New York. Marina Abramovic, l’artista è presente

Per molti Marina Abramovic non è solo la più grande artista performativa, ma è la sola. Colei che ha iniziato un capitolo importante nella storia [...]

Per molti Marina Abramovic non è solo la più grande artista performativa, ma è la sola. Colei che ha iniziato un capitolo importante nella storia dell’arte contemporanea ed alla quale, ogni artista che ha poi deciso di adoperare il proprio corpo come “materia” d’arte (soggetto, oggetto e media), deve tributo in qualche modo.

L’occasione per parlare di questa grande, inquietante, profondissima, carnale, cruda, rivoluzionaria  artista slava è  data dalla mostra-evento che il MoMa di New YorK le dedica dal 14 marzo al 31 maggio prossimi. Un titolo “Marina Abramović: The Artist Is Present” che racchiude non solo la più grande retrospettiva mai allestita dell’opera dell’ormai attempata artista (è nata nel 1946 nell’allora Jugoslavia), ma che ritroverà un ennesimo progetto performativo che contempla la presenza dell’ Abramović e il diretto coinvolgimento del pubblico.

Certo, non sarà per tutti la possibilità di una visita a New York, tuttavia proprio per coloro che non andranno al MoMa in questi mesi, e per coloro che dell’Abramovic hanno – forse – solo sentito parlare, ecco l’intrigante percorso tra gli innumerevoli spunti di riflessione che l a sua arte ha suggerito in questi lunghi anni.

La retrospettiva,  curata da Klaus Biesenbach, direttore di PS1 Contemporary Art Center, e capo curatore del  Museum of Modern Art ripercorre la prolifica carriera di Marina Abramovic proponendo circa 50 opere che coprono oltre quattro decenni di interventi. Pezzi audio, opere video, installazioni, fotografia, performance da solista ed alcune reperformance, ovvero la riproposizione di “vecchie” performance con l’ausilio di attori, sono il nucleo dell’esposizione. Tuttavia è il nuovo lavoro dell’ Abramović ad attirare le maggiori aspettative.

L’artista, infatti, si esibirà ogni giorno per tutta la durata della mostra, per un totale di oltre 700 ore. Sarà questa la sua esibizione da “solista” più lunga mai realizzata. Siederà in silenzio ad un tavolo del  Donald B. e Catherine C. Marron Atrium durante l’orario di pubblico, passivamente, invitando i visitatori a prendere il posto fronte a lei per tutto il tempo che desiderano (nelle ore di apertura del museo). Anche se lei non risponde, la partecipazione dei visitatori dei musei completerà “l’opera” consentendo loro di avere una esperienza personale con l’artista.

Scorrendo la mostra storica del MoMa, ci s’imbatterà in cinque reperformances considerate punti di riferimento delle prestazioni Abramovic, accanto a video e documentazione fotografica degli spettacoli originali, inseriti all’interno di una presentazione cronologica della carriera dell’artista. Le opere sono Imponderabilia (1977/2010), in cui uno due esecutori nudi sono l’uno di fronte all’altro in un portone, in maniera tale che i visitatori che vogliono passare devono muoversi attraverso lo spazio tra i due. E poi, Relation in Time (1977/2010), in cui due attori seduti sono collegati tra loro dai loro capelli lunghi legati insieme; Point of Contact (1980/2010), in cui due esecutori sono faccia a faccia con le braccia piegate, a toccare la punta dei rispettivi indici; Nude with Skeleton (2002-05/2010), dove un interprete nudo si trova sotto uno scheletro che si anima con i movimenti del suo respiro, e Luminosity (1997/2010), in cui un attrice, sospesa in alto su una parete e immersa nella luce, dà l’impressione di galleggiare davanti al muro. Alcune di queste performance sono state originariamente create ed eseguiti da Marina Abramovic e dall’artista tedesco Ulay, suo partner dal 1975-1988. Un gruppo di 39 artisti scelti dalla Abramović farà rivivere questi “pezzi” continuamente.

