Architettura. Quando New York finirà sott’acqua

Lo scenario è apocalittico: con l’effetto dei cambiamenti climatici, con l’innalzamento delle temperature, lo scioglimento dei ghiacciai ed il conseguente aumento del livello del mare, [...]

Lo scenario è apocalittico: con l’effetto dei cambiamenti climatici, con l’innalzamento delle temperature, lo scioglimento dei ghiacciai ed il conseguente aumento del livello del mare, numerose città del pianeta sono destinate a finire sommerse. Oppure, se va bene, a ritrovarsi assolutamente vulnerabili alle alluvioni ed alle mareggiate. E non si tratta neppure di piccole realtà, a rischio sarebbero metropoli di milioni di abitanti come Mumbai, Shanghai, Miami, New York, Alessandria d’Egitto, New Orleans. Il punto focale non è credere o meno che ciò possa verificarsi, non è dividersi tra ottimisti ad oltranza e rovinografi, ma è progettare soluzioni, la differenza tra ottimismo e vano fatalismo è questa.

A New York ci hanno pensato chiedendo a cinque team di architetti del paesaggio, ingegneri, progettisti  guidata da alcuni “principi” dell’architettura di “vedere” soluzioni sostenibili per la costa newyorchese e del New Jersey qualora  – non sia mai detto – la metropoli dovesse trasformarsi per effetto dell’ innalzamento marino in una sorta di Venezia.

L’iniziativa, dal titolo “Rising Currents: Projects for New York’s Waterfront” voluta dal Museo d’Arte Moderna e PS1 Contemporary Art Center, è partita con un laboratorio della durata di due mesi e culminerà dal 24 marzo all’11 ottobre con la mostra curata da Philip Johnson (capo curatore del dipartimento architettura del MoMa) delle proposte architettoniche. Ne sortisce l’immagine di una metropoli capace di adattarsi alle circostanze e trasformarle in opportunità, una città fatta di moli abitabili e isole artificiali dove lungo le scogliere di protezione si coltivano ostriche commestibili. Proposte che sottintendono ad un nuovo modo di vedere la città di New York e più in generale le città di mare (il curatore li ha definiti progetti glocal, ovvero pensati per il locale ma adattabili al generale). L’iniziativa dà inoltre un significativo contributo al dibattito culturale su come le città di mare classificano il loro futuro nei prossimi decenni. La conclusione è che New York, così come Copenhagen, Amsterdam, Singapore, Hong Kong devono puntare sempre più ad una promiscuità terra-acqua.

Gli esempi sono suggestivi. Come la proposta dello studio Architecture Research Office (ARO) e Dlandstudio che hanno “riscritto” la cosiddetta Lower Manhattan “assecondando” la natura paludosa dell’isola e ripensandola come una sorta di spazio naturale, con strade verdi e piante secondo un sistema di ingegneria biologica che renderebbe la zona pronta a reagire alle maree e  alle mareggiate occasionali. In breve l’isola si riapproprierebbe delle dinamiche naturali che ha perso da secoli (almeno dal XVII). Anche la Statua della Libertà ed Ellis Island sarebbero destinate a finire  sommerse. Per ovviare il team guidato da architetti LTL ha immaginato di modificare i profili del litorale ampliando la costa dalle dieci alle 45 miglia con la conseguente creazione di un nuovo paesaggio su terre “ibride” da poter usare, ad esempio, per l’acquacoltura.

Suggestivo anche il progetto di nArchitects che immagina una città che si protende nell’acqua, con un arcipelago di isole artificiali collegate da barriere gonfiabili che proteggono dalla tempesta e favoriscono  l’accumulo di limo che accrescerebbe la resistenza naturale contro le mareggiate. E per pulire le acque inquinate ecco che il il team guidato dai paesaggisti Kate Orff e SCAPE propone una sorta di barriera corallina. O meglio, un reef costituito da pali e corde dove si coltivano ostriche perché – sostengono – sfruttando i processi biologici di ostriche e mitili si puliscono milioni di litri d’acqua del porto e si attenuano le onde.

Insomma, un futuro tutto da sperare.

Courtesy Architecture Research Office and dlandstudio

Courtesy of SCAPE/LANDSCAPE ARCHITECTURE PLLC.

Courtesy of SCAPE/LANDSCAPE ARCHITECTURE PLLC.

Courtesy of nArchitects.

Courtesy of LTL Architects.

Courtesy of LTL Architects.

Courtesy of Baird.

Courtesy of Baird.

Courtesy of ARO and dlandstudio.

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