Caravaggio, apre la mostra di Roma e cominciano le commemorazioni tra scoperte ed eventi

Non è ancora spuntata l’alba del 400mo anniversario che  Caravaggio rischia già la sovraesposizione. Mostre, libri, convegni, incontri, film. Tutto in buona fede, per carità, […]

Non è ancora spuntata l’alba del 400mo anniversario che  Caravaggio rischia già la sovraesposizione. Mostre, libri, convegni, incontri, film. Tutto in buona fede, per carità, tutto scritto e detto per “dare nuova luce “ al genio lombardo – come se ce ne fosse bisogno –, ripulirne l’immagine dalle incrostazioni di troppi luoghi comuni, ridefinirne il profilo umano e riflettere sulla sua produzione.

E allora, prima che gli eventi comincino a prendere il sopravvento occorre fare attenzione, perché il pittore da tutti amato può diventare anche un buon fenomeno mediatico, terreno per illazioni pseudo-scientifiche, ennesimo eroe nazional-popolare da affiancare, magari, ad una bella forma di Grana per promuovere il vero made in Italy.

Nella difficile operazione di vaglio tra il buono, il mediocre e l’inaccettabile, la mostra che domani si apre a Roma, alle Scuderie del Quirinale (leggi qui), spicca per il rigore che ha mosso le scelte del suo ideatore, Claudio Strinati, nel selezionare, in un campo nel quale da sempre fioriscono fantasiose ipotesi ed attribuzioni, solo le opere dipinte senza ombra di dubbio dal Merisi.

Una vista, magari in un giorno di scarso affollamento (improbabile ipotesi). E tanto basterebbe, a ciascuno, per celebrare il proprio Caravaggio.

La lista degli eventi che si accompagnano a questo 400mo anniversario della morte del grande pittore è invece alquanto lunga e volendo contare solo le iniziative presentate l’altro giorno a Roma dal Comitato nazionale per le celebrazioni voluto dal Ministero dei Beni culturali e da quello dell’Università, vi si trovano quattro mostre, due convegni, un film, uno spettacolo teatrale ed una grande mole di pubblicazioni e di indagini scientifiche.

A questo proposito l’ultima arriva dal Cnr, più precisamente dall’Istituto nazionale di ottica che grazie ad uno scanner multispettrale all’infrarosso ha portato alla luce il disegno sottostante alla Cena in Emmaus di Brera, evidenziando anche un significativo pentimento dell’artista.

La ricerca del disegno nei dipinti di Caravaggio è sempre stata una sfida per gli studiosi dell’artista, nel tentativo di convalidare o contraddire alcune fonti storiche sul fatto che il pittore non ricorresse

La cena in Emmaus della pinacoteca di Brera

alla fase grafica preliminare. La sorprendente realtà si è concretizzata sotto gli occhi degli studiosi dell’Opificio delle Pietre Dure, dove ha sede uno dei laboratori dell’Ino-Cnr. Lo scanner, battezzato Multi-Nir, ha indagato il dipinto a livelli di profondità con una risoluzione mai raggiunti prima ed ecco allora affiorare i contorni grafici del volto di Cristo, degli apostoli, delle mani, oltre alla presenza di incisioni tipiche della fase giovanile del Caravaggio. In conclusione, gli esperti affermano che Caravaggio, sebbene non avesse bisogno di una lunga preparazione preliminare, comunque non rinunciasse a fermare idee e modelli sulla tela tramite dei segni. I segreti della tela, che ieri è giunta a Roma presso l’Ambasciata della Santa Sede e che oggi sarà portata presso le Scuderie del Quirinale non sono finiti. Lo scanner del Cnr ha svelato anche la presenza di un significativo pentimento di Caravaggio. Sul lato sinistro è riaffiorata una finestra da cui si scorge un paesaggio dominato da un albero frondoso. Tale apertura era fonte di luce naturale che si posava sui personaggi illuminandoli. Nella stesura definitiva Caravaggio occultò questi elementi spaziali e naturalistici, a favore di uno sfondo scuro, adatto alla resa di un’atmosfera più raccolta e spirituale, rischiarata da una luce “innaturale” rivelatrice della presenza divina. Grazie questi risultati, gli studiosi oggi possono affermare che tale dipinto si pone come spartiacque delle due differenti poetiche ravvisabili nel corpus caravaggesco e, in questo caso,

l'autoritratto

nella stessa tela. Secondo Isabella Lapi Ballerini, Soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure, essa rappresenta infatti “la boa intorno alla quale avviene la virata da un’espressione implicata nel naturalismo al denso e teatrale spiritualismo degli ultimi anni”. La Cena in Emmaus fu infatti dipinta da Caravaggio nel 1606, all’indomani dell’omicidio che lo portò alla fuga da Roma, durante il rifugio presso la famiglia Colonna, nei feudi laziali. La stesura finale anticipa quegli elementi stilistici riscontrabili nella fase della maturità dominata dagli eventi tragici: l’approdo a Napoli, a Malta, in Sicilia, fino alla morte avvenuta a Porto Ercole il 18 luglio 1610.

E mentre proprio nel paese dell’Argentario nei mesi scorsi si è tentata l’ennesima scoperta, con il ritrovamento non casuale di ossa sulle quali sono in corso analisi per verificare l’eventuale appartenenza al pittore; sembra invece trovare buoni margini di certezza la scoperta – anche questa recente –  che un semplice appassionato ha fatto nella parrocchia milanese di Santo Stefano in Brolo, dove spulciando in archivio avrebbe dedotto che il pittore non nacque a Caravaggio ma a Milano e prima di quel   1571, data accettata universalmente. Ipotesi scomoda, poiché costrunge a rivedere le datazioni e la biografia. Tuttavia la stessa intuizione cronologica era stata dello storico Maurizio Calvesi, presidente del Comitato per le celebrazioni.

Dettagli utli agli studiosi, ma marginali per chi nel Cravaggio vuole ritovare solo il genio pittorico, la sua carnale spiritualità, il tormento dell’uomo solo al quale il tempo ha affibbiato troppi cliché. In definitiva, chi era Caravaggio? Dice Calvesi:

“La verità, nella storia dell’arte, viene fuori studiando quali erano i committenti, quali erano le persone che frequentava e sentendo la profonda umanità, la profonda religiosità, la sua predilezione per i poveri”.

Per Stefania Macioce, curatrice di un volume che propone un ritratto del Caravaggio prendendo spunto da miglia di documenti e fonti, “Caravaggio caratterialmente è un uomo assolutamente cosciente della propria genialità, tormentatissimo per qualcosa di esistenziale che non è ancora emerso. Dal punto di vista artistico, l’aspetto che emerge è la costante ricerca: ogni quadro è nuovo, sostanzialmente”.

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