“Ecce homo. L’immagine di Gesù nella storia del cinema” è la mostra che fino al 6 di giugno è allestita alla Mole Antonelliana di Torino. Realizzata in occasione dell’ostensione della Sacra Sindone, l’esposizione del Museo Nazionale del Cinema presenta un viaggio documentato attraverso quella che è la storia più raccontata al mondo. La vita di Cristo, e la sua morte, iconografia che ha determinato la storia dell’arte occidentale ed ha fatto, anche, buona parte della storia del cinema.
Scrive Alberto Barbera, direttore del Museo, nell’introduzione del catalogo: “La più grande storia mai raccontata è anche in assoluto la storia più volte narrata dal cinema. La prima volta risale addirittura agli esordi stessi della settima arte, agli iniziali tentativi di dare una forma e una struttura narrativa al nuovo linguaggio che si andava affacciando alle soglie del nuovo secolo (il Ventesimo), dopo che la rivoluzionaria invenzione dei fratelli Lumière si era imposta, con sorprendente capacità di diffusione planetaria, come la più spettacolare di tutte le scoperte che avrebbero caratterizzato il cosiddetto Secolo Breve. A far data dal 1897 in poi – anno in cui vedono la luce ben tre diverse Passioni di Cristo – non si contano le innumerevoli messe in scena della biografia del Figlio di Dio, incarnatosi per salvare l’umanità dal castigo cui era destinata per colpa dei suoi peccati”.
Dalle Passioni del cinema muto, ancora legate alla tradizione teatrale, al recente e discusso La passione di Cristo di Mel Gibson; un riassunto fotografico della corposa esposizione lo si ritrova sul cancello stesso della Mole Antonelliana, invito a scoprire come la straordinaria vicenda del figlio di Dio che viene sulla terra per morire sia stata vissuta dai registi che l’hanno raccontata (grandi registi e piccoli registi) con connotazioni anche profondamente diverse. Si passa così dalla grande stagione del kolossal americano (per esempio, con Il Re dei Re, nelle versione muta di Cecil B. DeMille, 1927, e in quella sonora di Nicholas Ray, 1961) alle originali riletture degli anni Settanta e Ottanta (Jesus Christ Superstar, di Norman Jewison, 1973; L’ultima tentazione di Cristo, di Martin Scorsese, 1988), senza naturalmente trascurare il contributo dei grandi registi italiani (Pier Paolo Pasolini, Roberto Rossellini, Franco Zeffirelli).
Curata da Silvio Alovisio, Nicoletta Pacini e Tamara Sillo, l’esposizione propone quasi trecento documenti, tra fotografie di scena e di lavorazione, manifesti, locandine, fotosoggetti, riviste, libri, partiture e dischi, provenienti per la maggior parte dalle collezioni del Museo torinese.
Le tante interpretazioni che il cinema ha assegnato alla figura di Cristo prendono forma nell’Aula del Tempio attraverso tre grandi sezioni: la vita di Gesù, la Natività e la Resurrezione.
Ne nasce una suggestiva tessitura di comparazioni iconografiche dove si confrontano gli splendidi manifesti dipinti del cinema muto e le fotografie di scena scattate da Angelo Frontoni sul set di Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli (1977); le solenni immagini, di una raffinatezza quasi pittorica, di Christus (1916), di Giulio Antamoro e Enrico Guazzoni, e le inquadrature sobrie di Rossellini; l’Ingresso a Gerusalemme in bianco e nero di Dalla mangiatoia alla croce, di Sidney Olcott (1912) a quella in Technicolor de La più grande storia mai raccontata, di George Stevens (1965); l’Ultima Cena di Quo Vadis, di Mervyn LeRoy (1951), quasi un tableaux vivant del Cenacolo leonardesco, e quella decisamente più informale e conviviale di Jesus Christ Superstar.
A conclusione di questo percorso, una serie d’immagini tratte da film non direttamente legati alla vita di Gesù, evidenzia invece la presenza dell’immagine della Croce e del volto di Cristo nel cinema come elemento non semplicemente decorativo, ma fortemente emotivo o simbolico del rapporto fra l’umano e il divino. Tra i tanti, ricordiamo Il Cristo proibito di Curzio Malaparte del 1951, Luci d’inverno di Ingmar Bergman del 1963, Andrej Rublëv di Andrej Tarkovskij del 1966 e Francesco di Liliana Cavani del 1989.
Scrive Alberto Barbera:” Colpisce il numero rilevante di trasposizioni ispirate ai quattroVangeli (ma anche, in parte almeno, ai testi apocrifi), che raccontano i fatti salienti della vita di Gesù. La mostra allestita dal Museo Nazionale del Cinema, senza pretendere una impossibile esaustività, ne documenta oltre settanta, attraverso fotografie, manifesti, materiali pubblicitari e altro. Poche, se commisurate al numero complessivo di rappresentazioni cristologiche (peraltro, mai interamente e definitivamente conteggiate), ma sufficienti per offrire un campione vasto e articolato di una iconografia che ha le sue radici nella storia stessa della cultura e della pittura occidentale”.
Durante il periodo di allestimento della mostra, sono previste proiezioni e conferenze di approfondimento. Informazioni ulteriori su http://www.museonazionaledelcinema.it/mostre.php?id=54
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