Tocca l’edizione numero otto il Festival Uovo, la rassegna internazionale di performing art in programma a Milano da giovedì a domenica. Tra mescolanze e contaminazioni tra arti il Festival propone quest’anno dodici perfomer con otto prime italiane e tre coproduzioni.
Apre la rassegna, al Teatro dell’Arte, la compagnia Gob Squad (Germania, Gran Bretagna), con Super Night Shot, una delle esibizioni creata ad hoc per la città ospitante. Una performance dal vivo su multischermo che è stata girata nelle strade di Milano, un’ora prima dell’inizio dello spettacolo, con quattro videocamere a infrarossi. Giovedì e venerdì prossimi, nello stesso teatro, l’artista fotografa Linda Fregni Nagler (Italia, Svezia) presenta Conscious/Unconscious, un video realizzato con i bambini della classe quarta del Convitto Nazionale Pietro Longone di Milano. Al DiD studio, venerdì, sabato e domenica è in programma, in prima assoluta, “La prima periferia di pathosformel” (Italia), vincitrice del premio Ubu come compagnia rivelazione. Un lavoro che parte dalla costruzione artigianale di tre modelli anatomici che – muovendo i passi dai tentativi scientifici di fine settecento e ispirandosi alle descrizioni di posizioni e gesti del corpo effettuate dall’abate Andrea de Jorio nel 1832 – riproducono le possibilità di movimento di tutte le membra e giunture. In collaborazione con 2roads, venerdì, al Teatro dell’Arte, si esibiranno in concerto due tra le nuove band più interessanti della scena londinese: John&Jehn (Francia, Gran Bretagna) e We Have Band (Gran Bretagna), vincitrice, quest’ultima, del Glastonbury Festival’s 2009 Emerging Talent Contest. Venerdì e sabato, al Teatro Franco Parenti, Marco Velardi e Francesca Sarti propongono Mangiachetifabene, cooking class con la partecipazione del pubblico e di alcuni degli artisti del festival. Ed ancora al Teatro dell’Arte si presenterà il dj David Holmes nordirlandese, musicista e compositore, una delle figure più eclettiche della scena musicale, autore delle colonne sonore di molti film di Steven Soderberg. Sabato e domenica, alla Triennale, in anteprima, una nuova tappa di Cinquanta urlanti quaranta ruggenti sessanta stridenti dei Dewey Dell (Italia) con la coreografia di Teodora Castellucci. Sempre nel week end, al Teatro dell’Arte, Some performances di Sara Manente, Ondine Cloez e Michiel Reynaert (Belgio): videoinstallazione ispirata ad alcune storiche performances dal 1950 al 2000 basata su video, testi, immagini. Alla Triennale, sabato e domenica Barbara Matijeviæ e Giuseppe Chico (Francia, Croazia, Italia) presentano due lavori: I am 1984 e Tracks, primo e secondo episodio della trilogia Una teoria della performance a venire o il solo modo di evitare un massacro è diventarne gli autori? Vincitore del Fringe First e dell’Herald Angel Award al festival di Edimburgo 2009, Internal, della compagnia Ontroerend Goed (Belgio), arriva a Milano sabato e domenica con uno spettacolo per cinque performer e cinque spettatori alla volta.
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