“Scene dalla vita di un villaggio”, l’ultimo romanzo di Amos Oz dal 10 marzo in libreria

A due anni da “La vita fa rima con la morte”, mercoledì 10 marzo uscirà in libreria per Feltrinelli l’ultimo lavoro di Amos Oz “Scene [...]

A due anni da “La vita fa rima con la morte”, mercoledì 10 marzo uscirà in libreria per Feltrinelli l’ultimo lavoro di Amos OzScene dalla vita di un villaggio”. Il grande scrittore e saggista irsraeliano, più volte candidato ad un Nobel, affonta in quest’opera, la quattordicesima pubblicata in Italia, i segreti del non detto, le tresche e gli eventi che si agitano sottotraccia in un villaggio israeliano dove tutto sembra scorrere in una noiosa quiete.

Le cose più importanti sono quelle che rimangono non dette, ma che nella notte, nel silenzio possono essere udite”, così il prestigioso quotidiano Haaretz ha presentato l’opera do Oz che, nella versione italiana ritrova ancora una volta la traduzione di Elena Loewenthal .

E queste le note concesse dalla casa editrice: “Un uomo capita, quasi per caso, in un pittoresco villaggio d’Israele, Tel Ilan. Tutto sembra immerso in una quiete pastorale, se non fosse che invece in quell’armonia formicolano segreti, fenomeni inquietanti, tresche amorose, eventi di sangue. Tocca al visitatore cercare di svelare l’enigma, o anche soltanto conciliarsi con tutti questi misteri. Come quello di Benni Avni, sindaco del villaggio, che un giorno riceve un biglietto dalla moglie con solo quattro parole: “Non preoccuparti per me”. Il marito naturalmente si preoccupa, la cerca in casa, in un rifugio antiaereo in rovina, in una sinagoga vuota, in una scuola – e questo è quanto. Non sapremo mai dov’è finita la moglie di Benni Avni. Né sapremo mai l’identità di quella strana donna, vestita da escursionista, che improvvisamente appare davanti all’agente immobiliare Yossi Sasson. O cosa è successo al nipote della dottoressa Ghili Steiner, che doveva arrivare al villaggio con l’ultimo pullman, ma non si è mai visto. O chi sia lo strambo Wolf Maftzir, che si infiltra nella vita e nella casa di Arieh Zelnik. Qualcosa di terribile è accaduto nel passato dei protagonisti di Tel Ilan. Qualcosa non è stato assorbito dalle loro menti e non è stato preservato nelle loro memorie, eppure esiste da qualche parte, nelle cantine, freme negli oggetti stessi, rivissuto ancora e ancora attraverso il dimenticare, in attesa del momento della rivelazione”.

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