Ferzan Ozpetek, “Mine vaganti” col senso del riso

Un buon successo alla Berlinale, una presentazione l’altra sera a Roma, nei cinema il 12 marzo, ovvero “Mine vaganti” di Ferzan Ozpetek, commedia di satira [...]

Un buon successo alla Berlinale, una presentazione l’altra sera a Roma, nei cinema il 12 marzo, ovvero “Mine vaganti” di Ferzan Ozpetek, commedia di satira sferzante con sottofondo melò sullo choc familiare provocato dalla scoperta di ben due figli omosessuali. E Ozpetek insiste “bisogna imparare a ridere su queste cose”, e conferma che – come sempre accade agli artisti – l’invenzione si fonde al vissuto personale, come nel ritratto di quel padre tuonante interpretato da Ennio Fantastichini, che ricorda molto il suo di genitore.

Scritto assieme ad Ivan Cotroneo, il film si dipana nella splendida cornice offerta da  Lecce. Qui vive la famiglia numerosa e stravagante di Tommaso (Riccardo Scamarcio), gay sotto copertura che decide di far ritorno a casa per affermare le proprie scelte personali, anche a costo di scontrarsi con la famiglia. Tra rivelazioni e colpi di scena, il soggiorno pugliese di Tommaso si rivelerà, però, più lungo del previsto. “Mine Vaganti”, un film di attori, dove a nome nomi già familiari al cinema di Ozpetek  (Nicola Grimaudo, Ennio Fantastichini, Lunetta Savino) si affiancano  scelte inedite (Riccardo Scamarcio, Alessandro Preziosi, Daniele Pecci, Elena Sofia Ricci, Ilaria Occhini). E a corredo di tutto un tappeto musicale fatto di canzoni note e degli intermezzi di Pasquale Catalano, con una “chicca” finale di Patty Pravo, “Sogno”.  Solo qualche mese fa in una lunga intervista televisiva Madonna ha definito “Ferzan Ozpetek un regista semplicemente geniale”. Non che ci fosse bisogno di nostra signora Ciccone per ricordarcelo, ma certe benedizioni fanno cronaca.

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