Pasqua, uova d’autore o industriali?

Deve avere una tonalità cromatica intensa, deve essere lucido, consistente e quando si spacca deve produrre un caratteristico suono, un “tac” deciso, una nota di [...]

Deve avere una tonalità cromatica intensa, deve essere lucido, consistente e quando si spacca deve produrre un caratteristico suono, un “tac” deciso, una nota di vetro che non lascia margini d’incertezza. Così è il buon cioccolato al tatto, alla vista e all’udito; e sin tutti sono più o meno d’accordo. Ma è quando entrano in gioco olfatto e papille gustative che il cioccolato comincia a dividerè l’umanità in categorie. E’ allora che arrivano le differenziazioni, oziose sì, su dove si sia mangiato il nudo migliore o la barretta dal sapore più puro.

Entriamo nel gioco – è solo un gioco cosa volete che sia? -, è in questi giorni che precedono la Pasqua quando le uova finiscono in prima pagina per mille e uno motivi diversi (dal calo delle vendite, al caro cioccolato, al rischio di estinzione per le piante del cacao) che la questione principe riemerge, e non è quella tra i fautori del cioccolato al latte e tra gli amanti del fondente, cosa ormai superata poiché è chiaro che il cioccolato al latte sia roba da bambini. La fonte di discussione è un’altra, uova industriali o artigianali?

Il risultato non è scontato, la bilancia non è detto che penda a favore delle piccole cioccolaterie artigianali, luoghi di delizie celebrati anche a livello internazionale. Infatti qui non si discute di cioccolato d’autore, ma di uova di cioccolato, sfoglie di cioccolato a volte troppo sottile, sopraffatte da troppe decorazioni, e spesso destinate comunque ad invecchiare in uno scaffale della credenza, perché è chiaro che l’abbuffata pasquale lascia ben poco spazio al quadratino di cioccolato. Allora buon senso direbbe di lasciare da parte le buone ma carissime uova fatte a mano e rivolgersi ad un buon prodotto di qualità industriale. Nomi non ne facciamo, ma tanti (molti) potrebbero anche non riconoscere la differenza. Sia chiaro che il cioccolato d’autore resta sempre nell’Olimpo del piacere; nessuno metterebbe in dubbio le suadenti invenzioni del toscano Roberto Catinari, uno dei primi quattro (o forse il primo) cioccolatieri al mondo; oppure quelle del laboratorio torinese Peyrano , o dell’Offelleria Rizzati di Ferrara; e ancora, De Bondt a Pisa (la “Compagnia del Cioccolato” l’ha scelta come migliore cioccolateria italiana del 2009, ed ha vinto, sempre quest’anno, in ben due categorie della “Tavoletta d’Oro” e di due medaglie di bronzo a livello mondiale assegnate dall’ “Academy of Chocolate”) e andando verso sud le fantasie di Gay Odin a Napoli (imperdibile la foresta)e più giù, a Modica il cioccolato “a freddo”della Dolceria Bonajuto, la più antica fabbrica di cioccolato della Sicilia.

Conclusioni? Sono tante e tali le “meraviglie” da provare in questi eden del gusto che le pur buonissime e belle uova di cioccolato quasi scompaiono alla vista e al palato.

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