La Metafisica è nata a Firenze, in un pomeriggio rivelatore in piazza Santa Croce con un ventunenne De Chirico protagonista di un’avventura architettonica ai limiti del soprannaturale: «Durante un chiaro pomeriggio d’autunno ero seduto su una panca in mezzo a piazza Santa Croce [...]. Ebbi allora la strana impressione di vedere tutte quelle cose per la prima volta. E la composizione del quadro apparve al mio spirito […]. Momento che tuttavia è un enigma per me, perché è inesplicabile».
E’ da questo rapporto privilegiato dell’artista con la città che nasce lo spunto per la mostra: “De Chirico, Max Ernst, Magritte, Balthus…uno sguardo nell’invisibile”, aperta da domani fino al 17 luglio nelle sale di Palazzo Strozzi.
Curata da Paolo Baldacci, Guido Magnaguagno e Gerd Roos, tra i tre massimi esperti della Metafisica e dell’arte del ‘900, la mostra parte da un nucleo di capolavori di De Chirico per raccontare come la Metafisica abbia profondamente influenzato innumerevoli percorsi artistici successivi in un’ambivalenza che l’ha resa fonte ispiratrice tanto per i movimenti rivoluzionari, tanto per quelli più conservatori. Una corrispondenza che viene evidenziata attraverso le opere di coloro che pur con diverse motivazioni seguirono la strada aperta da De Chirico. Quella di un percorso artistico che evidentemente segue segni simili ma che è prima di tutto interiore, come la lezione metafisica insegnerà al Surrealismo, al Dadaismo, al Realismo magico, al Neoromanticismo. Ecco allora i dipinti dei co-protagonisti dell’esposizione: Carrà e Morandi, Magritte, Balthus, e poi Niklaus Stocklin, Arturo Nathan, Pierre Roy e Alberto Savinio. In tutto un centinaio di opere tra cui diversi capolavori.
Per la soprintendente del Polo museale fiorentino Cristina Acidini: “…non si rimane indifferenti a immagini che, chiamiamo metafisica alla partenza, e che durante il ‘900 declinano con altri nomi, dall’Iperrealismo, al Realismo magico. Ma se prendiamo De Chirico è come se quest’arte tornasse a casa [...] la sensazione critica diffusa è che la metafisica sia se non l’ultimo, uno degli ultimi grandi contributi dell’arte italiana in ambito internazionale” Firenze città Metafisica, dunque, in piazza Santa Croce, escludendo motorini e bancarelle le condizioni che ispirarono De Chirico ci sono ancora – conferma la Acidini – e la stessa piazza Duomo pedonalizzata è egualmente una grande installazione metafisica. Ecco allora che la mostra può avere una naturale espansione nella Galleria degli Uffizi, alla Galleria d’arte Moderna, alla Cappella di Maso di Banco in Santa Croce e ancora, nelle tavole dei “primitivi” esposte all’Accademia. Invito ad andare alle radici della stessa ispirazione di De Chirico.
Tuttavia la mostra, come il titolo stesso evidenzia, racchiude l’invito a guardare dietro gli spazi architettonici; guardare all’invisibile, alla nostra anima.
Nel tentativo di raccontare un fenomeno così ricco come la metafisico e spiegarlo nelle sue influenze nell’arte europea, i curatori della mostra hanno isolato gli aspetti principali dell’arte di De Chirico : la memoria, l’enigma, la rivelazione, e quindi l’ aspetto più emotivo ed inspiegabile dell’origine della sua arte, il legame col sogno. Immagini della realtà e sogni, si assomigliano solo o sono la stessa cosa? Questo aspetto onirico
mai svelato si ferma in De Chirico sulla soglia dell’introspezione del profondo ma apre però le porte al Surrealismo ed ai passi in avanti compiuti da Max Erst, Magritte e gli altri. Altro aspetto sondato è il distacco di De Chirico dalla rappresentazione della natura. Come spiega il curatore, Paolo Baldacci “[…] l’immagine come la parola è un segno, il segno può avere più significati che possono risaltare a seconda del contesto [...] è la solitudine dei segni portata avanti da Surrealismo, Dadaismo ed altri movimenti. Con qs sua nuova visione delle cose, De Chirico influenza tra gli italiani, Carrà e Morandi. Dal guaradre alla magia delle cose che si sviluppa il Realismo Magico che al contrario del Surrealismo non svilupperà l’inconscio ma prende da De Chirico l’elemento di solidità, gli spettacoli dipinti, i piccoli drammi muti delle cose”. L’ultima parte della mostra sviluppa invece la Metafisica degli anni ‘20 con un cambiamento cambiamento di prospettive e di ibridazioni culturali riscontrabili in Savino, Nathan, Balthus. Durante il periodo della mostra sono previsti una serie di eventi collaterali, alcuni dei quali dedicati anche alle famiglie. E non è tutto, in concomitanza con il 73° Maggio Musicale Fiorentino, che si terrà dal 29 aprile al 22 giugno, in una Sala di Palazzo Strozzi, verranno presentati bozzetti e figurini di Giorgio de Chirico per I Puritani di Vincenzo Bellini, al fine di ricordare l’esperienza dell’artista al I Maggio Musicale Fiorentino del 1933.
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