Il racconto della lunga storia del Festival di Sanremo scritta da Francesco Ruga s’addentra lungo le ultime edizioni degli anni ’80. La rassegna si consolida come evento televisivo prima ancora che musicale, una discrepanza che si trascinerà fino ai giorni nostri.
1987 – La morte di Claudio Villa annunciata durante il Festival
Dopo la scomparsa del patron per eccellenza Gianni Ravera, l’edizione 37 (ben quattro le serate) venne firmata dal figlio Marco. La conduzione fu affidata all’esperto Pippo Baudo. Nessuna presenza femminile sul palco ad affiancare l’inesauribile Pippo: era dal 1976 che ciò non avveniva.
Nella serata finale del 7 febbraio, prima della proclamazione dei vincitori, ecco in diretta il triste comunicato di Baudo: era morto Claudio Villa, il reuccio della canzone italiana. Era finita una gloriosa epoca della musica leggera italiana. Nel medagliere del grande cantante, da registrare quattro vittorie sanremesi e tre secondi posti: inimitabile.
Vincitori del Festival ‘87: Gianni Morandi, Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi con Si può dare di più (Tozzi ne era l’autore con Raf e Bigazzi). Al secondo posto Toto Cutugno con Figli (canzone dello stesso Cutugno); terzi Al Bano e Romina (al quinto mese della sua quarta gravidanza) con Nostalgia canaglia (Pallavicini-Molco-Carrisi-Power- Mercurio). Quello fu un anno importante per Enrico Ruggeri, che, oltre alla vittoria, si aggiudicò pure il Premio della Critica come autore (insieme al suo fedele chitarrista Luigi Schiavone) della indimenticabile Quello che le donne non dicono, magistralmente interpretata da Fiorella Mannoia.
Il trio Morandi-Ruggeri-Tozzi superò i cinque milioni di schedine Totip a favore. Scrive Marinella Venegoni: La loro canzone, ‘Si può dare di più’, è la prima manifestazione ufficiale di ‘bontà’ festivaliera, e arriva sull’onda lunga del Live Aid celebrato a Londra due anni prima. Sullo sfondo, corre e tira calci la Nazionale Cantanti, formidabile veicolo di generosità artistica e di promozione. Il transitorio Trio precederà in classifica il paese reale di Toto Cutugno (con ‘Figli’) e il paese irreale di Al Bano e Romina (con ‘Nostalgia canaglia’).
Il Festival rilanciò il bravo Fausto Leali interprete di una convincente Io amo. Questi i 24 cantanti della Sezione Big in gara: Al Bano e Romina Power, Luca Barbarossa, Lena Biolcati, Nino Bonocore, Sergio Caputo, Rossana Casale, Mario Castelnuovo, Christian, Toto Cutugno, Eduardo De Crescenzo, Peppino Di Capri, Tony Esposito, Flavia Fortunato, Dori Ghezzi, Fausto Leali, Mango, Fiorella Mannoia, Morandi-Ruggeri-Tozzi, Nada, Le Orme, Patty Pravo, Ricchi e Poveri, Scialpi. Nella Sezione Nuove Proposte, tra i 16 in gara, ecco ad esempio Paola Turci (premiata dalla critica per Primo tango), Michele Zarrillo, (vincitore con La notte dei pensieri), Miki, i Future; e poi Alessandro Bono, Andrea Mirò e Mariella Nava al debutto.
In collegamento col “Palarock” (novità dell’anno: una struttura di metallo di mille posti collocata in collina), Carlo Massarini introdusse gli ospiti stranieri e i gruppi di “Sanremo rock”: Avion Travel, De Novo e Walhalla. Ben venti artisti stranieri sul palco per la gioia dei giovani; tra questi i Duran Duran, Europe, Spandau Ballet, Bob Geldof, Paula Simon, The Smiths e, l’unica ad esibirsi dal vivo, Whitney Houston, la cui straordinaria performance fu salutata con applausi interminabili dal pubblico in piedi.
