Armando Testa al PAC, l’omaggio di Milano ad un autorevole sognatore

“Povero ma moderno”, ha detto di lui Pappi Corsicato nel documentario presentato all’ultima Mostra di Venezia, 50 minuti nei quali la dirompente personalità del padre [...]

Povero ma moderno”, ha detto di lui Pappi Corsicato nel documentario presentato all’ultima Mostra di Venezia, 50 minuti nei quali la dirompente personalità del padre di tutti i cretivi italiani emerge col suo carico di ironia, di fantasia, di costituzionale  anticonformismo. Dopo le mostre dedicategli da Torino  e da Napoli (nel 2001), Milano torna a riservare un tributo ad Armando Testa (1917-1992), dal 13 aprile al 13 giugno al PAC con “Armando Testa: il design delle idee”, evento espositivo che arriva a 26 anni dalla retrospettiva allestita allo stesso Padiglione d’arte contemporanea.

E se il documentario di Corsicato servirà a introdurre il pubblico al lato umano di questo immenso cretore, la mostra porrà in evidenza gli aspetti meno conosciuti del suo percorso: il designer, il pittore, il creativo che seppe anche essere presente alle avanguardie dell’arte.

Non bastano, infatti, Caballero e Carmencita, Papalla o l’ippopotamo Pippo, a raccontare di un’attività che non solo è entrata nella storia sociale del Paese e nel suo immaginario per aver preso spunto e colorato con un sorriso i vizi e le virtù degli italiani, ma che ha portato nel mondo della pubblicità un apporto d’idee che hanno contribuito a renderla un’arte. Da Lavazza al digestivo Antonetto, dall’Olio Sasso a Pirelli a Punt e Mes, passando per le campagne sociali come quelle per la Croce Rossa Internazionale o per Amnesty International; le invenzioni di Testa si propongono, oggi, con una molteplicità di letture.

“Una gran testa, quella di Armando. Una ragione che si è posta al servizio dell’immaginazione. Dove la fantasia è magia, la creatività è fede – commenta l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Massimiliano Finazzer Flory -. Proponiamo una mostra che si concentra sul design delle idee ed esplora, così, l’articolata attività di designer del maestro. La vivace creatività di Armando Testa si è tradotta, infatti, in più campi artistici, sociali e culturali. Il suo linguaggio, che si è avvalso in particolare delle metafore e delle figure retoriche, è stato ironicamente e intelligentemente piegato a descrivere, narrare, interpretare la realtà”.

Curata da Gemma De Angelis Testa e da Giorgio Verzotti, la retrospettiva al PAC non vuole essere una mera celebrazione dell’estro del grande pubblicitario, ma lascia spazio ad una lettura “altra”, quella delle sue realizzazioni come progettista di oggetti, sempre connotati dall’ironia e dalla fantasia che caratterizzavano la sua attività nell’ambito pubblicitario.

Che Armando Testa sia stato anche un designer, nonché pittore e scultore, lo dimostrano gli elementi di arredo presentati, come la bellissima sedia realizzata con le sue iniziali; e molte delle sue idee grafiche che dovevano arrivare a uno sviluppo plastico. Gli esempi evidenziati sono molteplici: le sfere di Punt e Mes realizzate come bassorilievo, i personaggi conici di Carmencita e Caballero che qui diventano sculture accanto a diversi altri oggetti inediti, fino a giungere alle croci del 1990, vera reinvenzione del simbolo religioso.

L’interesse di Testa per l’arte visiva, l’architettura e il design condiziona sin dalle origini la sua attività: il primo manifesto importante ICI, datato 1937, si rifà esplicitamente all’astrazione geometrica. Sarà in mostra, insieme a una campionatura delle maggiori invenzioni effettuate nel corso di almeno cinquant’anni di attività, prima da solo e poi a capo di quella agenzia che ha scritto la storia del linguaggio pubblicitario italiano e non solo.

Un altro aspetto poco noto è quello del disegno: Testa è stato un assiduo disegnatore, questa pratica accompagnava quasi interamente il suo tempo di lavoro, fino a consentirgli di realizzare una mole amplissima di piccole carte, una sorta di  “appunti” in vista di realizzazioni maggiori. Una selezione molto stringata di questi disegni inediti realizzati  pastello o ad acquerello sarà parte integrante del percorso espositivo.

Il catalogo, pubblicato da Silvana Editoriale, contiene i testi dei due curatori e  contributi di Germano Celant e del semiologo Ugo Volli. Durante il periodo della mostra è inoltre previsto un programma di attivitizià didattiche per il pubblico.

Punt e Mes, 1960, manifesto su tela

Sedia AT, 1990 Legno dipinto

Caballero e Carmencita, 1965, Installazione

Ritratto di Armando Testa, 1985, foto: Gemma De Angelis

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