Sono gli ultimi giorni utili per ammirare nella Cappella dei Beneficiati, in Vaticano, la Croce per eccellenza, la Crux Vaticana o Croce di Giustino, il manufatto bizantino in oro, perle e gemme che racchiude la reliquia della Vera Croce. Utilizzata per secoli nelle funzioni solenni del Natale e della Pasqua, la Croce fu donata tra il 565 e il 578 dall’imperatore romano alla città. Lunedì lascerà la Cappella dei Beneficiati, per ritornare nel museo del “Tesoro di San Pietro” che al momento, assieme all’intera collezione, è interessato da importanti lavori di rinnovo.
Era il 19 novembre scorso quando, Sante Guido, curatore del restauro e della mostra, presentava la Croce gemmata totalmente trasformata da un accuratissimo restauro che ne ha ricostruito le sovrapposizioni degli interventi subiti dall’originario manufatto nel corso dei secoli e le vicissitudini legate alla sua storia.
La solenne Croce è l’emblema stesso del Tesoro di San Pietro, caratterizzata da un prezioso corredo di gemme e perle, dalla capsella circolare che contiene la santa reliquia, la crux invicta o croce gemmata, reca inoltre il breve e suggestivo testo: “Ligno quo Christus humanum subdidit hostem dat Romae Iustinus opem et socia decorem” (Con questo legno, attraverso il quale Cristo soggiogò il nemico degli uomini, dona Giustino a Roma l’opera e la sua compagna gli ornamenti).
Con questo gesto l’Oriente bizantino partecipava al consolidamento della sacralità di Roma – che nel ruolo di capitale del cristianesimo occidentale e meta di pellegrinaggi sulle tombe dei Santi Martiri andava gradualmente mutando il proprio volto – e offriva alla città la più prezio sa di tutte le reliquie nella veste più sontuosa.
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