Grandi Mostre: Como rilancia con Rubens ed i fiamminghi

Nel gioco delle grandi mostre, in un anno che si profila denso di eventi di rilievo, la sontuosa Villa Olmo, a Como, da tempo sede […]

Nel gioco delle grandi mostre, in un anno che si profila denso di eventi di rilievo, la sontuosa Villa Olmo, a Como, da tempo sede di prestigiosi eventi espositivi (7 mostre in 7 anni per mezzo milione di visitatori), rilancia con la mostra più importante dedicata in Italia a Pieter Paul Rubens negli ultimi vent’anni.

Dal 27 marzo al 25 luglio, 25 capolavori del maestro fiammingo provenienti dalla Gemäldegalerie dell’Accademia di Belle Arti, dal Liechtenstein Museum e dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, saranno esposte con altre 40 opere di pittori fiamminghi del Seicento (tra i quali Anton Van Dyck, Jacob Jordaens, Gaspar de Crayer, Pieter Boel, Cornelis de Vos, Theodor Thulden) per una superba celebrazione del Barocco.

E nell’anno di Caravaggio probabilmente questo percorso nei contemporanei del genio italiano non sembra casuale, tanto più che storia dell’arte vuole che Rubens fosse un grande ammiratore del Merisi .

Ad ogni modo, anche il carnale e gaudente Rubens (Siegen, 28 giugno 1577 – Anversa, 30 maggio 1640), diviso sempre tra sacro e profano riserva sorprese.

“La mostra di Villa Olmo – commenta il curatore Sergio Gaddi – celebra la genialità e la modernità di uno dei maestri assoluti della pittura, che dopo quattrocento anni continua a sorprendere per la potenza grandiosa ed esuberante del segno che ha reso universale il Barocco europeo. Rubens è sempre contemporaneo perché fissa nel tempo l’infinita bellezza del mondo e riesce a infondere la vita alle sue creazioni attraverso la luce e il colore. La sua pittura è una festa per l’anima e per gli occhi, e le opere esposte a Como raccontano l’inesauribile gusto per la vita del grande artista e la prodigiosa forza di seduzione che nasce dalle sue visioni. Il consistente nucleo di opere di Rubens è integrato da una raffinata selezione di quadri di artisti variamente legati ad Anversa e all’atelier del maestro, che permette un viaggio appassionante nell’epoca d’oro della pittura fiamminga del Seicento”.

Il percorso espositivo che si snoda nelle nove sale di Villa Olmo, affrontando i temi caratteristici della pittura di Rubens contempla alcuni dei suoi maggiori capolavori, come ad esempio le Tre Grazie (1620-1624), vero manifesto dell’ideale bellezza femminile del tempo (sì, la cellulite non era peccato) e che Rubens rappresenta sul modello del gruppo scultoreo ellenistico ritrovato a Roma nel XV secolo. Poi, Borea rapisce Orizia (1615), l’immagine guida della mostra, nel quale il rapimento, narrato da Ovidio nelle Metamorfosi, della ninfa Orizia, da parte del barbuto e alato Borea, viene raccontato con grande vigore. Rubens fonde i due corpi in un avvolgente e fluttuante abbraccio, catturando il momento di transizione che dalla paura e violenza del rapimento conduce a un’estasi di amore e fantasia. Quando Guido Reni vide il quadro, incantato dal vivido incarnato di Orizia, pare che esclamasse: “Ma questo pittore mescola il sangue ai colori?

Non meno importante sono La circoncisione di Cristo (1605), che risponde a precise indicazioni iconografiche dettate dalla Controriforma, e la Madonna della Vallicella (1608) – forse la commessa di maggior prestigio che l’artista ricevette in Italia – due modelli per le pale d’altare della Chiesa dei Gesuiti a Genova e di Santa Maria della Vallicella a Roma, dove l’impostazione teatrale della luce e l’atmosfera cromatica rivelano l’influsso dei grandi pittori veneziani del Cinquecento, che Rubens aveva studiato durante il suo soggiorno a Venezia del 1600. Una rarità, Il giudizio di Paride (1605-1608), una delle quattro opere che Rubens realizza su tavola di rame, e poi le due grandi tele che raffigurano Vittoria e Virtù e Il trofeo di armi, appartenenti al ciclo che Rubens dedicò al console romano Publio Decio Mure (1616-1617) e ancora, la serie dei piccoli oli su tavola di soggetto sacro, dipinti da Rubens come modelli preparatori per i 39 dipinti commissionatigli nel 1620 per i soffitti della chiesa dei Gesuiti di Anversa, opere che andarono poi distrutte dall’incendio della chiesa del 1718. In questi preziosi lavori è possibile incontrare più che mai la mano autografa dell’artista, che realizzava personalmente i bozzetti affidandosi poi alla collaborazione della bottega per il perfezionamento dell’opera finale.

Come accennato in precedenza, la mostra di Villa Olmo propone 40 tele realizzate da pittori fiamminghi della cerchia di Rubens, in particolare di Anton Van Dyck, amico del maestro e certamente l’allievo di maggior talento – di cui sono presenti, tra gli altri, il famoso Autoritratto giovanile e lo splendido Ritratto in armi del giovane principe. Spiccano, per particolare pregio e minuzia del dettaglio, le nature morte di Pieter Boel, Jan Fyt e Jan De Heem in cui è possibile incontrare quella commistione di naturalismo, esotismo e artificialità tipica delle raccolte nobiliari delle kunstkammern tanto di moda nei Paesi Bassi del XVII secolo.

Peter Paul Rubens, Senza Cerere e Bacco, Venere si raffredda

Peter Paul Rubens, Il giudizio di Paride

Peter Paul Rubens, L'adorazione dei pastori

Peter Paul Rubens, Le Tre Grazie

Peter Paul Rubens, Borea rapisce Orizia

Peter Paul Rubens, La circoncisione di Cristo

Peter Paul Rubens, La Vergine in gloria adorata dagli angeli;

Anthonis van Dyck, Autoritratto

Pieter Boel, Natura morta con mappamondo, tappeto e cacatua

Jan Davidsz. de Heem, Sontuosa natura morta con pappagallo

Jan Weenix, Pavone Bianco, 1693

Jan Fyt, Natura morta con cacciagione

Melchior Hondecoeter, Natura morta con cacciagione

Jan Fyt, Natura morta con frutta e scimmia

Pieter Paul Rubens, Baccanale, Il satiro sognante

Pieter Paul Rubens, L'adorazione dei pastori

Pieter Paul Rubens, Annunciazione

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