pubblico d’ogni età di nazioni, identità, nazionalismi, patrie, democrazia e costituzioni. Parole alle quali la Storia ci ha abituato, e la cronaca, anche recente, italiana e non.
La sera del 5 maggio i garibaldini si imbarcavano dallo scoglio di Quarto per quell’atto decisivo che condurrà, nel 1861, all’unificazione dell’Italia. Lo spunto della manifestazione, e dei temi che si legano a questa sua prima edizione, è dunque il 150mo anniversario della Spedizione dei Mille, celebrato a Genova così come a Marsala.
Da quell’azione che ancora non è del tutto chiaro in quale percentuale fosse eroica ed in quale ingiusta (o banditesca secondo alcuni), nacque l’Italia, non gli italiani. A un secolo e mezzo di distanza è un’indagine statistica condotta da Renato Mannehimer a dire se, finalmente, questo senso di appartenenza nazionale riesce a superare i momenti prettamente calcistici. L’indagine (consultabile per intero cliccando qui)
afferma che sì, una maggioranza del 46 per cento si considera nettamente più “italiana” rispetto alle appartenze, pure forti, al proprio comune, alla provincia o alla regione. In minoranza, invece, i sentimenti europeisti.
Ma “La Storia in Piazza” non si sofferma solo sul caso italiano, i temi legati alla nazionalità sono universali e dalla Francia alla Germania, agli Stati Uniti, la “nascita della nazione” ha dato luogo a culture, simboli, identità che nel corso del tempo hanno segnato la storia delle singole comunità nazionali e si confrontano oggi con i processi di globalizzazione. A Palazzo Ducale, cuore della rassegna, dalle nove a mezzanotte incontri, tavole rotonde, momenti teatrali, concerti, proiezioni, giochi, mostre, laboratori (oltre 60 gli eventi in programma) tenteranno di leggere questi processi alla luce dei cambiamenti del mondo di oggi. I nomi che segneranno questo cammino sono garanzia di scintificità, come i docenti come Donald Sasson, Alberto Mario Banti, Paul Ginsborg, Thomas Bender; e poi lo storico e diplomatico, Sergio Romano.
Garanzia di spettacolo intelligente, come gli show David Riondino tra i quali “Cavour mon amour – Le passioni private del Risorgimento”, un recital sulle storie personali e amorose di Cavour, Mazzini e Garibaldi. Lo spettacolo non mette in scena solo un pezzo di storia nazionale, ma anche la storia privata e, per certi versi addirittura segreta, di questi personaggi presenti nella memoria di ognuno di noi. Altra chicca del programma “Che Storia è questa” (sabato ore 21) nella Sala del Maggior Consiglio con Erri De Luca e Gianmaria Testa, sul palcoscenico per raccontare i mille significati del termine Storia. E lo faranno nell’ambiente caldo e intenso di una cucina, intorno a un grosso tavolo di legno, con chitarra, formaggio, pane e vino. Lo spettacolo prende le mosse da “Chisciotte e gli invincibili”, un lavoro teatrale di De Luca e Testa. Tra i 60 eventi in calndario, diverse curiositè, come la mostra <<Pinocchio e Cuore: libri per “fare gli italiani”>>, curata da Francesco Langella in collaborazione con la Biblioteca internazionale per ragazzi Edmondo De Amicis. In rassegna libri editi dalla seconda metà dell’800 fino agli anni ‘50 del secolo scorso.
Iniziative sono in programma anche al Museo del Risorgimento, presso la Casa di Giuseppe Mazzini, ancora mostre, laboratori, visite guidate, presentazioni editoriali per una manifestazione che in quattro giorni aiuterà soprattutto a capire i perché di oggi.
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