Un patrimonio nazionale: Gillo Dorfles. Lo scrittore, filosofo, artista e critico d’arte compie oggi 100 anni. In un’Italia così poco attenta alla cultura, non ci si affanna per celebrarne il compleanno, d’altronde Dorfles ha dato “solo” coerenza teorica all’estetica e al gusto di un secolo. Ma, come nei giorni scorsi ha sottolineato in un’intervista all’Unità, è impossibile riconoscersi in questa “dittatura dello sgradevole”. “Il dato che più mi colpisce – ha detto - è la mancanza di gentilezza comunitaria. Niente sorrisi, le risposte nei negozi monche e sgarbate. Una sensazione di peggioramento nei rapporti col prossimo e l’assenza totale di cura per l’altro”.
A Dorfles, comunque, sono giunti attraverso Facebook gli auguri del ministro degli Esteri, Franco Frattini. “Un primato dell’intelligenza italiana e, insieme, europea e mitteleuropea – scrive – . Come lei sa ho lanciato l’idea di winnig Italy per celebrare l’eccellenza italiana in tutti i campi. Nell’almanacco che scriviamo ogni giorno lei ha, non solo da oggi, un posto”.
Da Castelvecchi, invece, col centenario arriva la pubblicazione di un libro curato da Massimo Carboni: ”Divenire di Gillo Dorfles”. Ricostruzione di un percorso scientifico, culturale e creativo che include in prima persona l’intellettuale e l’artista che lo ha intrapreso, il suo stile di lavoro e il suo calibro etico. Il volume è una raccolta di testimonianze di filosofi, critici, semiologi e storici: Renato Barilli, Massimo Cacciari, Aldo Colonetti, Martina Corgnati, Maurizio Ferraris, Maria Mulas, Mario Perniola, Flavia Puppo, Angelo Trimarco, Lea Vergine, Ugo Volli. 
E sempre dallo stesso editore, per il quale Dorfles ha pubblicato numerosi volumi, ecco “Irritazioni”, nuova pungente analisi del costume contemporaneo che arriva dopo Horror pleni – La (in)civiltà del rumore (2008), in cui analizza come la “scoria massmediatica” dei nostri tempi abbia soppiantato le attività culturali. “Sono molte le cose- le persone, gli aspetti, i costumi- che, da sempre, mi hanno irritato e mi irritano. Da parte del prossimo, e anche da parte di me stesso”, scrive il il filosofo. Da questa confessione pubblica il maestro indiscusso degli studi di Estetica e Teoria delle arti “raccoglie le prove della sua inconciliabilità con i tempi che corrono (ma non abbastanza da lasciarlo indietro)”.Irritazioni è un “catalogo ragionato delle insofferenze dell’autore nei confronti della nostra rutilante ma talora desolata, volgare, quando non mostruosa ipermodernità…”.
L’ artista è invece l’aspetto celebrato al Palazzo Reale di Milano, dove da febbraio è allestita la mostra “Dorfles e l’avanguardia tradita”, un percorso di dirca 200 opere tra dipinti, disegni, sculture, grafiche, gioielli e ceramiche che parte dagli esordi metafisico-surreali, attraversa la sua adesione al Movimento Arte Concreta nel decennio 1948-1958 ed approda alle recenti, originalissime composizioni pervase da una sottile ironia. Fin dagli anni giovanili – i primi lavori risalgono agli anni ’30 – Dorfles si è dedicato con passione alla pittura, seguendo una vena metafisica surreale. Quindi nel 1948, con Munari, Soldati e Monnet, è tra i fondatori del Movimento Arte Concreta, movimento d’avanguardia che reagisce polemicamente tanto ai dogmi della figurazione quanto a quelli dell’astrazione postcubista. In quest’ambito, centrale diviene il ruolo di Dorfles quale critico e teorico. I “concretisti italiani” si battono per l’assoluta libertà e indipendenza dell’arte da qualunque ideologia, ponendosi in polemica diretta contro ogni condizionamento esteriore all’arte e soprattutto contro la pittura neorealista, vittima di strumentalizzazioni politiche. Segue un periodo di inattività artistica, in cui Dorfles pubblica numerosi libri, tra i quali “Le oscillazioni del gusto”, “Il Kitsch” (giunto alla settima edizione), nonché numerosi volumi dedicati all’architettura e al design. Insegna nel frattempo Estetica presso l’Università degli Studi di Milano e l’Università di Cagliari. Agli inizi degli anni ‘80 in parallelo alla sua attività letteraria (del ’79 è “Mode & Modi”, altra bibbia del costume) riprende a disegnare e a dipingere, creando inediti personaggi, organismi anomali, indefinibili, nati da contaminazioni tra mondo umano, animale e vegetale, fluttuanti e dinamici in un perenne processo di evoluzione: una pittura libera, carica di immagini fantastiche, dove l’immagine torna nell’opera, non più dalla natura esteriore, ma piuttosto da quella interiore dell’artista, assumendo gli infiniti aspetti e la poesia che le relazioni delle forme suggerite dalla fantasia possono determinare.
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