“Gelsomino nel paese dei bugiardi”, un’opera in prima mondiale il 31 a Baveno

Il lago Maggiore terrà per mano una prima mondiale. Mercoledì 31 andrà in scena “Gelsomino nel paese dei bugiardi” di Stefano Seghedoni. Un’opera di teatro [...]

Il lago Maggiore terrà per mano una prima mondiale. Mercoledì 31 andrà in scena “Gelsomino nel paese dei bugiardi” di Stefano Seghedoni. Un’opera di teatro musicale da camera segnalata alla seconda edizione del Premio Fedora e che sarà rappresentata nelle sale del Grand Hotel Dino di Baveno, in provincia di Verbania.

Un lavoro musicale che il compositore modenese ha scritto proprio per partecipare al Premio. La giuria composta da compositori ed esperti del repertorio contemporaneo, ha scelto “Gelsomino nel paese dei bugiardi” proclamandola vincitrice della seconda edizione del Fedora. Il concorso relativo all’edizione 2009 ha visto una ventina di partecipanti

proventi da diversi paesi (cinque gli italiani, tre gli inglesi, un georgiano, un ucraino, un greco, due statunitensi, un irlandese, un francese, un armeno e un australiano). Le opere selezionate sono state due: “Garland” del compositore inglese Adam Scourfield e “Gelsomino” dell’italiano Seghedoni. La giuria, sentite le composizioni, ha deciso di non assegnare il Premio ma di segnalare Seghedoni come il migliore in concorso per il 2009 ritenendola che la sua opera fosse meritevole di essere rappresentata. Per il secondo anno consecutivo, sarà un lavoro italiano ad essere presentato in anteprima mondiale nel salone del Grand Hotel di Baveno. Da menzionare il connubio con il mondo digitale grazie all’introduzione di un software, Kilykà, progetto studiato dall’associazione “La Voce dell’Arte” che ha lo scopo di interagire tra il linguaggio musicale, quello visuale e quello gestuale. Quest’anno ricorre il novantesimo della nascita di Gianni Rodari, occasione gradita per gli organizzatori del Premio Fedora, di omaggiare attraverso questa produzione lo scrittore, nella sua provincia.

Camilla Corsi

Il Premio Fedora è parte integrante del progetto “Comporre e rappresentare nel XXI secolo“, finanziato dalla Fondazione Cariplo. Avviato quindi il concorso di composizione per opere di teatro musicale da camera oltre a laboratori di formazione nel campo della musica, del canto e della danza, legati tutti al linguaggio contemporaneo e all’improvvisazione. “Gelsomino nel paese dei bugiardi” è un’opera in un atto il cui libretto è stato scritto da Rahel Francesca Genre ed è ispirato al romanzo omonimo di Gianni Rodari. La regia è di Stefano Monti, direttore Marco Boni, scenografia di Keyko  Shiraishi, lighting designer, Nevio Cavina. Personaggi ed interpreti: Gelsomino – Camilla Corsi, soprano di coloratura; Zoppino, il gatto – Alejandro Escobar, tenore; la Zia Pannocchia – Maddalena Calderoni, soprano drammatico; Re Giacomone – Giovanni Tarasconi, basso; il maestro Domisol/Bananito – Emilio Marcucci, baritono. Orchestra: “I Solisti del Teatro Regio di Parma“.

In breve è la storia di un bambino che possiede una voce straordinaria. Una voce così speciale e potente da riuscire mandare in frantumi i vetri delle finestre solo a sussurrare qualche parola. Gelsomino decide di lasciare la propria casa in seguito alle catastrofi provocate. Giunge così in uno strano paese, dove un gatto di nome Zoppino lo introduce alle stranezze del “paese dei bugiardi”. Qui, un vecchio pirata si è fatto nominare re e insieme ai suoi vassalli e cortigiani ha stravolto il vocabolario del regno: per far dimenticare le proprie origini, si fa chiamare “sua Maestà” e ogni cosa prende un nuovo nome. Gli abitanti si abituano a mentire e a chiamare le cose secondo la legge del re. Zoppino e Gelsomino vivono insieme diverse avventure, provocando lo scompiglio, fino a far trionfare la verità e restituire la libertà al paese dei bugiardi…

Poi c’è la parte creativa del Centro di produzione artistica e sperimentazione di “Kilyà” diretta da Ramberto Ciammarughi e Maddalena Calderoni con la partecipazione del coreografo Andrea Longhi. Ma di che cosa si tratta? Kilykà è un progetto che ha lo scopo di esplorare modelli di interazione tra il linguaggio musicale, quello visuale e quello gestuale, con particolare attenzione al riconoscimento dei contenuti espressivi.  Uno spazio interattivo frutto dell’integrazione di  una tecnologia di  motion capture markerless e di vari motori di rendering che interpretano visivamente e acusticamente i contenuti espressivi generando interattività. Il software è in grado di analizzare un flusso video proveniente da una telecamera, senza l’ausilio di particolari sistemi di input (tute o guanti midi, marker, sensori), e trasformarlo in dati che descrivono e interpretano la scena inquadrata. Tutti questi valori vengono poi trasformati in musica, immagini e interattività, secondo dei criteri definibili in tempo reale.

Emilio Marcucci

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