“Greta Garbo – il mistero dello stile” alla Triennale di Milano dal 28 febbraio al 4 aprile. Curata da Stefania Ricci per il Museo Ferragamo, la mostra prende spunto da un incontro fortunato tra il pronipote della Garbo, Craig Reisfield e la direttrice del museo (Stefania Ricci). Il discendente della “divina” accenna al ricchissimo archivio di abiti, cappelli, foulard, guanti, innumerevoli pantaloni e camicie della diva conservati dai discendenti con rispettosa cura. Insomma, l’intero guardaroba personale della “sfinge svedese” come mai nessuno l’ha visto e studiato.
Da qui nasce l’idea di una mostra che analizza il mito della Garbo, regina di stil
e che va ben oltre il cinema.
Come spiegano gli organizzatori.
<<Fu la relazione di fiducia con il costumista Adrian (Adolph Greenberg) che la Metro Goldwyn Mayer le affiancò fin dal 1929, a creare quello stile inconfondibile che rispettava, anche sulla scena, il suo gusto personale, pratico e disinvolto, che concentrava l’attenzione soprattutto sul bellissimo volto.
Cappucci drappeggiati, colletti scostati, scollature a V poco profonde o tonde e molto accollate
diventano il segno distintivo di Garbo/Adrian, riscuotendo un successo immenso. Ovunque le sue fan si
coprivano invece di scoprirsi, misteriose Mata Hari in trench stretto in vita.
Anche se l’opera paziente
di Adrian era riservata ai film, con magnifici interventi per quelli in costume come La regina Cristina e
Anna Karenina, il reciproco scambio di influenze si poteva leggere anche nel guardaroba personale della
‘Divina’, che infatti mutò sottilmente quando l’attrice decise di ritirarsi dopo Two Faced Woman (Non
tradirmi con me, 1941) dove l’annunciato cambio di stile si rivelò un disastro, a cominciare dagli abiti
per finire con la permanente imposta dal regista George Cukor e dal parrucchiere Sydney Guilaroff.
Abbandonato Adrian (che chiuse così la sua lunga carriera perché “se la Garbo non è più glamour,
non lo sono più nemmeno io”), Greta Garbo si affidò a Valentina, la famosa stilista di New York che,
pur condividendo le severe regole di design della diva, le interpretò in modo fresco e originale, lavorando
su forme ampie e sofisticate e privilegiando il bianco, il beige, il nero, il blu scuro. Ma questa
inflessibile signora adorava anche le gamme calde del rosa fino al bouganville e del verde-azzurro
mediterraneo, come si potrà notare dagli abiti messi a disposizione con
grande entusiasmo dalla
pronipote Gray Horan, che firma anche l’introduzione del libro-catalogo.
Greta Garbo. Il mistero dello stile propone un’immagine dell’attrice secondo un punto di
vista che, a partire dal cinema, riflette la Garbo privata. La donna del mistero, fotografata fortunosamente
dai paparazzi appostati mentre stretta nell’impermeabile, cappello abbassato sulla fronte e
occhiali scuri, cammina per strada, indimenticata anche se volontariamente estranea ai riti del successo.
E proprio nel suo abbigliamento, che ieri veniva ritenuto spoglio fino alla noncuranza e che oggi
definiremmo minimal, si legge quella personalità forte e originale che la rende così contemporanea>>.
Ad aprire la mostra è una selezione di costumi da film, recuperati da istituzioni, musei e collezionisti privati, dopo la dispersione dei magazzini MGM. Tra i pezzi ritrovati, il magnifico abito con scollo ricamato di Inspiration (La modella), su prestito della Drexel University di Philadelphia, e il modello di La regina Cristina (dal Museum at Fit). Una sezione è dedicata al volto della Garbo, quindi il percorso propone un’immersione nell’eleganza del quotidiano attraverso una raccolta di abiti e accessori, fino a oggi mai visti, della star. Modelli di Valentina, Pucci, Givenchy ed ovviamente le scarpe di Ferragamo, che la ebbe tra le sue clienti preferite realizzando per la divina anche una linea ad hoc.
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