Un passo avanti, uno indietro: lungo gli anni ’80 il Festival di Sanremo vivrà di ombre e luci, di tentativi d’innovazione e melodici sguardi all’indietro, di belle canzoni e pesanti innesti di mediocrità. Sono, gli anni festivalieri che Francesco Ruga affronta nelle pagine che seguono, lo specchio di un decennio che vive a piene mani ma che non sa porsi domande.
1984 – Il Festival torna nelle mani di Pippo e spunta Eros
Il 34° Festival, sempre firmato Gianni Ravera, venne affidato alla professionalità del conduttore Pippo Baudo (ritornava dopo 16 anni!), affiancato da Iris Peynado, Elisabetta Gardini, Tiziana Pini, Edy Angelillo e da due bambine: Isabella Rocchietta e Viola Simoncini. L’esperienza e il carisma di Baudo si dimostrarono efficaci per evitare proteste più clamorose contro il Festival. Gli operai dell’Italsider di Genova, in difesa del posto di lavoro e in marcia su Sanremo, furono invitati dal presentatore a spiegare le ragioni della loro protesta. Una delegazione salì addirittura sul palco a dare lettura di un comunicato in cui si sottolineava il timore di una chiusura del loro stabilimento genovese. Nonostante i timori dei dirigenti Rai, gli operai si limitarono a leggere con pacatezza il loro comunicato, concludendo con le scuse per il disturbo. Baudo, con un gesto lodevole, davanti alle telecamere ribadì a sua volta il diritto alla dignità di un lavoro: il pubblico in sala e l’Italia intera plaudirono al gesto del conduttore televisivo, in veste di salvatore del Festival e di mediatore sindacale.
Tornando alle liete note, il 1984 fu il Festival del playback e della doppia classifica (Big e Nuove proposte). La vittoria nella precedente edizione di una debuttante come Tiziana Rivale aveva in qualche modo destabilizzato le regole della gara. Pertanto, per evitare di perdere la partecipazione dei cantanti più affermati, venne escogitato il doppio canale della classifica, tenendo conto del curriculum dei cantanti. I venti Big accedevano direttamente alla finale, mentre il verdetto fu lasciato alla votazione popolare attraverso le schedine Totip. Quell’anno significò il trionfo della tradizione musicale italiana (testi accattivanti con ritornelli orecchiabili), con Al Bano e Romina Power vincitori con Ci sarà; al secondo posto Toto Cutugno con Serenata; terzo Christian con Cara. Tanti i Big presentatisi al Festival: Al Bano e Romina, Alberto Camerini, Mario Castelnuovo, Christian, Toto Cutugno, Riccardo Del Turco, Drupi (Regalami un sorriso ottenne un buon riscontro di vendite), Fiordaliso, Garbo, Gruppo Italiano, Fiorella Mannoia (presentatasi con la bellissima Come si cambia, di Pareti-Piccoli), Donatella Milani, Anna Oxa (apprezzata per la canzone Non scendo ma pure per il conturbante nuovo look sexy), Patty Pravo (sul palco vestita da geisha, elegante come la sua interpretazione di Per una bambola, relegata al 18° posto), Pupo, Enrico Ruggieri, Marisa Sannia, Bobby Solo, Gli Stadio, Iva Zanicchi.
Tra le Nuove proposte, ecco Marco Armani, Giampiero Artegiani, Rodolfo Banchelli, Ivano Calcagno, Canton, Collage, Dhuo, Giorgia Florio, Flavia Fortunato, Eros Ramazzotti, Richter-Venturi-Murru, Rodolfo Santandrea, Luigi Sutera, I Trilli, Valentino, Fabio Vanni. Uno sconosciuto e giovanissimo Eros Ramazzotti si impose tra le Nuove proposte con una canzone che presto avrebbe fatto registrare un grande successo: Terra promessa.
La Rai anche per quella edizione si impegnò ampliamente, attenta agli indici d’ascolto per battere l’agguerrita concorrenza delle Tv private. E i telespettatori non vennero delusi, perché gli ospiti furono certamente all’altezza delle attese: Queen, Paul Young, i Culture Club, innanzitutto; poi El Puma, Bonnie Bianco, Pierre Cosso, Randy Crawford, David Knopfler, Jair Rodrigues. E ancora: i comici Beppe Grillo, Renzo Montagnani, Pippo Franco; il cantante Mario Merola, il “reuccio” Claudio Villa, l’attrice (e compagna di Baudo) Alida Chelli. Era sceso in campo un vero e proprio squadrone e gli indici d’ascolto si impennarono.
Le canzoni di Sanremo entrarono nelle hit parade, accanto a Fotoromanza di Gianna Nannini, La donna cannone di De Gregori, Va bene va bene così di Vasco Rossi, Leoni si nasce di Renato Zero, Cuore di Venditti, Viaggi organizzati di Dalla, Kalimba de luna di Tony Esposito, Self control di Raf, Voulez vous danser dei Ricchi e Poveri. Tra gli stranieri, a scalare le classifiche di vendita: i Queen, Frankie goes to Hollywood, Paul Young, Stevie Wonder, Paul McCartney, Michael Jackson, nonché il ‘tormentone’ di Sandy Marton People from Ibiza.
A luglio, a Los Angeles, si aprirono le Olimpiadi n°23. Per ripicca al boicottaggio dei precedenti Giochi, l’Urss rinunciò alla partecipazione, ovviamente trascinando con sé i Paesi del blocco sovietico. Lo statunitense Carl Lewis, con quattro ori, fu il mattatore nei 100, 200 metri e nel salto in lungo. In Italia, nel calcio, la Juventus si aggiudicò lo scudetti davanti alla Roma. Nel ciclismo, Francesco Moser maglia rosa al Giro davanti a Fignon e Argentin. Ancora Moser, utilizzando una bicicletta innovativa dalle ruote lenticolari, stabilì il record dell’ora. Nel canottaggio, nasceva la leggenda dei fratelli Abbagnale.
Il leader del Pci Enrico Berlinguer si accasciava durante un comizio a Padova: morì dopo quattro giorni di coma. Sull’onda dell’emozione, nelle elezioni europee di giugno il Pci divenne il primo partito del Paese. Il cantante Domenico Modugno era colpito da trombosi mentre registrava una trasmissione per Canale 5. Il grande Eduardo De Filippo si spegneva a 84 anni. Negli Usa, nuovamente rieletto presidente Ronald Reagan. Il 31 ottobre Indira Ghandi era assassinata da alcune guardie del corpo; le succedeva il figlio Rajiv, mentre in India si scatenava un’offensiva contro i separatisti sikh. Il fisico italiano Carlo Rubbia otteneva il premio Nobel. A gennaio, un ennesimo dramma italiano: a Catania, la mano della mafia colpiva il giornalista Giuseppe Fava.
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