“Il mistico profano”, l’omaggio a Modigliani

Modigliani si ferma a Gallarate, nel nuovo spazio dedicato all’arte. Il Ma-Ga (Museo d’arte Gallarate) che venerdì 19 marzo inagura regalandosi e regalando al pubblico, [...]

Modigliani si ferma a Gallarate, nel nuovo spazio dedicato all’arte. Il Ma-Ga (Museo d’arte Gallarate) che venerdì 19 marzo inagura regalandosi e regalando al pubblico, una mostra tributo alla figura e all’opera del grande livornese attraverso quaranta tra dipinti e disegni provenienti da importanti raccolte pubbliche e private. E nel tentativo di un incontro più approfondito col mondo di Modì, la mostra si completerà con un ricco apparato documentario tra fotografie, epistolari, scritti autografi e materiali di studio originali in arrivo dal Modigliani Institute di Roma.

Il mistico profano. Omaggio a Modigliani”, in allestimento fino al 19 giugno, è dunque un percorso alla scoperta dell’evoluzione del pensiero dell’artista, nelle sue radici di raffinata cultura toscana e nel loro evolversi nell’incontro con le avanguardie parigine, in un momento – quello della Parigi del primo decennio del XX secolo – che ribolliva di idee tra  cubismo, fauvismo, futurismo, dada. Quello Modì fu un cammino artistico ricco di sfumature e complessità, ma che nell’immaginario collettivo viene sopraffatto dall’immagine stessa dell’artista. Modigliani il maledetto, Modigliani il drogato e il donnaiolo. Nulla di nuovo in quest’anno dedicato all’altro grande “maudit” della storia dell’arte, Caravaggio.

Paradossalmente Modigliani resta un problema”, scrive Beatrice Buscaroli, autrice di un volume sul pittore in uscita per il Saggatore. “Modigliani non lo spieghi mai. Né ti spieghi l’ostracismo di novant’anni (e cinquantotto giorni dalla morte, 24 gennaio 1920) di storia dell’arte sbagliata che l’hanno mal spiegato, mal venduto, mal trattato. Nonostante le cifre che le sue opere possano aver raggiunto, nonostante la fama universale e la apparente ma fatua popolarità, che poggia su luoghi comuni, fastidiose leggende, aneddoti. Modigliani è stato maltrattato nel senso reale della parola. Dov’è Modigliani nella storia dell’arte, in Italia o in Francia? Perché lo conoscono tutti per quel che non era? Per quel che appariva? […]Modigliani sta, suo malgrado, sul confine maledetto delle avanguardie e della tradizione, dell’Italia che finiva nell’arte e dell’Europa che nasceva nell’arte, dei riguardi e dei traguardi della tradizione, della scuola dell’accademia, sta lì, con una biografia troppo stretta e una fama incontrollata”.

Scrive lo storico dell’arte Claudio Strinati, membro del comitato scientifico della mostra “Modigliani è l’artista che si pone come trait-d’union tra tutte le correnti d’avanguardia, dall’Italia alla Francia, identificabile in quella sua particolare espressione pittorica, tra l’innovazione parigina e la continuazione della tradizione figurativa livornese. La pittura di Modigliani è di una qualità estrema, introversa, introspettiva, votata al ritratto. Quasi per una sua scelta dedicata all’espressività del volto, alla gestualità del corpo”.

E al di sopra di tutto, quelle opere capaci di parlare il linguaggio immediato dell’arte vissuta. A curare l’allestimento della mostra uno scenografo di fama, Maurizio Sabatini (autore dei set di Baaria), chiamato a reinterpretare l’impatto delle opere di Modigliani sugli spazi espositivi del museo attraverso un’ambientazione suggestiva.

Alla parte documentale della mostra il compito invece di ricostruire il mondo parigino di Modì. Modigliani arrivò nella capitale francese nel 1906, anno della morte di Paul Cézanne. La pittura impressionista s’è affermata pienamente, Rodin con la sua scultura romantica stabilisce la regola e il gusto di una borghesia dominante e Picasso lavora al dipinto Les Demoiselles d’Avignon. Nella città dei trentamila artisti,  Modigliani frequenta gli intellettuali e le ballerine, le grandi signore e le bettole. I suoi amici si chimano Picasso e Max Jacob, Matisse e Brancusi, Kisling, Soutine, Foujita e Soupault e con loro divide il cibo e i pensieri, le donne e l’assenzio.

Vive questo clima di fermento innovativo ma non aderisce a nessuno dei movimenti in voga (Marinetti gli chiederà anche di sottoscrivere il Manifesto futurista)  perché non rinuncia alla continuità ideale della sua formazione, al suo amore giovanile per l’arte italiana del passato. Modigliani quindi sviluppa a Parigi una propria evoluzione, è autonomo, non dichiara referenti. Prosegue nel suo cammino di pittore dell’animo con quei nudi e quei ritratti che compongono la quasi totalità del suo lavoro. In questo modo diventerà un riferimento  per le generazioni successive.

A. Modigliani: Ritratto di Paul Guillaume, 1916, olio su tela. Museo del Novecento Milano.

Modigliani: Ritratto del pittore Moise Kisling 1915. Brera: Archivio Mondadori Electa, Milano su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali/Sergio Anelli

Modigliani: Nudo sdraiato: © 2005 per le immagini Ministero per i Beni e le Attività Culturali Soprintendenza alla Gall. Nazionale d’Arte Moderna

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