Quattro sezioni, invece, propongono attraverso fotografie, video, registrazioni sonore, e, in alcuni casi, gli oggetti originali utilizzati per la performance un cammino cronologico nell’arte della Abramovic. Si parte dalla fine degli anni ’60. Periodo in cui l’artista era Belgrado si arriva alle sue collaborazioni con Ulay, negli anni ’80, quando la Abramovic realizzava opere come Rest Energy, in cui Ulay teneva un arco teso con la freccia puntata direttamente al suo cuore. La terza sezione si concentra su gli anni dal 1995 al 2005, allora la Abramović intraprese un nuovo capitolo di singoli lavori nei quali affontava un percorso culturale ed ideologico nelle origini spirituali nei Balcani, nel suo contesto familiare, nei sentimenti di vergogna e nella sofferenza per le atrocità che avevano colpito il suo paese d’origine. In questo periodo spicca l’installazione Balkan Baroque (1997), con la quale ha vinto il Leone d’Oro come migliore artista alla Biennale di Venezia del 1997. L’opera in una tripla proiezione, raffigura immagini della vita di sua madre, di se stessa, e suo padre. Nella presentazione originale  la Abramovic sedette sei ore al giorno per quattro giorni rimuovendo la carne attaccata ad un mucchio di ossa di mucca evocando così il dolore e la sofferenza della guerra.

L’ultima sezione è costituita da opere recenti della sua carriera, sviluppatasi prevalentemente a New York. Ci sono proiezioni della performance di 12 giorni alla Sean Kelly Gallery ed ancora  Seven Easy Pieces, presentata nel 2005 al Solomon R. Guggenheim Museum di New York. In quell’occasione la Abramović per sette notti  ha  ripercorso un momento di performance art dal 1960 al 1970. Il progetto si basava sul concetto di recupero della scarsa documentazione esistente per gli spettacoli del periodo iniziale. Seven Easy Pieces ha quindi esaminato la possibilità di ripetere e conservare una forma d’arte che è, per natura, effimera.

Cosa aggiungere, si ami o meno la performance art, la Abramović è una protagonista assoluta della storia dell’arte di questo tempo. Ed un motivo ci sarà…

Relation in Time. Performance (con Uly) del 1977 (© 2010 Marina Abramovic. Courtesy Marina Abramovic and Sean Kelly Gallery/Artists Rights Society (ARS)

Portrait with Firewood (2009) - © 2010 Marina Abramovic. Courtesy the artist and Sean Kelly Gallery/Artists Rights Society (ARS),

© 2010 Marina Abramovic. Courtesy the artist and Sean Kelly Gallery/Artists Rights Society (ARS), New York (2009)

Art most be beautiful (1975) © 2010 Marina Abramovic. Courtesy the artist and Sean Kelly Gallery/Artists Rights Society (ARS), New York

Rhytm 0, performance del 1974 allo Studio Morra di Napoli - © 2010 Marina Abramovic. Courtesy the artist and Sean Kelly Gallery/Artists Rights Society (ARS), New York

Rhytm 0, performance del 1974 allo Studio Morra di Napoli - © 2010 Marina Abramovic. Courtesy the artist and Sean Kelly Gallery/Artists Rights Society (ARS), New York

Rest Energy (1980) © 2010 Marina Abramovic. Courtesy Marina Abramovic and Sean Kelly Gallery/Artists Rights Society (ARS), New York

Balcan baroque, Biennale di venezia 1997 - © 2010 Marina Abramovic. Courtesy Marina Abramovic and Sean Kelly Gallery/Artists Rights Society (ARS), New York

BalkanEroticEpic 2005 © 2010 Marina Abramovic. Courtesy Marina Abramovic and Sean Kelly Gallery/Artists Rights Society (ARS), New York

The Great Wall Walk. 1988/2010. Performance di 90 giorni lungo la Grande Muraglia cinese © 2010 Marina Abramovic. Courtesy Marina Abramovic and Sean Kelly Gallery/Artists Rights Society (ARS), New York

Holdin Milk, 2009. © 2010 Marina Abramovic. Courtesy the artist and Sean Kelly Gallery/Artists Rights Society (ARS), New York

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