Sono accattivanti come un film in 3D o un videogame di nuova generazione, ripuliti dal tempo e “convertiti” dall’elettronica, gli affreschi di Giotto diventano realtà virtuale grazie al Cnr. La ricostruzione tridimensionale riguarda un episodio del ciclo delle Storie Francescane di Assisi, la “Conferma della regola”. E’ il 1210, esattamente 800 anni fa, San Francesco va da papa Innocenzo III chiedendo il permesso di poter vivere nella povertà evangelica. Giotto racconterà l’episodio circa 90 anni dopo nel grande ciclo affrescato della Basilica Superiore, ed oggi il 3D, per una ricostruzione che è parte integrante della mostra “I colori di Giotto” (leggi articolo) che si inaugura domani ad Assisi.
“A partire dall’impostazione prospettica di Giotto si è creato un modello tridimensionale della scena, quanto più possibile collimante con l’originale, percorribile ed esplorabile dall’utente in tempo reale”, spiega Eva Pietroni, dell’Itabc-Cnr (Istituto per le tecnologie applicate ai beni culturali del Consiglio nazionale delle ricerche), che ha curato il progetto insieme con il collega Francesco Antinucci dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc-Cnr). “L’analisi dei punti di vista, delle proporzioni dei vari elementi inclusi nella scena e delle forme hanno costituito le linee guida per la resa volumetrica delle geometrie; la tessitura cromatica giottesca, acquisita ad altissima definizione e opportunamente scomposta, è stata invece impiegata per la mappatura cromatica (texturing) dei modelli digitali tridimensionali”.
La prima installazione consiste in un grande ambiente di interazione virtuale in cui la ricostruzione 3D dell’affresco di Giotto, drammatizzata, viene proiettata su una superficie di circa 5 per 4 metri. “I personaggi si animano e la scena viene raccontata durante il suo svolgimento”, prosegue la ricercatrice. “Nello spazio buio antistante la proiezione il visitatore è libero di muoversi e interagisce all’interno dello spazio virtuale con il solo movimento del corpo, avendo la sensazione di entrare fisicamente nella scena. Un sistema di cattura del movimento (attraverso una videocamera a infrarossi, installata sul soffitto) identifica il visitatore in quel momento attivo, tracciandone gli spostamenti: in tal modo l’utente diventa un vero e proprio joystick e, camminando, determina la mutazione del punto di vista della scena, fino a penetrarla e a confondersi fra i personaggi di Giotto e divenendo un attore partecipe della scena”.
L’interazione all’interno di uno spazio tridimensionale avviene dunque con il solo movimento naturale del corpo, senza l’ausilio di alcuna delle interfacce tradizionali (mouse, joystick, tastiere, icone, pulsanti, finestre di dialogo, ecc.) e quindi nel modo più naturale e semplice possibile. “La seconda installazione virtuale, più descrittiva ed interpretativa, è complementare alla prima e qui la resa tridimensionale è mirata all’indagine spaziale e prospettica dell’immagine giottesca”, continua Pietroni, “che appare ancora empirica ed imperfetta rispetto alle regole teorizzate più di un secolo avanti”. L’applicazione si compone di due finestre principali: una con l’immagine bidimensionale di Giotto (visualizzabile “come è” o “come era”) e una con la scena interattiva ricostruita in 3D: “Il confronto tra le due evidenzia in cosa e dove la costruzione giottesca differisca da quella prospettica corretta e rende possibile, attraverso un mouse e una consolle entrare virtualmente nella scena, scegliendo punti di vista privilegiati, oppure visualizzare la prospettiva con punto di fuga centrale”, conclude Pietroni.
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