Patsy Kensit, allora cantante degli Eight Wonder, passò alle cronache per la spallina galeotta che, scivolando, lasciò intravedere il seno. Da ricordare poi le lacrime dietro le quinte di Rosanna Casale, dimenticata da Pippo Baudo durante la presentazione dei cantanti in gara. E ancora: Patty Pravo accusata per una presunta scopiazzatura della musica della sua Pigramente signora, assai simile a To the morning di Dan Fogelberg.
Il Festival divenne sempre più teledipendente (quell’anno oltre 18 milioni davanti agli schermi!) e da gara di canzonette si andò trasformando in spettacolo vero e proprio. Pippo Baudo, maestro e stratego di comunicazione, si inventò un’appendice alla rassegna ad uso e consumo della onnivora tv. Così Baudo chiariva in un’intervista del 2000: Nell’87 mi venne in mente di inventare un talk show per discutere l’esito della serata a botta calda con i telespettatori chiamati a intervenire e i giornalisti a commentare lo spettacolo. Da allora, anche se il Festival ha subito varie trasformazioni, nessuno ha voluto tagliare la seconda parte; hanno cambiato il titolo ma la sostanza è rimasta quella: ‘Dopofestival’ era lo spirito del programma.
Una certa mania di gigantismo sembrò colpire la manifestazione sanremese, dilatatasi oltre misura con eventi e appuntamenti collaterali.
Nonostante tutto e tutti, a dispetto delle mode che mutavano, smentendo le previsioni di esperti di tendenze e di spettacolo, il Festival continuava a scandire date e tappe della musica leggera, proponendosi più che mai come cartina al tornasole della voglia di evasione del Bel Paese. Dato per morto ormai da tempo, il Festival immancabilmente ogni anno apriva il calendario musicale e di nuovo era sulla cresta dell’onda.
Nella hit parade del 1987, oltre ai cantanti sanremesi, gli Europe con The final count-down, Michael Jackson con Bad, Madonna con Who’s that girl, George Michael con Faith, Sting, gli U2, Bruce Springsteen. E ancora: Whitney Houston, Los Lobos ( La bamba), Tozzi-Raf (Gente di mare), Vasco Rossi (C’è chi dice no), Zucchero (Blue’s), Ramazzotti (In certi momenti).
A gennaio moriva il pittore Renato Guttuso. A febbraio, mandato di cattura per monsignor Marcinkus: concorso in bancarotta fraudolenta (a luglio la Cassazione invalidò il mandato di cattura). L’11 aprile, a Torino, suicidio di Primo Levi, autore di Se questo è un uomo. A maggio, resi noti i bilanci dell’Iri, finalmente in attivo; e della Fiat: record di 2360 miliardi. A giugno il G7 si riunì a Venezia. Il 14 giugno, elezioni politiche: Dc 34,3%, Pci 26,6%, Psi 14,3%. A luglio, in Valtellina, ecco una gigantesca frana con 53 morti e migliaia di senza tetto; ingentissimi i danni. L’8 dicembre, a Washington, Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov firmarono il trattato per smantellare gli euromissili. Sempre a dicembre, nei territori occupati da Israele, iniziava l’Intifada.
In quell’anno, in Italia, nuova legge sul divorzio: dopo la separazione per risposarsi sarebbero bastati tre anni (cinque in precedenza). La pornostar Cicciolina (Ilona Staller) era eletta deputata nelle file dei Radicali di Pannella. Moana Pozzi, la più nota pornostar italiana, girava il suo primo film hard ufficiale. Alla tv, dal 14 dicembre, da lunedì al venerdì su Raidue, ecco Renzo Arbore con Indietro tutta; il simpatico conduttore-regista, dopo due anni di assenza, ritornava in tv per riconfermare il grande successo di Quelli della notte.
Da registrare in quello stesso anno il passaggio dalla Rai alla Fininvest di Pippo Baudo, Raffaella Carrà. Come nel calcio, anche nello spettacolo erano i miliardi a fare la differenza. Nel calcio, scudetto al Napoli del funambolico Maradona, la Juventus seconda a tre punti. Nel ciclismo, magia rosa al Giro all’irlandese Stephen Roche. Platini intanto dava l’addio al calcio. Nello sci, successi in serie del grande Alberto Tomba. A 36 anni, lo sciatore Maurilio De Zolt divenne campione del mondo della 50 chilometri di fondo.
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