Le teorie cospirative, qualsasi argomento trattino, sono terreno fertilissimo nell’era di Internet: dal falso sbarco sulla Luna alla falsa morte di Elvis, episodi salienti e no della storia umana sono stati sezionati da menti più o meno alternative che dopo ricerche su ricerche (dicono) sono approdate ad una conclusione, sempre la stessa “non è andata così, ci hanno raccontato tutte falsità”. Nel mondo della letteratura la teoria “cospirativa” più celebre è quella che riguarda l’identità del più grande poeta di lungua inglese d’ogni tempo, William Shakespeare chi dice che non sia esistito, chi afferma che fosse solo “una testa di legno” per celare ispirazioni altrui.
La domanda di partenza in effetti non è banale: come poteva il figlio di un mercante di lana con studi limitati, pieno di debiti e che non aveva mai viaggiato, capire il mondo delle corti reali, intendersi
di affari di stato, di filosofia, di diritto, di musica e persino dell’arte della falconeria? D’accordo, probabilmente le scuole elementari nel XVI secolo funzionavano meglio, battute a parte la biografia del del bardo di Stratford- upon-Avon (1564-1616) è talmente frammentaria che di dubbi nel alimenta da sempre. Ma dagli States ecco arrivare una documentata analisi anti – cospirativa, a scriverla è James Shapiro, professore d’inglese alla Columbia University, esperto di William Shakespeare e autore di “Contested Will: who wrote Shakespeare?” un percorso storico attraverso alcune delle teorie più revisioniste sull’identità del poeta.
Revisioni che hanno contagiato spiriti profondi, Mark Twain, Henry James e Sigmund Freud – ad esempio – e in epoche più vicine attori come Derek Jacobi e Vanessa Redgrave; mentre il regista Mark Rylance sostiene che il creatore di Amleto, Otello e di tanti altri capolavori fosse in realtà Francis Bacon.
Questa teoria arriva da lontano, dal 1857 quando Delia Bacon (che non era imparentata a sir Francis e che morì in un ospedale psichiatrico) pubblicò uno studio in cui sosteneva che il poeta, filosofo e scienziato Francis Bacon avendo in odio il dispotismo elisabettiano fu costretto a ricorrere ad uno pseudonimo. Come racconta Shapiro, nel 1920 il professor T. J. Looney attribuì la paternità delle opere di Shakespeare ad Edward de Vere, conte di Oxford, ignorando però che il conte morì nel 1604, ben prima che la maggior parte delle opere shakespeariane fossero state scritte. Un’altra teoria sostiene invece che autore di tutto fu il drammaturgo Christopher Marlowe. La storia ufficiale racconta che fu assassinato nel 1593, la versione “alternativa” che simulò la sua morte per continuare a scrivere con uno pseudonimo.
La conclusione di Shapiro è che così com’era frequente all’epoca del teatro elisabettiano, William Shakespeare abbia potuto scrivere molte delle sue opere in coautorato e Marlowe potrebbe essere stato uno dei suoi partner anche se sarbbe difficile da comprendere l’uniformità dello stile. Ad ogni modo il verdetto del professore della Columbia University è uno e solo uno: fu Shakespeare a scrivere le opere di Shakespeare. D’altronde era un genio.
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