Grandi mostre: Siena celebra il suo primo Rinascimento

Il primo Rinascimento a Siena nella più grande mostra-evento che la città abbia mai dedicato alla sua splendida stagione culturale. Va in scena dal 26 [...]

Il primo Rinascimento a Siena nella più grande mostra-evento che la città abbia mai dedicato alla sua splendida stagione culturale. Va in scena dal 26 marzo all’11 luglio, coinvolge diversi luoghi della città e promette la riscoperta di un periodo poco frenquentato dalle grandi mostre, oltre alla sorpresa di una ventina di capolavori ricomposti per l’occasione e alla presenza di altrettante opere tornate ad antichi splendori dopo attenti restauri.

Da Jacopo della Quercia a Donatello. Le arti a Siena nel primo Rinascimento”, curata da Max Seidel del Max-Plank Institut di Firenze è un progetto che ha richiesto sei anni di preparazione, un finanziamento di tre milioni di euro e la ricerca di opere disseminate in musei italiani e internazionali che hanno consentito a dipinti e sculture di “tornare a casa” dopo sei secoli buoni.

Sede principale della mostra, presentata ieri a Roma, è  il suggestivo Complesso di Santa Maria della Scala. Qui circa trecento opere racconteranno di quel periodo a cavallo tra il XIV ed il XV secolo nel quale la città toscana rivaleggiava alla pari con Firenze; un periodo di transizione, e come tale ricco di spunti. Il Gotico lentamente esaurva la sua spinta creatrice lasciando posto alle tematiche che annunciavano il Rinascimento.

La mostra si apre con una sezione monografica dedicata al protagonista assoluto di questo passaggio, Jacopo della Quercia (Siena, 1371 ca. – 1438), il maestro del gotico internazionale, lo scultore che seppe essere il più rilevante artista della città. La carriera di Jacopo è ripercorsa fin dagli inizi, con la monumentale Madonna della melagrana destinata alla Cattedrale di Ferrara (1403-1408), per passare ad alcuni dei marmi scolpiti per la Fonte Gaia a Siena (1414-1419), fino alle sculture in legno policromo, come l’Annunciazione della Collegiata di San Gimignano (1421-1426) e la Madonna col Bambino del Louvre.

Il percorso prosegue quindi con due  sezioni che introducono il visitatore alla pittura. Si parte da quegli artisti quattrocenteschi che ancora risentivano dei modelli precedenti  messi a punto dai fratelli Lorenzetti e da Simone Martini (tra le opere in mostra  la celebre Annunciazione di Simone del 1333) e si prosegue con le opere di quei maestri forestieri che lavororono in città nel corso degli anni venti del XV secolo e giocarono un ruolo fondamentale nell’evoluzione dell’arte senese verso il Rinascimento. Tra questi Lorenzo Ghiberti e Donatello, coinvolti insieme con Jacopo e altri, nel cantiere del nuovo Fonte battesimale, al quale apparteneva il bellissimo Spiritello tamburino del Bode Museum di Berlino del 1429 e che torna per la prima volta a Siena dopo qualche secolo.

La Madonna dell’umiltà (Pisa, Museo Nazionale di San Matteo) racconta del passaggio senese di Gentile da Fabriano, autore nel 1425 di una perduta immagine mariana in Piazza del Campo, che fu determinante per la nuova generazione che si stava imponendo sulla ribalta pittorica cittadina. Era questa la generazione del “Rinascimento umbratile”, che ha i suoi campioni in

Jacopo della Quercia, frammento della Fonte Gaia

Giovanni di Paolo (del quale si è ricostruito, per quanto possibile, il giovanile polittico destinato nel 1426 all’altare Malavolti della chiesa di San Domenico), in Stefano di Giovanni detto il Sassetta (di cui si sono raccolti per la prima volta tutti i frammenti della pala dipinta nel 1423-1424 per l’Arte della Lana, insieme con altri capolavori) e nei suoi stretti seguaci: da Pietro di Giovanni d’Ambrogio, al Maestro dell’Osservanza e Sano di Pietro (del quale si mostra il restaurato polittico dei Gesuati del 1444). Chiude il gruppo Domenico di Bartolo: un senese atipico che, come dimostra la Madonna dell’umiltà firmata e datata 1433, “seppe essere più fiorentino degli stessi fiorentini”, tanto da poter confrontare le sue opere con quelle di Filippo Lippi e Luca della Robbia.

La successiva sezione approda alla metà del ‘400 e mostra il peso avuto da Donatello su nuovi protagonisti dell’arte senese come Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta e Matteo di Giovanni. Questo fil-rouge donatelliano, iniziato negli anni venti con il lavoro al Fonte battesimale e proseguito all’aprirsi degli anni cinquanta con la lastra tombale del vescovo Pecci per la Cattedrale, sarebbe culminato con l’ultimo soggiorno del maestro fiorentino a Siena (1457-1461), che coincise con l’ascesa al soglio pontificio del senese Pio II (1458). Lo spettacolare accostamento tra il bronzeo San Giovanni Battista lasciato alla Cattedrale da Donatello, i Santi Pietro e Vittore scolpiti dal Vecchietta e dal Federighi per la Loggia della Mercanzia e la luminosa pala di Spedaletto, dipinta dallo stesso Vecchietta per una grancia prossima a Pienza, testimoniano i formidabili esiti di questa combinazione di eventi.

L’incontro con l’universo artistico del primo Rinascimento senese si completa con l’esposizioni di esemplari di arti applicate (altaroli e dipinti per devozione privata, cofani, cassoni, codici miniati, preziosi e rari manufatti tessili quattrocenteschi).

Il percorso non si esaurisce qui, nel procedere verso l’uscita si transita attraverso il colorato ambiente della sagrestia vecchia dell’ospedale, affrescato dal Vecchietta tra il 1446 e il 1449; si raggiunge la sala del Pellegrinaio (istoriato tra il 1440 e il 1444 dal Vecchietta, Domenico di Bartolo e Priamo della Quercia) con una serie di Episodi della storia e della vita dell’ospedale che rappresentano il maggiore ciclo di affreschi della Siena quattrocentesca e quindi, a pochi passi dal Complesso monumentale si entra nel Duomo, luogo al quale erano destinati la maggior parte dei capolavori esposti e quindi nel vicino Museo dell’Opera, dov’è allestita una sezione dedicata alla sopravvivenza del Gotico nella Siena dei primi decenni del Quattrocento (protagonisti Gregorio di Cecco, Domenico di Niccolò “dei Cori” e altri). Nella cripta in mostra il mondo dell’oreficeria senese del tempo con calici, croci e reliquiari luccicanti d’oro, d’argento e di smalti. Infine si raggiunge il Battistero e qui, al di sotto della volta affrescata dal Vecchietta ancora una volta con un ciclo di Articoli del Credo (1450-1453), si innalza il grandioso Fonte battesimale: monumento per eccellenza della scultura toscana del primo Quattrocento.

Gli affreschi del Vecchietta al Battistero

Fonte Gaia

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